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Dimissioni di Delbono, le reazioni politiche

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Le reazioni politiche all'annuncio di dimissioni da parte del sindaco di Bologna Flavio Delbono, al centro di un'inchiesta della magistratura.

PRODI: "UN GESTO DI SENSIBILITA' VERSO BOLOGNA". L'ex presidente del Consiglio Romano Prodi commenta: «Le dimissioni di Flavio Delbono sono un gesto di grande sensibilità nei confronti di Bologna. Esse dimostrano un senso di responsabilità verso la comunità - osserva ancora Prodi che fu tra gli sponsor di Delbono al momento della scelta del candidato - che va al di là dei propri obblighi e delle proprie convenienze. Delbono ha confermato, a differenza di altri, di saper mettere al primo posto il bene comune e non le sue ragioni personali. Ora sarà più libero e forte nel dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli sono contestati e potrà essere anche in futuro una risorsa per la politica italiana».

DI PIETRO: «LA SITUAZIONE ERA AMBIGUA. ORA PRIMARIE APERTE A TUTTI». «L'Idv non poteva e non può sopportare più ambiguità, c'è necessità nel nostro Paese di uno scatto etico e di responsabilità: al di là delle responsabilità penali ci sono responsabilità politiche che vanno affrontate di petto». Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha commentato così l’annuncio delle dimissioni di Delbono. «Il sindaco deve dimettersi - ha aggiunto Di Pietro, durante una conferenza stampa appositamente convocata -. A Bologna serviva un gesto di responsabilità politica ed è positivo che Delbono, spontaneamente o spintaneamente, si sia deciso a fare. Gli chiediamo di farlo al più presto». Di Pietro ha difeso il presidente della Regione Vasco Errani (di cui Delbono era vice): secondo l'ex magistrato, Errani è «una vittima, non un complice».
Per scegliere il successore di Delbono, secondo il leader dell’Idv c'è bisogno adesso di «belle primarie, aperte a tutti, stavolta dobbiamo lasciare che sia la città a scegliere».

PARISI LAPIDARIO: «NE PRENDO ATTO CON DISAGIO». «Poco dissi in occasione della sua candidatura, nulla ho da dire sulle sue inattese dimissioni. Ne posso solo prendere atto con rispetto e allo stesso tempo con disagio», dice Arturo Parisi, bolognese d'adozione e tra i fondatori dell'Ulivo, negli anni Novanta.

BERSELLI (PDL): «UN VASO DI PANDORA. FORSE C'E' QUALCOS'ALTRO».  Filippo Berselli, coordinatore regionale del Pdl e presidente della Commissione giustizia al Senato, sottolinea che «si sta scoperchiando il vaso di Pandora». Secondo Berselli, «le dimissioni mi sembrano affrettate: significa che sotto c'è altro». Il gesto di Delbono per l’esponente Pdl «è una mascalzonata perché saremo costretti a un commissariamento di un anno e mezzo, una cosa che i bolognesi non si meritano». Sull'inchiesta che vede indagato Delbono, a giudizio di Berselli «ogni giorno emergono fatti nuovi e inquietanti», in quella che ha definito «un’escalation».
Il senatore ha voluto spendere una parola anche per Alfredo Cazzola, sfidante di Delbono all’ultimo ballottaggio e suo primo accusatore: «È stato dipinto come un visionario, ma ha detto molto meno di quello che sta emergendo». Una convinzione che a Berselli ha fatto dire che «se la procura avesse dimostrato prima buona volontà, il risultato elettorale sarebbe stato diverso».

IL POLITOLOGO PASQUINO: «DIMISSIONI TARDIVE». Il politologo Gianfranco Pasquino, ex senatore indipendente dei Ds, fu escluso dalle primarie del Pd di Bologna e poi partecipò alla competizione elettorale con una lista propria come candidato sindaco. Anche Pasquino commenta la decisione di Flavio Delbono: «Sono dimissioni tardive, di un candidato scelto male e che aveva già dimostrato di non essere un buon amministratore e nemmeno adeguato sul piano della rappresentanza». Secondo Pasquino, Flavio Delbono «ha dimostrato anche di non sapere fare i conti con i suoi bancomat. Questa è una storiaccia. Speriamo che per il 50% dei bolognesi che hanno votato per Delbono sia uno choc salutare - ha concluso il politologo - e la prossima volta non votino in modo supino il candidato del Pd».

NICOLETTA MANTOVANI: "CREDEVO NEL SUO PROGETTO". «Sono molto dispiaciuta che il mandato al sindaco Delbono si concluda prematuramente, credevo fortemente nella validità del suo progetto di innovazione per la città di Bologna». È questo il commento dell’assessore alla Cultura Nicoletta Mantovani, che tuttavia ritiene «che la scelta del sindaco di presentare le proprie dimissioni sia stata dettata dalla coerenza e dal desiderio che le sue vicende personali non distolgano dalle priorità e dai problemi della città: lo apprezzo per questa sua scelta coraggiosa e non posso che esprimergli vicinanza e solidarietà».
«I mesi in cui ho avuto la possibilità di svolgere il mio incarico di assessore - aggiunge la vedova di Luciano Pavarotti - sono stati impegnativi, ho imparato molto da questa esperienza e spero di avere, in eguale misura, lasciato qualcosa alla mia città. Mi spiace che i vari progetti che erano in cantiere, nati dall’ascolto di molti e differenti interlocutori cittadini, non possano essere posti in essere. Auspico che ciò che di buono in questi pochi mesi siamo riusciti a seminare possa essere raccolto dalla prossima amministrazione, sempre guardando al bene della nostra città, prima di tutto».

 

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