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Amore e potere: i segreti di Torrechiara

Amore e potere: i segreti di Torrechiara
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 Amato, studiato, visitato, ma con ancora tanto da raccontare, come hanno svelato i restauri in corso per riparare alle ferite del terremoto. 

Non finisce di incantare, il castello di Torrechiara, prima tappa del viaggio tra i gioielli parmensi del Ducato proposto dalla Gazzetta di Parma (da oggi in edicola a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano). 
Un viaggio condotto da Alessandra Mordacci, che per regalare ai lettori un testo agile, facilmente comprensibile ma di assoluto rigore scientifico, ha unito l'«anima» di ricercatrice storica che ben si districa tra gli archivi e le pietre della storia e quella di divulgatrice di curiosità, piccole e grandi «chicche», preziosi aneddoti. E Torrechiara - con i suoi tesori e i suoi segreti - è punto di partenza ideale. 
La  costruzione, imponente ma armoniosa,  rivela tra le sue parti proporzioni basate sulla geometria pitagorico-platonica che influenzò l’arte del rinascimento. «L’occhio percepisce le masse murarie dell’edificio come elementi tra loro “consonanti”,  così come accade quando ascoltiamo un brano musicale», racconta la Mordacci. 
E alla straordinarietà dei suoi esterni fa eco quella dei suoi interni.   
Il luogo simbolo del maniero è la «Camera d'oro», che ospita un ciclo pittorico quattrocentesco preziosissimo: «Qui - continua la Mordacci - i dipinti non solo esprimono l’ “amor cortese” del fondatore Pier Maria Rossi per l’amante, Bianca Pellegrini, ma sono un evidente “manifesto politico” del suo “buon governo”, attraverso la rappresentazione del paesaggio e di tutti i luoghi del feudo rossiano». 
Una «mappa» oltre che suggestiva, molto precisa, tanto che ha aiutato nel tempo a ricostruire le forme originarie di diversi manieri, alcuni dei quali andati in gran parte perduti.
 L'altro gioiello è invece il grandioso ciclo del '500 a grottesche. «E' stato definito uno dei più bei decori a grottesca del Rinascimento, ed è  di estrema raffinatezza e fantasia, realizzato da un gruppo di pittori di scuola bolognese capitanati da Cesare Baglione». Un ciclo che sarà - come tanti altri particolari - anche da «sfogliare», grazie alle numerosissime fotografie   che accompagnano nella visita al maniero.
 Tutte inedite tranne una. Una foto storica che Alessandra Mordacci ha ritrovata  all’interno dell’Archivio de Strobel nelle Collezioni d’Arte Fondazione Cariparma.
L'immagine è stata scatta  nel Salone degli Acrobati  nel 1910 circa.  Daniele de Strobel, Renato Brozzi e Amedeo Bocchi, coordinati da Lamberto Cusani, stanno preparando i grandi teleri che riproducono i dipinti dell’attigua Camera d’oro per l’Esposizione nazionale ed etnografica di Roma del 1911. 
In quell'anno in tutt'Italia si svolsero infatti  le celebrazioni del cinquantenario dell’unità nazionale. E un appuntamento  importante fu proprio la grande esposizione romana, comprendente un settore chiamato «Foro delle regioni». Il padiglione emiliano ebbe grande risonanza sulla stampa nazionale. «La sala di Torrechiara creata per l’esposizione romana, oltre a meritare il primo premio, svolse - spiega la ricercatrice -  sia pure in modo imprevisto, un’importante funzione conservativa. Fu cioè causa della battaglia per sottrarre il castello alla completa spoliazione da parte della proprietà privata. Senza la vicenda dell’esposizione romana Torrechiara avrebbe subito la stessa sorte di Roccabianca, dove  le pitture murali erano state staccate e vendute». 
Terminata la mostra romana, le varie parti della ricostruita «Camera d’oro», di proprietà della Provincia, giacquero per anni nel Palazzo ducale di Colorno. Nel 1986 ciò che ne rimaneva fu trasferito nel castello di Torrechiara, nella Sala al primo piano della Torre del Leone. In seguito al terremoto del 23 dicembre 2008 la sala, sottoposta a restauri tuttora in corso, ha rivelato importanti scoperte mentre per gli arredi del 1911 è allo studio un nuovo progetto di allestimento.
 
E c'è anche un altro pezzo di storia che riemerge nel volume:  la statua di Pier Maria Rossi visibile sopra l'arco d’ingresso al castello, nell’affresco della Camera d’oro. «Le fonti storiche del '500 dicono che all’ingresso del castello il suo fondatore aveva fatto porre una statua che lo ritraeva ma che questa, frantumata nel corso di lavori, era stata sotterrata alla fine del XVI secolo. La foto ravvicinata del particolare affrescato nella Camera d’oro, oggi ce la restituisce». C.C. 
 

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