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Una Fondazione per l'Aranciaia

Una Fondazione per l'Aranciaia
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di Cristian Calestani
I tanto attesi lavori per la ristrutturazione del tetto sono iniziati a luglio. Ma, davanti all’opera dei muratori per ripristinare la copertura dell’Aranciaia, c'è chi essendo da sempre affezionato all’edificio storico di piazzale Vittorio Veneto sta già pensando al suo futuro.
«Per rilanciare l’Aranciaia bisogna costituire una Fondazione»: è questa la proposta che arriva da Franco Piccoli, Gianfranco Montagna e Luigi Simeone curatori dei musei ospitati all’interno dell’edificio che fu realizzato nel 1700 per volontà dei Farnese. 
La loro è sicuramente una proposta molto ambiziosa che richiede capitali e una capacità di collaborazione che a Colorno non sempre è di casa, forse anche per quei troppi «sterili personalismi» di cui aveva parlato l’ex sindaco Stefano Gelati al momento del suo congedo. 
«Se vogliamo mantenere e riqualificare il museo etnografico di Colorno si devono intraprendere, oggi, scelte coraggiose con investimenti a lungo a termine»:  è questo quanto sostengono Piccoli, Montagna e Simeone che poi dalla dichiarazione di intenti passano ad una proposta concreta.
«Per esempio si potrebbe creare una Fondazione, con un proprio statuto e in grado di coinvolgere enti come Regione, Provincia, comuni di Parma e Colorno, Pro Loco e Università. Magari - hanno aggiunto - costituendo un «Gruppo di amici del museo»  e nominando un qualificato comitato scientifico di ricerca e conservazione che possa divenire punto di riferimento a livello nazionale. Tutti ne trarrebbero vantaggio, anche dal punto di vista occupazionale».
Secondo Piccoli, Montagna e Simeone  «si potrebbero anche coinvolgere come sponsor banche o aziende medio-grandi che avrebbero un ritorno di immagine su larga scala. Solo in questo modo l’Aranciaia potrebbe diventare un credibile ed omogeneo polo culturale per molteplici attività». 
Non ci sarebbe una sovrapposizione di ruoli con la Reggia «che manterrebbe la sua vocazione di prestigioso luogo per grandi eventi. Reggia ed Aranciaia potrebbero convivere sinergicamente perché storicamente e funzionalmente sono tra loro collegate». 
La proposta di Piccoli, Montagna e Simeone non nasce dal nulla ma dalla constatazione dei tre secondo la quale una volta concluso il ripristino del tetto c'è il rischio che il museo dell'Aranciaia «poco conosciuto, modestamente considerato dalla Provincia e dalle passate amministrazioni colornesi possa rimanere in uno stato vegetativo legato all’incerta sorte della Pro Loco e dei pochi appassionati volontari privi di mezzi che si autofinanziano per mantenerlo in vita. Tutto questo non può essere accettato anche perché le collezioni custodite sono spesso il lascito di persone che hanno avuto fiducia nell’iniziativa. Sarebbe assurdo pensare che un giorno tutti gli oggetti, sebbene vincolati, possano per il capriccio di un’amministrazione comunale poco sensibile o di un consiglio della Pro Loco poco interessato, venire dimenticati. Distruggendo così la memoria, la cultura, la storia e il lavoro di tante persone». 

Per Piccoli, Montagna e Simeone «è venuto il momento di pensare in grande e di guardare al futuro». E citano il caso del «colornese Glauco Lombardi, ignorato dai suoi concittadini, che trasferì la sua collezione a Parma. Noi vorremmo evitare altri errori di questo genere». 

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