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Ricordi del passato. Gli anziani svelano la Noceto che fu

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 «Quando io ero giovane a Noceto era tutto diverso». Alzi la mano chi non ha sentito pronunciare questa frase da un anziano del paese. Ma - a parte traffico, popolazione, urbanistica - cos'è che è veramente cambiato?

Tante le domande. Per trovare le risposte ci siamo rivolti ai  testimone oculari della «sfilata del tempo». Dal racconto degli   «ex-ragazzini»  si può ricostruire  la vita nocetana di un tempo che fu. 
Dai ricordi di Zelinda Cotti, 75 anni, emergono nomi e volti di commercianti che non ci sono più: «Nel pianterreno della “Casa del Popolo” (nei pressi di via Caduti per la Libertà), c'erano una falegnameria e un negozio di vino e liquori. In piazza Repubblica portavo ad aggiustare le scarpe nella calzoleria Solimei, in via Solferino risiedeva poi il ferramenta Tarchioni e Piroli. Mi ricordo anche del meccanico di biciclette Ricchini, era sempre sommerso di lavoro! Di fianco al suo negozio compravo la carne nella macelleria Paini, in via Baratta. I giornali li prendevo in piazza da «l'Olga d’Manghi» o da Enrichetta Frati ed Ennio Ponci». 
Qualcosa, però è rimasto come allora: «Per incontrarsi con gli amici - evidenzia - andavamo al Bar Commercio (che c'è ancora oggi) o al Bar Ambanelli in via dei Mille. E per prendere il salume c'era in via San Martino da Otello Cattabiani».
Ma la vita di un tempo non era fatta soltanto di acquisti. C'erano anche gli svaghi. Pochi, ma da vivere intensamente.
«Si faceva un giro in bicicletta o una passeggiata con gli amici - aggiunge la Cotti -. A volte i ragazzi cantavano e suonavano la chitarra lungo il canale in cui le donne lavavano i panni. Il canale, oggi coperto, era tra l’asilo Granelli e il cinema parrocchiale».
Luigi Rocca, 70 anni, presidente del Comitato anziani, focalizza i suoi ricordi sui locali in cui trascorrere le serate e   ballare assieme.  «Andavamo tutti nel giardino della Rocca d’estate e d’inverno si ballava da «Baren», nell’edificio situato dietro  la “Casa del Popolo”». 
 «La domenica, in genere, - gli fa eco Zelinda Cotti - la si trascorreva  a ballare il liscio o al cinema. A Noceto ce n'erano due: quello della parrocchia e il cinema Rivara».
 
Per i più grandi il passatempo era già trovato. E i bambini?
Fernando Ambanelli, ottant'anni,  rammenta che «un po' dappertutto, ma soprattutto nelle strade,   i bambini giocavano a pallone e disegnavano piste per i tappi delle bottiglie». 
«La sera, invece - si intromette Luigi Rocca - si chiacchierava sotto i portici della piazza o si guardavano sulle poche televisioni dei bar i programmi “Lascia o Raddoppia” o “il Musichiere”. I più fortunati avevano la radio e vi si radunavano attorno con gli amici ad ascoltare il Giornale Radio». 
Spesso ci si trovava in piazza, che è forse è una delle realtà che meno hanno subito il segno del passaggio dei tempi.  
 «Non è cambiata molto - sottolinea Luigi -. Allora   vi transitavano   pochissime automobili e  , il monumento ai caduti era davanti al Bar Centrale mentre ora è in un’altra zona del paese. E dove ora c'è la banca c'era il bellissimo “Teatro Italia”».
«Allora - insiste Rocca - Noceto era una zona prevalentemente agricola e occorrevano molte persone che lavorassero nei campi. Così le famiglie erano numerose e il capofamiglia aveva grande autorità all’interno delle mura domestiche. Adesso sembra una realtà molto lontanta, ma allora era veramente così».
«Per tutta la settimana,  già a 14 anni (ma anche  prima) i ragazzi - ricorda Zelinda Cotti - iniziavano ad andare nei campi o a fare pratica da un artigiano per imparare un mestiere».
Si trascorrevano fuori casa molte ore della giornata. C'era anche chi lavorava in casa altrui, in cambio di vitto e alloggio. In campagna, chi possedeva un piccolo terreno con orto e pollaio viveva meglio di altri.
«La nostra - sottolinea Fernando Ambanelli - era una vita semplice, veramente di campagna: mangiavamo il coniglio, le galline, le uova. D'inverno si andava di casa in casa ad uccidere il maiale e il pane veniva spesso fatto in casa».
Erano i tempi in cui i medici erano il dottor Moruzzi e il dottor Rasori. 
«Ma il   problema - spiega Luigi Rocca - è che c'erano pochissime medicine. Poi non bisogna dimenticare che molta gente aveva paura dei medici per cui finiva per...  “ammalarsi poco”!».
 
 
 

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  • Maurizio Spagna

    31 Gennaio @ 20.07

    GRANELLI DI PIANTO …I preparativi scoperti e gli affetti che se ne vanno spolverando ricordi e briciole sparecchiate in raccolti scoppiati in fondo al cuore… Per un minuto o due La cortesia È diventata mia testimone È pervenuta risposta Ad ogni dubbio Della già adottata malinconia. Per un minuto Sempre gentile Ho ascoltato certe voci Che mi fanno orecchio Alla voglia di vivere Alle questioni per mentire Di amori prestati Ed arrestati. Per un solo istante Ho perduto La strada della paura Ho combattuto Nel mio sostegno di paglia. Sparate e sparate! Sperate e sperate! A voce troppo alta Il confronto con la verità È di essere uomini Giusti o sbagliati Ma provati e sbriciolati. Granate e granate! Sgranate e sgranate! Stacchiamo L’ultima occhiata al rimasto Perchè Sarà resa supplica vita… La nostra neve è sciolta In un campo Di granelli di pianto. © Da “Il cuore degli Angeli” di Maurizio Spagna www.ilrotoversi.com info@ilrotoversi.com L’ideatore paroliere, scrittore e poeta al leggìo-

    Rispondi

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