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Busseto, i sospetti sulla «zoomafia»

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di Paolo Panni

Proseguono a tutto campo le indagini per arrivare a smascherare gli autori sia della maxirapina avvenuta martedì scorso alla Zoocenter sia del grosso furto avvenuto, ventiquattrore più tardi, alla Fitofarma di Busseto. 
Entrambe le ditte prese di mira dai malviventi si trovano in via Ricordi e non è escluso che i due episodi, per quanto differenti nella dinamica, siano stati commessi dalle stesse mani o, comunque, che abbiano una origine molto simile. 
Alla Zoocenter sono stati trafugati medicinali per animali e prodotti zootecnici per svariate centinaia di migliaia di euro; alla Fitofarma, invece, sono stati rubati fitofarmaci per circa 100 mila euro. I carabinieri della stazione di Busseto (e con loro i colleghi del reparto operativo di Fidenza, del Ris e del Nas di Parma e di diverse altre stazioni della Bassa) stanno indagando a ritmo serrato ed hanno a disposizione numerosi indizi che portano tutti, puntualmente, al Sud Italia:  sulle tracce cioè di una pericolosa ed organizzata banda campana che avrebbe il proprio «quartier generale» nei pressi di Napoli. 
Al fine di aggiungere nuovi elementi investigativi, i carabinieri contano ancora sulla collaborazione dei cittadini, e li invitano a segnalare con la massima urgenza qualsiasi particolare, anche minimo, che potrebbe servire ai fini investigativi. 
Nel frattempo a Busseto continua l'allarme furti. Negli ultimi giorni un paio di abitazioni sono state «visitate» dai soliti ignoti che hanno fatto sparire nel nulla denaro ed oggetti preziosi. 
Ad agire in questi casi recenti potrebbero essere stati malviventi che nulla hanno a che vedere coi «professionisti del crimine» autori dei furti nelle aziende di via Ricordi.
E proprio per quanto riguarda questi ingenti furti di medicinali e di fitofarmaci, un aspetto inquietante sembra emergere con maggior vigore: quello della cosiddetta «zoomafia» che si nasconderebbe dietro questi episodi. 
Combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, truffe ai danni dell’Erario, dell’Unione Europea e dello Stato, traffico illegale di medicinali, furto di animali da allevamento, falsificazione di documenti sanitari, fino al pesantissimo reato di diffusione di malattie infettive attraverso la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati: sono questi alcuni «affari» portati avanti da cosche mafiose, legate all’ndrangheta ma anche alla camorra.
Si tratta, per le cosche, di un business che comprende appunto combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, ma anche traffico illegale di medicinali (ecco perché tutta questa attenzione verso i medicinali per animali), e numerosi altri reati per fare soldi: tanti soldi. 
Come si può leggere anche sul sito terrelibere.org, secondo Ciro Troiano (autore del libro «Zoomafia. Mafia, Camorra & Gli altri animali» edito da Cosmopolis), che ha stilato il recente rapporto «Zoomafia 2008» della Lav, «l'introito complessivo della zoomafia si aggirerebbe intorno ai tre miliardi di euro». 
Per quanto riguarda invece i prodotti fitosanitari per l’agricoltura (di cui è specializzata la Fitofarma), si tratta di composti chimici che, se opportunamente manipolati da esperti in laboratorio, possono essere utilizzati per confezionare potenti esplosivi: particolarmente utili, purtroppo, alle organizzazioni criminali.

 

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