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"Il mercante di Venezia" al teatro di Ragazzola

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Appuntamento con il  teatro di qualità sabato 13 marzo al Teatro di Ragazzola con lo spettacolo "Il mercante di Venezia" di William Shakespeare per la regia di Massimiliano Civica, prodotto da Fondazione Teatro Due di Parma e vincitore lo scorso anno del Premio Ubu per la Miglior Regia.
Scritta intorno al 1596, la commedia narra la storia di un patto non mantenuto e di una vendetta sullo sfondo della millenaria intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei. Il testo porta in sé un forte discorso sulla diversità. In fondo i due protagonisti, - scrive Massimilano Civica - Antonio e Shylock, l'uno lo specchio dell'altro, sono due diversi. Ciononostante, si odiano. È lo scontro tra poveri, disperati ed emarginati: non c'è compassione neppure tra persone costrette a vivere ai margini. Ma "Il mercante di Venezia" è anche un enigma, un testo in cui non sappiamo chi sia il protagonista, il mercante, l'ebreo, Bassanio o Porzia; non si sa chi è buono e chi è cattivo. E' nella nostra voglia di interpretare, di spiegare, che forse si trova un vizio di forma. L'enigma non è una domanda a cui rispondere ma qualcosa da contemplare come si contempla un paesaggio, il mare o l'abisso dei nostri ricordi.
In scena quattro attori, Elena Borgogni, Oscar De Summa, Mirko Feliziani e Angelo Romagnoli, protagonisti assoluti, insieme alla parola di Shakespeare, di una messa in scena giocata sul delicato e poetico equilibrio fra l’artificialità della scena e la verità dell’attore. Proprio l’assoluta essenzialità della scena invita a riporre l’attenzione sui quattro attori ed esalta i rapporti di simmetria che emergono dal testo. Un esempio di ciò che è stato definito “teatro della sottrazione”, ridotto all’essenzialità della parola e della presenza, ma sapientemente intessuto su rara maestria teatrale. Il mercante di Venezia di Shakespeare nella lettura olistica di Massimiliano Civica è un esempio di lettura drammaturgica acuta e intelligente. Il lavoro di Civica su Shakespeare si pone nella direzione della lettura scenica dei grandi classici, testi di prova per la contemporaneità. La forma scelta dal regista si dimostra non solo duttile rispetto ai testi che di volta in volta affronta, ma anche un efficace strumento ermeneutico di lettura dell’ipertesto, ovvero dei collegamenti alla pratica teatrale e alla poetica scenica di cui sono intessuti i testi shakespeariani. Assistere a Il mercante di Venezia di Massimiliano Civica non è assistere alla ripetizione di un cliché: il rigore e la sottrazione scenica in favore della parola e dell’attore.
Massimiliano Civica ha dimostrato di saper condurre un ottimo lavoro drammaturgico, sciogliendo i nodi narrativi del testo e restituendolo – in un’ora e mezza e con soli quattro attori in scena – in tutta la sua complessità. Il rito è quello di sempre: attori immobili, questa volta con il lusso delle maschere che indossano e tolgono con matematica precisione, uno spazio scenico vuoto, quattro sedie e una recitazione costruita sull’uso non accademico dei toni, ma assolutamente controllata e in grado di assecondare il respiro del testo. L’effetto di tutto ciò è all’inizio spiazzante, ma poi diviene una griglia in cui il testo e la lettura della storia dell’amicizia/amore di Bassanio (Oscar De Summa) e Antonio (Angelo Romagnoli), dell’amore di Bassanio per Porzia (Elena Borgogni), della lotteria dei tre scrigni, ma anche del ruolo dell’ebreo Shylock si compongono sotto un’unica parola: la forza dell’amore e della passione. In questa prospettiva Shylock (Mirko Feliziani) finisce con l’essere un semplice intermediario e non l’ebreo condannato dalla furia antisemita della Venezia mercantile. Tutto si svolge all’interno di un mondo di mercanti, in cui il denaro e la ricchezza sono naturali materie di scambio con cui si misura tutto, l’amore e la vita, la morte e il dolore.
Il ruolo di Shylock è fornire semplicemente la cifra richiesta da Antonio per assecondare la passione di Bassanio, in nome di un legame amicale e amoroso di cui non vuole perdere il predominio. Massimiliano Civica mette in primo piano la vicenda di Porzia e lo fa avvalendosi di un’attrice assolutamente pregevole: Elena Borgogni e con un elegante movimento di danza che segna ogni volta l’ingresso a Belmonte. Il rito dei tre scrigni è cadenzato con intelligenza e affidato alla visibilità risolutrice delle maschere. Gli unici che sembrano scampare alla dittatura del denaro sembrano gli amanti Jessica e Lorenzo – stilizzati in siparietti in maschera di sapore deberardinisano – che frequentano l’utopia disinteressata del sogni, piuttosto che la passione mercanteggiata della Venezia di Bassanio, Antonio e Shylock. Il Mercante di Venezia di Massimiliano Civica ha confermato la felice vena creativa del regista romano e il rigore di una ricerca drammaturgica e registica che alla forma affidano la cornice di una non comune dote di lettura del testo teatrale. Alla fine dello spettacolo si rimane basiti, ci si rende conto di aver assistito non ad una riduzione di Shakespeare, ma alla messa in atto dei meccanismi drammaturgici del grande autore, sciolti nel rigore dei movimenti e della recitazione col fine onesto e ‘didattico’ di raccontare con acume la vicenda di Shylock e del mercante Antonio, due volti della stessa Venezia, metafora di un mondo governato e misurato sul denaro, un mondo che ci appartiene e che nell’amore può avere la sua salvezza, paradossalmente l’amore disinteressato di Jessica e Lorenzo e non quello calcolato di Bassanio per Porzia. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21.15 di sabato.

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