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Addio a Umberto Golini San Secondo nel cuore

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 San Secondo piange uno dei suoi figli più affezionati, più autentici. Era conosciuto e benvoluto da tutti, Umberto Golini. Non avrebbe potuto vivere che a San Secondo: per lui, era l'ombelico del mondo. Qui è nato, qui è cresciuto, qui ha avuto tantissimi amici. E qui è morto, l'altra sera, in un letto dell'ospedale. Ha smesso di lottare contro una malattia che non si può sconfiggere.

Aveva 72 anni. Tutti spesi nella «sua» Bassa. L'ha girata in lungo e in largo: per lavoro e per divertimento. Per anni e anni ha fatto il commerciante di olio, in società con il fratello. Si metteva al volante dell'auto, o del furgone, all'alba. E girava per ristoranti, per mense, per case private. Ci sapeva fare: e infatti gli affari andavano molto bene. Era un venditore nato: per via della simpatia naturale, istintiva. La battuta sempre pronta, una storia sempre nuova da raccontare. Un venditore vecchio stampo: di quando gli affari si facevano con una stretta di mano, e il rapporto umano prevaleva. Sempre. Anche sugli aspetti economici.
A casa lo aspettava Marisa, la moglie. Una vita insieme: avrebbero festeggiato i 45 anni di matrimonio tra un paio di settimane. E i figli, che adorava, Katia e Giuseppe. Ne era orgogliosissimo. Katia è giornalista alla «Gazzetta»: il giorno in cui è stata assunta è stato uno di quelli che Umberto ha sempre ricordato tra i più belli della sua vita. Quante volte se n'è vantato, con gli amici: dall'epoca delle prime corrispondenze da San Secondo all'ingresso in redazione. Come il giorno della laurea. 
Lo stesso orgoglio per la passione di Giuseppe per i libri, per lo studio. Dalla medicina alla filosofia. Era fiero della sua cultura. E della sua passione politica: in buona parte gliel'aveva trasmessa lui. Quando Giuseppe, qualche anno fa, si era candidato per un posto in Consiglio comunale a San Secondo, il padre aveva fatto – con tenacia, con passione – la sua personalissima campagna elettorale. E ne aveva convinto molti, di amici, di conoscenti: davanti a un caffè, a un tavolino del bar Centrale. Una parte del merito della «vittoria» era sicuramente suo.
Nei paesi, i bar sono ancora forti centri di aggregazione. Per Umberto Golini erano il trampolino di lancio dei suoi racconti. Erano la voglia di stare con gli amici, di fare una partita a briscola o a tressette (era bravissimo: ha vinto parecchi tornei). E soprattutto erano il teatro privilegiato per le discussioni sul calcio. Ecco, il pallone: la passione di una vita. Il pallone e la Juve, che per lui erano una cosa sola. Da Boniperti, che lo aveva fatto innamorare da ragazzino, fino a Del Piero, l'ultimo suo eroe. Quando a San Secondo è nato un club di tifosi juventini – Juventus club San Secondo Bar Sant'Angelo – non poteva che essere lui il presidente. Impossibile mancasse a una partita della «Vecchia Signora». Tante volte era andato allo stadio, a Torino o in Europa. Ultimamente, dall'avvento di Sky, ogni partita era un'occasione per una cena tra amici. Nulla ha mai fatto traballare la sua fede bianconera, nemmeno la parentesi della serie B.  Neanche per sogno.
Amava vestirsi bene e curare il proprio aspetto: un giorno sì e un giorno no andava dall'amico barbiere (se era chiuso, apriva apposta per lui). Dal suo amore per San Secondo era nato l'impegno per la «Cassapanca», l'associazione che si è sempre battuta per la  valorizzazione turistica e culturale del paese e che per anni ha promosso il mercatino dell'antiquariato. Proprio Golini, con un gruppo di amici, l'aveva fondata, nel 1988, e aveva sempre fatto parte del consiglio direttivo. 
Da sansecondino doc, amava il Palio: non ha mai perso un'edizione. Circondato dagli amici: come sempre, nella sua vita. Era il più «corteggiato», per via della sua simpatia, della disponibilità, della generosità. Amava la vita, e ne era ricambiato. E gli amici non l'hanno mai lasciato solo, anche quando ha cominciato a non stare bene.
Adorava le serate alla «Villa Ecologica», pantagrueliche cene a base di salumi cullati per mesi dalla nebbia e anolini in brodo «di terza», grigliate e cacciagione. Un «club» al quale si accede solo per invito. E Umberto Golini era sempre il primo, a essere invitato. 
Alla prima occasione, saranno in tanti, in tantissimi ad alzare un calice in sua memoria. 
Ieri sera gli amici si sono stretti ai familiari durante il rosario, celebrato dal parroco, monsignor Nando Soncini. E oggi il paese darà l'addio al suo «figlio» orgoglioso: i funerali saranno celebrati alle 14,30 nella chiesa collegiata.
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A Katia e ai familiari l'affettuoso abbraccio di tutta la «Gazzetta».
 

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