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Giuseppe Groppi, 100 anni spesi bene

Giuseppe Groppi, 100 anni spesi bene
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Era un personaggio caratteristico di Ozzano Giuseppe Groppi, scomparso all’età di 100 anni. Si è sentito male sabato scorso nella casa protetta di Collecchio dove era ospite da circa 4 anni.
Un malore fatale, dopo un secolo di vita trascorso all’insegna della semplicità e del lavoro. 

La sua famiglia era originaria di Neviano degli Arduini. Il padre Attilio e la madre Ercolina Adorni si erano trasferiti, poi, nel fornovese e quindi nel podere di Casa dei Folli ad Ozzano Taro. 
Giuseppe era il settimo di 10 fratelli, 8 maschi e 2 femmine. Due, Ennio ed Antonio, erano rimasti uccisi nel corso della prima guerra mondiale, al fronte.
 Giuseppe Groppi aveva fatto il militare di leva agli inizi degli anni Trenta, per poi essere richiamato una prima volta come caporale in Africa, a Tripoli in Libia. Nel frattempo si era sposato con Rina Cunegondi. 
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu richiamato quale sergente maggiore prima ai confini con la Francia in Valle d’Aosta, quindi in Jugoslavia.
 Quando Badaglio proclamò l’armistizio, l’8 settembre 1943, la situazione precipitò. 
Giuseppe Groppi non si unì alle truppe tedesche, e cercò di rientrare in Italia con le proprie forze. Riuscì, attraverso una serie rocambolesca di avventure, a ritornare nella sua Ozzano grazie all’ospitalità di alcune famiglie che gli fornirono indumenti civili al posto di quelli militari, e di  altri che lo nascosero in un carro adibito al trasporto del carbone. E per mangiare spesso doveva accontentarsi di una pagnotta e un po' d’uva. 
Rientrò da Traversetolo con una bicicletta scassata prendendo la via meno battuta per non farsi vedere. In seguito dovette nascondersi fino alla fine della guerra. 
Fece per lungo tempo l’agricoltore, fino ai primi  anni dopo il secondo conflitto mondiale quando divenne carpentiere edile. Fu anche capo carpentiere quando venne costruito il monoblocco dell’Ospedale Maggiore,  a metà degli anni Settanta. 
Era molto attaccato ad Ozzano. Qui costruì la propria abitazione, in località Case Folli proprio agli inizi degli anni Settanta. 
«Era un grande affabulatore - così lo ricorda il nipote Antonio Groppi - gli piaceva parlare delle esperienze del suo passato. Un uomo forte fisicamente e in gamba da un punto di vista mentale: è stato lucido fino all’ultimo».
Gli piaceva il museo Ettore Guatelli: faceva spesso da guida ai bambini che lo visitavano. 
La morte della moglie Rina Cunegondi nel 1996 aveva lasciato un grande vuoto nella sua vita. Giuseppe aveva continuato a coltivare il suo orto e le sue verdure fino a 4 anni fa, quando era entrato in casa protetta. I funerali si svolgeranno oggi alle 9.45 partendo dall’ospedale Maggiore per la chiesa di Ozzano. g.zan.

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