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La gente del Po accorre al capezzale del «malato»

La gente del Po accorre al capezzale del «malato»
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 Paolo Panni

La situazione lungo il Grande fiume inizia gradualmente a migliorare. Ieri, specie nella Bassa Ovest, le macchie oleose dell’onda nera che ha invaso negli ultimi giorni anche i nostri territori, erano meno evidenti. L’aumento di livello, di circa un metro, del Po, ha indubbiamente favorito questo. Fondamentale è stata poi la funzione dello sbarramento di Isola Serafini dove gran parte del materiale inquinante è stato trattenuto (il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha stimato nel 90 per cento la quota di inquinanti che non hanno sperato lo sbarramento della centrale idroelettrica piacentina) così come importanti sono state le difese attuate nella vicina provincia piacentina.
Se, forse, il peggio è passato, restano comunque le «ferite» inferte, dall’onda inquinante, anche nel territorio parmense. Per quantificarle, per determinarne le conseguenze, e per riportare tutto alla situazione originaria (che, per il fiume, era tutt'altro che rosea), come hanno riferito non pochi esperti, serviranno probabilmente anni. E, soprattutto, serviranno ingenti risorse per le opere di bonifica e di sistemazione: cosa più volte ripetuta, in questi giorni, anche dall’assessore provinciale all’ambiente Giancarlo Castellani e dall’assessore provinciale alla Protezione civile Gabriele Ferrari.
Se le macchie nere, nel Parmense, sono diventate meno evidenti, anche ieri si avvertiva nettamente l’odore sgradevole di idrocarburi nell’aria. Il segno evidente che il fiume, comunque, è ancora in grande sofferenza. Ed anche ieri, tante persone, approfittando fra l’altro del weekend, si sono recate al capezzale del «grande malato». 
La gente del Po ama il suo fiume e si sente intimamente ferita da quanto accaduto.
«Io - ricorda in modo toccante Cecilia Ziotti di Pieveottoville che si è portata sul Po in sella al suo amato cavallo - sono nata su queste rive e in questo fiume ho imparato a nuotare. Per noi il Po è come un fratello maggiore e ci dispiace veramente tanto quello che è successo. Ecco quindi che abbiamo deciso di venirlo a trovare in sella, per fargli un po' di compagnia. Ciò che è successo è veramente molto, molto grave e forse non ce ne rendiamo nemmeno conto anche se noi rivieraschi sentivamo già l’abbandono del nostro fiume».
Non meno toccanti le parole di Angelo Spagnoli di Zibello che ha sottolineato come «il nostro Po continui ad essere un grande ferito e ci sembra che sia dimenticato da tutti. E quando finalmente sembrava che qualcosa si stesse muovendo, anche a livello istituzionale, per renderlo fruibile come risorsa - ha aggiunto - ecco che qualcuno ha pensato di ferirlo. Ferire lui - ha detto non privo di commozione - significa ferire tutta la comunità che vive sulle sue sponde e, per noi che siamo nati e viviamo qui, è come se fosse stato ferito qualcuno della nostra famiglia. Ecco perché ci dispiace veramente vederlo soffrire in questo modo. Speriamo che qualcuno se ne accorga e che quanto successo serva da lezione in modo che, finalmente, si intervenga con grandi progetti».
Natalino Scarpioni di Busseto è un abituale frequentatore del Po. Qui si reca ogni giorno col suo cane a fare una passeggiata. «Un po' di materiale - ha fatto notare - purtroppo è sceso. Non certo un’esagerazione, ma lo sporco si vede, anche sulle rive. Tuttavia, rispetto a due o tre giorni fa va già meglio».
E da Busseto si è portato sul Po anche Francesco Zanelli, ex pescatore. «Non pesco più da anni - ha commentato - perché di pesce mangiabile non ne esiste più nel Po. Oggi - ha aggiunto - di petrolio non se ne vede ma si sente l’odore. In quanto agli interventi fatti, non condivido le polemiche e le critiche che alcuni politici hanno fatto. Non è mai facile intervenire su un’emergenza così improvvisa e di questa portata. Io credo che si sia fatto il possibile e che il danno comunque era inevitabile».
Ed infine Sergio Franzini si è detto preoccupato per il destino del pesce e degli altri animali che vivono nell’ambiente fluviale. «Anche oggi - ha osservato - si sente l’odore, quindi il problema dopo alcuni giorni non è certo passato».

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