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La foto del prof su Facebook: Busseto, studente sospeso

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Punito con tre giorni di sospensione da scuola per aver pubblicato su Facebook una foto scattata ad un professore durante l’orario di lezione. Questa la vicenda che ha visto protagonista un ragazzino che frequenta la scuola media a Busseto. La vicenda ha mandato su tutte le furie la madre, che chiede a gran voce analoghi provvedimenti anche per altri ragazzi che hanno, a loro volta, immortalato un altro professore pubblicando le immagini su Facebook. La signora ha inviato una lettera al provveditore agli studi Armando Acri, al dirigente scolastico Adriano Grossi, al presidente del consiglio d’istituto Laura Flora e all’Organo di garanzia interna dell’Istituto comprensivo di Busseto. Nella missiva fa notare che su Facebook sono finite anche le immagini di un altro insegnante, scattate però col consenso dello stesso professore. Ma qui mette mano al Regolamento di disciplina dell’Istituto in cui si legge che «salvo casi particolari, espressamente autorizzati dal dirigente scolastico, agli studenti è fatto assoluto divieto di utilizzare all’interno dell’edificio scolastico telefoni cellulari, videofonini, computer, strumenti di registrazione o riproduzione sonora o visiva di qualsiasi genere». E, come lei stessa precisa, anche il professore «in quel caso ha commesso un’infrazione non essendo stata rilasciata alcuna autorizzazione da parte del dirigente scolastico». Per questo chiede con forza, quindi, che anche nei confronti degli altri ragazzi siano presi provvedimenti «perché la legge è uguale per tutti». Ma la signora è convinta che tutto questo nasca da un incidente avvenuto lo scorso anno quando, durante una gita ad Urbino, il figlio è stato accidentalmente ferito da altri ragazzi poi sanzionati con un giorno di sospensione. Dopo quel fatto, la donna ha sporto querela affinché, come ha dichiarato l’avvocato Monica Cirrone, dello Studio Associato Grossi-Cirrone-Pini di Parma, venissero riscontrate eventuali ipotesi di reato nei confronti di soggetti tenuti a vigilare sui minori a loro affidati durante la gita scolastica. Lo stesso difensore, chiamato ad esprimere un parere sull'intera vicenda, si è limitato a richiamare l’Istituzione scolastica preposta a collaborare con gli inquirenti. Il caso sta facendo discutere anche ben oltre i confini della scuola media.

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  • barbara

    08 Aprile @ 13.46

    Sono d'accordo con Antonio... La cosa che comunque sconvolge è che i genitori di questa generazione non sono obbietivi....e tendono a difendere in maniera quasi maniacale i propri figli....senza usare la testa!!!!! In questo modo i figli, si sentono liberi di fare qualunque cosa, giusta o sbagliata che sia...tanto sono consapevoli di avere i genitori che prendono le loro difese......anche quando comettono errori!!!!!!

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  • Antonio

    07 Aprile @ 16.16

    Come si può vedere tutti i commenti sono conro la presa di posizione della signora, anche il mio non sarà da meno. Credo che il commento di Ari sia molto significativo: "Il ragazzo è in parte giustificato dal fatto di avere una madre di questa specie. La signora non dovrebbe preoccuparsi delle punizioni dovute agli altri ragazzi, ma solo a quella dovuta a suo figlio." Questo commento mi trova in pieno accordo, ma voglio aggiungere una piccola cosa, se si comincia dalla scuola media, a pensare di potere attaccare e denunciare le Istituzioni in questo modo, è logico poi aspettarsi un completo disinteresse per le regole, oggi tanto sbandierate. Dopo però, come spesso si sente dire in giro, non dobbiamo prendercela con "la scuola", perchè non impartisce le regole ed insegna a rispettare gli altri.

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  • stefania

    07 Aprile @ 13.45

    Grande esempio di collaborazione educativa scuola-famiglia... Se non torniamo a rimettere al primo posto l'attenzione alla formazione delle persone, facendo ruotare ogni azione educativa su questo perno, cadiamo in comportamenti tanto riprovevoli quanto "stimolatori" di una seria riflessione da parte di tutti gli adulti. A volte basterebbe addirittura un pò di sano buonsenso!

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  • Tarita

    06 Aprile @ 20.18

    Penso che si siano persi di vista tutti i punti di riferimento in questa storia, che da un bruscolino sta diventando una montagna. La "signora dalla denuncia facile" prima di tutto dovrebbe farsi un bel esame di coscenza ed analizzare bene che razza di educazione vuole impertire al figlio. In seconda istanza dovrebbe pensare con molta più cautela ad infangare e caluniare la professionalità di persone per bene, che hanno solo fatto il loro dovere, col rischio di creare seri problemi alla loro carriera, per una situazione che mio padre avvrebbe risolto con una sonora ramanzina nei miei confronti, se solo mi fossi permessa di fare sciocchezze a scuola. Consiglierei caldamente alla signora di ritirare le denunce e di pensare che suo figlio è solo un ragazzino che ha ancora tutto da imparare dalla vita. Se poi non le aggrada la proposta formativa della scuola in cui è iscritto, potrà sempre cambiare istituto, senza infamare gente che lavora onestamente per uno stipendio tutt'altro che equo.

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  • Marco Stuppini

    06 Aprile @ 06.10

    un ceffone al proprio figlio è l'insegnamento più forte per i figli degli altri. Ne basterebbe solo uno nella vita: il primo e l'ultimo.

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