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Odore di petrolio sempre più forte lungo il Po nel Parmense

Odore di petrolio sempre più forte lungo il Po nel Parmense
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La marea nera che attraversa il fiume Po non è più solo visibile ma il passaggio del petrolio comincia a sentirsi anche nell’aria. L’odore nauseante della massa oleosa di idrocarburi fuorisciti dal deposito di Villasanta di Monza, dal tardo pomeriggio di ieri è una costante in tutto il territorio rivierasco della provincia di Parma e la sensazione di disagio aumenta ora dopo ora.
La Protezione civile in queste ore cerca di preservare le sponde dall’onda nera. «Il primo compito in questo momento per noi è quello di evitare la contaminazione delle coste - spiega l’assessore provinciale alla Protezione civile Gabriele Ferrari -. Assieme al prefetto Paolo Scarpis ci stiamo attivando per posizionare lungo i comuni del nostro territorio le barriere di difesa spondale, quei "salsicciotti" in grado di assorbire il petrolio prima che si depositi sugli argini e sui terreni».
Intanto i Comuni rivieraschi hanno emesso ordinanze di divieto di prelievo di acqua superficiale dal Po e dagli irrigui. Massima attenzione anche nei pozzi privati e ovviamente divieto assoluto di pesca.

BERTOLASO A PIACENZA. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso è arrivato a Piacenza per fare il punto sull'emergenza Po, in un incontro in Prefettura con autorità, tecnici e amministratori locali. Dopo l’incontro il sottosegretario dovrebbe fare un sopralluogo all’Isola Serafini, dove è stato allestito uno sbarramento di 400 metri per contrastare il flusso degli idrocarburi arrivati dal Lambro. Bertolaso ha annunciato che nel pomeriggio ha in programma un altro vertice a Milano.
A Bertolaso è stato chiesto: gli idrocarburi presenti nel Lambro e nel Po possono inquinare le falde acquifere? «Al momento non risulta», ha risposto il capo della Protezione civile. «Le Arpa di Emilia, Lombardia e Veneto tengono la situazione sotto controllo facendo continue analisi delle acque - ha aggiunto Bertolaso -. Mi riferiranno, ma finora non ho avuto segnali allarmanti e questa è un’altra buona notizia».

Bertolaso inoltre ha reso noto che sono stati individuati siti di stoccaggio del materiale inquinante. «Ne abbiamo individuati alcuni ieri sera – a Ravenna, Cremona e Piacenza – e questo ci ha consentito durante la notte e questa mattina di portare via quello che è stato aspirato».  Quanto al danno subito dall’ecosistema fluviale, il sottosegretario ha sottolineato che questo «avrà avuto sicuramente qualche problema, soprattutto lungo il Lambro, sul Po è interessata soprattutto l’area di Piacenza. Ho detto fin da ieri che le autorità piacentine sono quelle che si sono sobbarcate il peso maggiore di questa situazione, ma è ovvio che poi si farà tutta quella bonifica che serve per scongiurare più gravi conseguenze. Per quello che riguarda il Delta, dove c'è l’ecosistema più delicato, al momento siamo tranquilli in virtù di tutto quello che è stato predisposto a monte».

«La notizia fondamentale - ha aggiunto Bertolaso - è che la massa oleosa di fatto l’abbiamo fermata a Isola Serafini e adesso ci sono gli skimmer che stanno recuperando la massa a monte della barriera della diga dell’Enel. Credo che al massimo sia sfuggito da questa barriera tra il 5 e il 10 per cento della massa complessiva, quindi questo è un dato molto significativo».  

VERTICE A MILANO. Bertolaso nel pomeriggio partecipa poi ad un incontro con i rappresentanti delle istituzioni milanesi e lombarde, in prefettura a Milano, per fare il punto della situazione riguardo allo sversamento di idrocarburi e petrolio nel fiume Lambro, che ha raggiunto il Po. Lo ha annunciato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che ieri ha effettuato anche un sopralluogo in tutta la zona interessata, insieme al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

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  • Luigi

    26 Febbraio @ 18.46

    I colpevoli, faranno si e no 6 mesi di galera, tra bonus e varie, saranno fuori per Natale, guardate Omar...è libero ! mentre dovrebbe marcire fino all'ultimo dei suoi giorni.

    Rispondi

  • michele

    26 Febbraio @ 16.08

    Io butterei loro nel Po, e la chiave in galera.

    Rispondi

  • vanja

    26 Febbraio @ 15.32

    E' incredibile come nel 2010 la razza umana invece di progredire e di prendersi cura di tutto quello che la circonda, faccia di tutto per scomparire. A volte penso che forse sia meglio così, se siamo arrivati fin qui per ampliare la nostra "intelligenza" in questo modo, forse è meglio scomparire e lasciare che il nostro pianeta si liberi di questa "intelligenza" capace di distruggere invece di preservare. Se siamo così stupidi da non capire che tutto è collegato al tutto, allora non saremo mai in grado di capire che le generazioni che verranno hanno il diritto di vivere in un pianeta che vive, e che ogni giorno va amato e curato, perchè la nostra intelligenza a questo dovrebbe servire. Ormai siamo ad un punto di non ritorno, ed è difficile pensare che non saremo in grado di lasciare niente ai bambini che stanno crescendo e a quelli che stanno aspettando di nascere. Preferirei avere attorno persone che pensano con più semplicità ma che sono capaci di stupirsi ancora di fronte alla bellezza, alla grande forza, al coraggio di Madre Terra. Vanja

    Rispondi

  • nadia

    26 Febbraio @ 14.46

    Ribadisco che al " criminale " che ha compiuto uno scempio simile, vanno dati 30 anni di galera e la chiave va buttata nel Po !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi

    • michela

      26 Febbraio @ 16.49

      Basterebbe che per tutto il resto della sua vita utilizzasse le acque del PO!!!!

      Rispondi

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