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Ollari abbandona il Pd e restituisce la tessera

Ollari abbandona il Pd e restituisce la tessera
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di Davide Montanari
L’amarezza sta tutta nella sintesi, due righe appena in calce ad un fax indirizzato a tutto il gotha del Pd nazionale, regionale, provinciale e locale. In fondo al foglio la copia della tessera di socio fondatore e una postilla: «Non ho nulla altro da aggiungere: mi dimetto».
Roberto Ollari ha dato ieri l’addio al Partito democratico di cui è stato socio fondatore. «Prendo atto che la commissione nazionale di garanzia - ha scritto l’avvocato pontetarese - non ha tempo per riunirsi ed occuparsi del mio caso e decidere in merito ad un comportamento (quello di Massimiliano Grassi ndr) che anche in Ghana, stato che ha processi più veloci dei nostri, sarebbe giudicato esecrabile».
Alla base del suo gesto ci sono gli ormai noti contrasti con l’ex sindaco Grassi che Ollari avrebbe voluto vedere fuori dal Pd già questa primavera per essersi candidato con una sua lista autonoma - ma sostenuta da buona parte del centrosinistra (esclusa la locale rappresentante del Pdci Paola Panizzieri e l’indipendente Franco Ballarini) - nelle elezioni amministrative dell’anno scorso.
Ollari ex Ds, ex assessore nella giunta di Stefano Mulazzi (l'ex sindaco che ha sempre sostenuto le recenti battaglie di Ollari) è ritornato alla politica attiva   nel 2009,  quando era stato «richiamato in servizio» da buona parte del Pd come soluzione alternativa da presentare al posto dell’allora sindaco in carica.
A Grassi era stata imputata dal circolo, guidato da Luca Bussolati, una «scarsa capacità di confronto col partito ed un decisionismo troppo spinto su tutte le scelte fondamentali dell’amministrazione».
Altro smacco politico di Grassi, mai digerito dal direttivo del circolo, era stato l’annuncio della sua ricandidatura nel giugno 2008 durante un’inaugurazione di una rotonda a Case Rosi, ovvero un anno prima delle elezioni,  senza consultarsi col suo partito. A Grassi anche per questa sua «fuga in avanti», secondo una definizione che diede a caldo Fabio Moroni (oggi segretario del Pd di Fontevivo), anche in consiglio comunale era mancata la fiducia sul bilancio preventivo da parte dei suoi stessi consiglieri  come Giorgio Bonati, Alessandro Castagnoli ed Emilia Baistrocchi (consigliera eletta in quota Margherita in una lista che già nel 2004 non aveva sostenuto Grassi). Ma nonostante ciò Grassi è riuscito a rimanere in sella fino al commissariamento del comune pur non avendo più una maggioranza politica in consiglio comunale.
Per essersi rifiutato di   presentarsi alle primarie di partito, allora proposte dal circolo, Grassi aveva dovuto subire il sorpasso di Ollari che era stato indicato dalla maggioranza del direttivo come il candidato sindaco ufficiale. Dopo di che, in ordine, erano arrivate le elezioni, poi sospese, l’espulsione di Grassi, chiesta da Ollari ma mai concessa («il suo gesto di candidarsi autonomamente - ha scritto la commissione di garanzia - non ha prodotto effetti visto che le elezioni non ci sono state),
il boom del caso tesserati fatti attraverso la federazione provinciale, la rinuncia di Ollari ed altri di partecipare al congresso, la vittoria della linea Grassi
allo stesso congresso e la conseguente «riabilitazione» politica dell’ex sindaco di Fontevivo hanno fatto dare il definitivo
 (ed amaro) addio dal Pd all’avvocato Ollari. Presto, forse, c'è da credere seguiranno altri addii. 
 

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