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Bertolaso: «Possiamo farcela in 24 ore»

Bertolaso: «Possiamo farcela in 24 ore»
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 Un «attentato alla salute dei cittadini e all’ambiente». Un fatto gravissimo per il quale il Governo, già probabilmente lunedì al Consiglio dei ministri, potrebbe decidere lo stato di emergenza «con somme ingenti».  Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, con il sottosegretario, Roberto Menia, e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha sorvolato le zone del disastro del Lambro e quelle del Po colpite dalla marea nera e ha parlato di un «fatto gravissimo» chiedendo il rapido accertamento delle responsabilità da parte dei magistrati. E il ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile.  

Intanto il Governo, in aula alla Camera, con il sottosegretario Menia, traccia la cronistoria dell’evento e fornisce elementi nuovi sulla portata di questo «atto doloso estremamente grave» perpetrato da «mani esperte» spiegando che la marea nera non è stata subito visibile in quanto il gasolio «non è arrivato direttamente dai serbatoi al Lambro ma ha invece raggiunto le acque attraverso le fognature: dunque, diverso tempo dopo rispetto all’apertura dei serbatoi».  
Intanto si tirano le somme della quantità di massa oleosa che ha sconvolto tutto l’ambiente padano: tre milioni e mezzo di litri (3.500 metri cubi) di cui 600 mila ora sull'asta del Po.  
Ma il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ritiene che «non ci sia una situazione irreparabile. Credo che nelle prossime 24 ore la gran parte di questa massa sarà recuperata - ha detto Bertolaso - e poi, seguendo il corso del fiume, prima che arrivi all’altezza di Ferrara e ovviamente prima ancora che arrivi sul delta saremo in grado di recuperare tutto il resto. Si può intervenire come già si è fatto. Sono state realizzate diverse barriere lungo il Lambro e adesso qui a Piacenza - ha continuato Bertolaso in un vertice in prefettura - ci sono tre barriere che sono state messe in piedi. Di fatto quella di Isola Serafini è la migliore, perchè è una diga permanente ed è quella che può controllare meglio delle altre questa massa oleosa che si sta spostando».  E si sta pensando anche di individuare altri siti per sbarrare eventuali dilavamenti degli argini in seguito alle precipitazioni previste, ha riferito Menia.  
Sul fronte operativo la Protezione civile giudica adeguate le strumentazioni a disposizione per combattere l’«onda nera» nel Lambro e nel Po.  E' in arrivo anche una task-force di 5 navi-antinquinamento messe a disposizione dal ministero dell’Ambiente in grado di risalire il fiume e di intercettare la massa oleosa.  Sì perchè adesso l’emergenza si chiama delta del Po e conseguentemente Adriatico. Sono «50-70 le ore» che separano la chiazza oleosa dal mare. Altro fronte di intervento è l’acqua potabile. «Al momento - tranquillizza Menia - non è stato ravvisato un rischio concreto per la sanità pubblica e la Regione Lombardia, competente in materia, provvederà ad una accurata e periodica comunicazione alle diverse fasce di utenti in ordine all’evoluzione del fenomeno e degli eventuali rischi per la popolazione e per le coltivazioni agricole».  
Per quanto riguarda l’evoluzione dei primi minuti del disastro questo, riferisce Menia, «è accaduto tra le tre e le quattro di notte tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio». «Per far fuoriuscire il gasolio dai serbatoi non basta aprire i rubinetti. In questo caso bisognava essere degli esperti: sono state messe in pressione le pompe che vengono utilizzate, ad esempio, per riempire le autocisterne. E questa operazione non può essere compiuta da uno che non sia un esperto». Il gasolio «non è arrivato direttamente dai serbatoi al Lambro: ha invece raggiunto - conclude Menia - le acque attraverso le fognature: dunque, diverso tempo dopo rispetto all’apertura dei serbatoi». 
Se verifiche successive dovessero rivelare che il petrolio ha interessato anche il fondale dei fiumi ci vorrà almeno un anno per riportare la situazione a livelli di normalità. Se invece l’idrocarburo è rimasto in superficie l’opera di bonifica richiederà circa una settimana. Sono le previsioni di MWH, azienda multidisciplinare specializzata nel campo della bonifica delle acque. Sul fronte delle indagini infine (il reato ipotizzato è disastro ambientale) è stato affidato alla Guardia di Finanza il compito di accertare la quantità di idrocarburi contenuta nei depositi della Lombarda Petroli al momento del sabotaggio e quanto nei sia rimasto.

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