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«Anche Salso nelle Zone franche termali»

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 Una volta istituite, anche Salso rientrerà nelle zone franche termali. Ma le imprese economiche non potrebbero usufruire dei benefici fiscali previsti, se la legge, prima dell’approvazione, non venisse modificata.

 A sollevare il dubbio la sezione salsese di Italia Nostra. Il 9 marzo scorso infatti è iniziato l’iter di discussione, presso la Commissione finanze della Camera, della proposta di legge sulle zone franche termali, a prima firma di Franco Ceccuzzi, deputato del Partito democratico, che punta ad istituirle nelle cittadine in cui vi erano le aziende termali ex Eagat. 
Sono state identificate tredici realtà, tra cui anche Salso, con un’economia ancora caratterizzata dalla monocultura termale che non riesce più a soddisfare le esigenze di reddito e di occupazione. 
«Per le imprese salsesi - spiega in una nota Italia Nostra che da gennaio sta seguendo la vicenda - l’opportunità di beneficiare di enormi vantaggi (quali l’esenzione quinquennale dall’Ires, dall’Irap, dall’Ici, dal pagamento di contributi previdenziali e l’esenzione triennale dalla Tarsu ) sembrerebbe realizzabile e prossima. Ma i professionisti, di cui la sezione di Italia Nostra si è avvalsa, hanno rilevato che la proposta di legge, così concepita, non è confacente alle caratteristiche di Salso. Le esenzioni Ires, Irap, Ici e dal pagamento di contributi previdenziali, infatti, sono riservate a imprese che, aperti i battenti in seguito al conseguimento da parte di Salso della registrazione come zona franca termale, abbiano un numero di dipendenti che va da 1 a 50 e un fatturato annuo che oscilla da due a cinquanta milioni di euro. Tutte le altre imprese sono estromesse da ogni agevolazione annunciata». 
Secondo Italia Nostra «Salso, dunque, che è esclusa dalla possibilità di divenire Zona franca urbana, perché non riveste le caratteristiche, è destinata, se la proposta di legge in oggetto non sarà modificata, a essere privata anche dalla facoltà di usufruire dei privilegi assegnati alle zone franche termali».
Per questo, Eva Sara Camozzi, presidente della sezione salsese di Italia Nostra, si sta attivando affinché venga presentata una mozione atta a correggere la proposta di legge secondo le esigenze degli imprenditori salsesi e contattare gli onorevoli promotori per accelerarne l’approvazione. 
La mozione, già pronta e firmata dagli intervenuti al tavolo di lavoro indetto, è stata accolta dall’onorevole Mauro Libé (Udc) e consegnata a Giampaolo Lavagetto, membro del Coordinamento regionale Emilia Romagna del Pdl, perché la trasmetta all’onorevole Pietro Lunardi (Pdl) e alla senatrice Maria Ida Germontani (Pdl), che cureranno la questione affiancando Italia Nostra. 
Una volta istituite, anche Salso rientrerà nelle zone franche termali. Ma le imprese economiche non potrebbero usufruire dei benefici fiscali previsti, se la legge, prima dell’approvazione, non venisse modificata.
 A sollevare il dubbio la sezione salsese di Italia Nostra. Il 9 marzo scorso infatti è iniziato l’iter di discussione, presso la Commissione finanze della Camera, della proposta di legge sulle zone franche termali, a prima firma di Franco Ceccuzzi, deputato del Partito democratico, che punta ad istituirle nelle cittadine in cui vi erano le aziende termali ex Eagat. 
Sono state identificate tredici realtà, tra cui anche Salso, con un’economia ancora caratterizzata dalla monocultura termale che non riesce più a soddisfare le esigenze di reddito e di occupazione. 
«Per le imprese salsesi - spiega in una nota Italia Nostra che da gennaio sta seguendo la vicenda - l’opportunità di beneficiare di enormi vantaggi (quali l’esenzione quinquennale dall’Ires, dall’Irap, dall’Ici, dal pagamento di contributi previdenziali e l’esenzione triennale dalla Tarsu ) sembrerebbe realizzabile e prossima. Ma i professionisti, di cui la sezione di Italia Nostra si è avvalsa, hanno rilevato che la proposta di legge, così concepita, non è confacente alle caratteristiche di Salso. Le esenzioni Ires, Irap, Ici e dal pagamento di contributi previdenziali, infatti, sono riservate a imprese che, aperti i battenti in seguito al conseguimento da parte di Salso della registrazione come zona franca termale, abbiano un numero di dipendenti che va da 1 a 50 e un fatturato annuo che oscilla da due a cinquanta milioni di euro. Tutte le altre imprese sono estromesse da ogni agevolazione annunciata». 
Secondo Italia Nostra «Salso, dunque, che è esclusa dalla possibilità di divenire Zona franca urbana, perché non riveste le caratteristiche, è destinata, se la proposta di legge in oggetto non sarà modificata, a essere privata anche dalla facoltà di usufruire dei privilegi assegnati alle zone franche termali».
Per questo, Eva Sara Camozzi, presidente della sezione salsese di Italia Nostra, si sta attivando affinché venga presentata una mozione atta a correggere la proposta di legge secondo le esigenze degli imprenditori salsesi e contattare gli onorevoli promotori per accelerarne l’approvazione. 
La mozione, già pronta e firmata dagli intervenuti al tavolo di lavoro indetto, è stata accolta dall’onorevole Mauro Libé (Udc) e consegnata a Giampaolo Lavagetto, membro del Coordinamento regionale Emilia Romagna del Pdl, perché la trasmetta all’onorevole Pietro Lunardi (Pdl) e alla senatrice Maria Ida Germontani (Pdl), che cureranno la questione affiancando Italia Nostra. 
 

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