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Salso, torna il centralismo democratico nel Pdci - Dopo le polemiche, Diliberto "salva" il lambrusco

Salso, torna il centralismo democratico nel Pdci - Dopo le polemiche, Diliberto "salva" il lambrusco
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L'ultima giornata del quinto congresso del Pdci è  cominciata questa mattina a Salsomaggiore con un omaggio a Carlo Giuliani, il giovane morto esattamente 7 anni fa, durante il G8 di Genova del 2001, negli scontri tra no-global e forze dell'ordinie. Su invito della presidenza, l’assemblea dei delegati del Partito dei Comunisti italiani ha osservato un minuto  di silenzio in piedi.

Diliberto è stato confermato segretario con una larga maggioranza. Nei  congressi provinciali infatti Diliberto ha ottenuto l’88% dei consensi contro il 12% della minoranza interna guidata da Katia Bellillo, che sostiene l'esperienza della Sinistra Arcobaleno (al contrario superata, secondo la corrente maggioritaria del partito). Un cronista ha chiesto a Diliberto cosa ne pensasse della proposta del Partito comunista russo di fare santo Stalin. Una proposta avanzata dal partito alla Chiesa ortodossa di Mosca. "Credo che  Stalin sarebbe il primo a rivoltarsi nella tomba - ha risposto il segretario del Pdci - "Mi  auguro - aggiunge con ironia - che non chiedano  di fare santo anche me quando sarò morto". Un'altra domanda riguarda la proposta della Lega nord di eleggere i giudici e Diliberto risponde con un giudizio netto: "Per il Far  West è una eccellente proposta. Per l’Italia per qualsiasi  altro paese democratico è una follia totale".

Durante il suo intervento finale, Diliberto ha ribadito l'intenzione del Pdci di riunificare i comunisti. Il segretario ha confermato il suo ottimismo: «Per ora dicono no all’unità (i compagni di Rifondazione, ndr) ma quando proponemmo il federalismo anche allora prima rifiutarono e poi si avvicinarono alle nostre posizioni. Diciamo che sono riflessivi, si prendono un pò di tempo, ma alla fine capiranno che non ha senso avere due partiti comunisti". Diliberto conferma la "chiusura definitiva con l’esperienza dell’Arcobaleno". Si rende conto che "una lunga fase di opposizione attende i comunisti" ma nel contempo invita tutti a tener conto del Partito democratico come interlocutore politico, "anche se è ormai molto simile al Berlusconi che dovrebbe combattere. Non chiudiamoci dunque nelal casamatta militare con la bandiera rossa sopra, ma valutiamo a partire dagli enti locali le possibili alleanze. Di certo non saremo mai più partito di lotta e di governo".

TORNA IL CENTRALISMO DEMOCRATICO. Nel quinto congresso Diliberto rispolvera il centralismo democratico concepito nel 1921 da Lenin. Per far rinascere una formazione politica comunista unica, Diliberto indica ai militanti di seguire la strada dell'applicazione di regole ferree uguali per tutti, come si faceva ai tempi del Pcus e del Pci. Con il centralismo democratico sono bandite le correnti e soprattutto non si potrà rimettere in discussione decisioni già prese dagli organismi del partito rivolgendosi ai mass media. Saranno effettuati controlli sul numero degli iscritti nelle varie zone e chi non paga la tessera annuale sarà espulso. "Siamo un partito di professore ed impiegati. La nostra battaglia è aprirci alle fabbriche e alla classe dei lavoratori". Il congresso ha deciso un allargamento del comitato centrale: sarà composto da 522 compagni. Il ritorno del centralismo democratico non piace a Katia Bellillo, esponente proprio di una "corrente" del Pdci rimasta favorevole all'idea della Sinistra Arcobaleno. Per la Bellillo la svolta di Salsomaggiore è una novità "autoritaria".

"BUONO IL LAMBRUSCO, MA IL CANNONAU E' MEGLIO". Dopo le polemiche sollevate ieri al congresso del Pdci a Salsomaggiore, quando Oliviero Diliberto aveva attaccato il lambrusco dicendo che "fa schifo", oggi il segretario ha cercato di "salvarsi". «Il lambrusco  è un ottimo vino ma sia chiaro che il cannonau è estremamente  migliore», ha detto facendo un passo indietro. «Debbo riabilitare il lambrusco e lo  dico anche da ex deputato della regione Emilia Romagna dove si  produce. Era quello che veniva servito che non era buono». Il  chiarimento di Diliberto è stato accolto con un breve applauso  dalla platea. Il conflitto tra «lambruschisti» e  «antilambruschisti» nel Pdci si può considerare così  superato. Poco dopo il discorso di Diliberto si è concluso. Il  congresso si è levato in piedi per applaudire il segretario  cantando «Bandiera Rossa» e «Bella ciao».

IERI IL "NO" AL LAMBRUSCO. Intanto i nostri lettori continuano a mandare commenti sull'assenza del lambrusco sulla tavola dei delegati. Assenza che si nota, in questo angolo di Emilia e che ha creato disappunto fra gli stessi delegati. Alcuni congressisti, all'ora di pranzo, si sono rivolti ai camerieri chiedendo del vino, che però non era compreso nel budget. Così molti delegati si sono organizzati in proprio ed hanno  cominciato ad acquistare bottiglie di lambrusco rosso  nel bar vicino. La diaspora della libagione è durata una  decina di minuti, ma qualcuno l’ha presto fermata. I vertici  organizzativi del Pdci hanno infatti ordinato al barista di interromperne la vendita. Gli «ordini di partito»  sono stati subito eseguiti. Ma la novità ha suscitato la  protesta dei delegati rimasti a secco e soprattutto dei  giornalisti che hanno rivendicato la loro qualità di  osservatori indipendenti e come tali non soggetti alle regole congressuali del partito. L’argomento ha fatto breccia e i diritti della stampa sono stati riconosciuti. Quelli dei  delegati, invece, no. Dell’episodio è arrivato a conoscenza Oliviero Diliberto. Ai  giornalisti che gli chiedevano cosa fosse accaduto, il  segretario del Pdci ha risposto con una battuta: «Hanno fatto  bene. Il Lambrusco fa schifo». Donato Vena, delegato a congresso, e segretario della  federazione Reggio Emilia e «Lambruschista» convinto ha  replicato al segretario: «Quando abbiamo visto sulle tavole il  formaggio Parmigiano non accompagnato dal Lambrusco ci siamo  preoccupati. Questo è un sacrilegio. Domani se non ci  renderanno il Lambrusco lo acquisteremo fuori e l’offriremo  anche a Diliberto in modo che possa cambiare idea».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • CLAUDIO

    20 Luglio @ 18.31

    Diliberto,ha detto che il lambrusco gli fa schifo. A lui non piaceva,E' STATO SINCERO.Doveva dire che era buono se a lui faceva schifo?Non doveva dire niente,sarebbe stato piu' diplomatico ma lui non e' diplomatico,si sa che e' un suo difetto,un difetto che lo ha emerginato nella politica e ha perso le elezioni anche per questo.

    Rispondi

  • Nicola

    20 Luglio @ 15.49

    diliberto e' un maleducato... offendendo uno de inostri prodotti tipici... bastava dire al limite... "preferisco altri vini..." ... e' come andare all' oktoberfest e dire che la birra fa schifo... la classe non e' mai stata una sua prerogativa

    Rispondi

  • joe

    20 Luglio @ 11.21

    Penso che Diliberto abbia sbagliato mestiere nella sua vita.

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  • maury

    19 Luglio @ 18.18

    I soliti comunisti da strapazzo.....diliberto si è rivelato un maleducato e cafone...disprezzando i ns. vini ed essendo ospitato nella ns. terra...un po di sana diplomazia....ma è inutile con certa gente!!!

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  • Robero Castellano

    19 Luglio @ 17.57

    Si vede che fine ha fatto il Pdci disprezzando il Lambrusco !

    Rispondi

    • gabriella

      19 Luglio @ 22.13

      sono molto offesa e scandalizzata.: immagino come si saranno sentiti i produttori ed i consumatori di questo spledido vino, semplice e grande, allo stesso tempo. Sono solo residente in Emilia,ma apprezzo il livello della produzione,in ogni campo.Inoltre,sottolineo con dispiacere la villania di Diliberto. L'Emila Romagna,tuttavia, ancora vota "sinistra" ...!

      Rispondi

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