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Ciaspole: le regole per divertirsi in sicurezza

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Ciaspolare è divertente, affascinante e in un certo senso facile. Ma anche troppo facile affrontare questa disciplina con leggerezza e prendersi inutili rischi. E questo accade se si confonde la montagna d'inverno con quella in versione estiva, se non si conoscono bene i proprio alleati (le ciaspole, appunto), e anche le condizioni della neve e dell'ambiente che si è scelto di "camminare".

In questo weekend di Appennino in bianco, in cui a tanti verrà presumibilmente voglia di fuggire dalla città e rifugiarsi tra i boschi e i sentieri innevati, ecco un piccolo vademecum realizzato dal Cai, che mette in luce gli errori più comuni e consente di non mettersi in pericolo. E la "somma" regola è: non improvvisare.

Ecco il vademecum.

Consultare la cartina della zona: individuando i punti critici che in inverno sono diversi da quelli dell'estate, evitando attraversamenti o percorsi sottostanti a pendii con inclinazione sopra i 27 gradi;


Leggere il bollettino valanghe: E' importante leggere i bollettini nivometeorologici (www.meteomont.gov.it) che ci fornisocno una sintetica descrizione del manto nevoso e del pericolo valanghe e sulla base delle previsioni meteorologiche, una stima dell'evoluzione del pericolo. Essendo il pericolo valanghe espresso però su scale regionale, la sua valutazione può essere limitata solo per zone o gruppi montuosi e quindi non è esteso ad ogni singolo pendio innevato, valutando anche l'evoluzione durante un congruo periodo precedente.

Leggere il bollettino meteo: La conoscenza dell'evoluzione durante la giornata delle condizioni meteorologiche che hanno influenza sul manto nevoso, serve sia a centrare l'escursione nelle ore migliori e sia a scegliere i versanti nei momenti meno pericolosi e allo stesso tempo più divertenti.

Anticipare la partenza per avere un margine prima del rientro: in inverno le giornate sono corte e prima si parte e meglio è; lo sanno tutti che una situazione di emergenza gestita in notturna, crea non pochi problemi e rischi a chi è infortunato e agli stessi soccorritori;

Amici appena conosciuti: la conoscenza della preparazione fisica e tecnica di chi viene con noi è fondamentale per andare in montagna. In ogni momento dobbiamo avere sotto controllo il nostro stato psicofisico e di quello dei nostri compagni al fine di valutare se siamo in grado di portare a termine il nostro itinerario. Se valutiamo che non ce la facciamo: inutile esitare, si torna indietro!

Informarsi sulla percorribilità dei percorsi chiamando i rifugi di riferimento, guide o altri operatori dotati di sufficiente affidabilità.

E' di vitale importanza avere abbigliamento adeguato. Alle volte la semplicità dell'utilizzo delle ciaspole ci fa ignorare quanto sia importante vestirsi adeguatamente, pensando che ci servono:
a. ghette per non bagnarsi i pantaloni e non far entrare la neve negli scarponi;
b. scarponi più pesanti di quelli estivi e in materiale idrorepellente;
c. indumenti caldi da indossare a strati (a cipolla) dal più leggero al più pesante, con berretto con paraorecchie (sono frequenti le otiti causate da venti freddi), guanti e giacche a prova d'acqua e vento, occhiali da sole;
d. portare indumenti di ricambio e un paio di quanti di scorta (possibilmente più pesanti).


Verificare la percorrenza dei sentieri: nella montagna innevata cambia il concetto di sicurezza dei sentieri rispetto all'estate, e vanno valutati in quanto i sentieri sono stati progettati per ridurre lo sforzo fisico e non in relazione alla sicurezza dal pericolo di valanghe;
Verificare l'indicazione dei sentieri: fin tanto che si è nel bosco i segni sono sugli alberi, dopo possono essere fatti su pietre che, in inverno vengono ricoperte dalla neve. Dotarsi di una cartina, bussola ed altimetro per orientarsi è di vitale importanza, sapendoli ovviamente utilizzare con continue esercitazioni e prove anche a casa.
Verificare la sicurezza degli itinerari: la scelta orografica dell'itinerario è centrale, privilegiando i dossi dagli avvallamenti. I primi sono spazzati dal vento e dal versante controvento nono hanno carichi, mentre gli avvallamenti sono riempiti da neve e caricati, quindi potenzialmente pericolosi. I boschi sono un discreto impedimento alle valanghe, salvo che non ci troviamo in un bosco di larici. Attenzione alle radure: se non ci sono alberi un motivo ci sarà, è facile che ci sia una zona potenzialmente valanghiva.
Tenere gli occhi aperti e le orecchie! Siate consapevoli di quello che fate. Ci sono segnali da non sottovalutare: i “wuoom” sono suoni derivanti dall'aria che esce quando una porzione compatta di manto nevoso (lastrone) collassa sullo strato di neve inferiore. Sentito su inclinazioni basse può essere un avvertimento di un potenziale pericolo, mentre in pendii ripidi è un segnale di immediato pericolo che vi impone immediate scelte per mettervi in sicurezza, come cercando una via d'uscita, rinunciando all'escursione.
Percorrenza dei pendii: percorrendo i pendii ripidi in gruppo unito è molto pericoloso perchè si sovraccarica il manto nevoso: il rischio di innescare il distacco di una valanga è moltiplicato, soprattutto se si scende saltando o correndo.

E inoltre: come fare in caso di valanga. Lo sanno tutti che in caso di seppellimento si ha pochissimmo tempo di sopravvivenza. In queste situazioni attendere i soccorsi è del tutto inutile. Solo con una dotazione di autosoccorso si può sperate di salvare un travolto.
Alla base di tutto c'è il possesso e capacità d'uso dell'apparato elettronico ARTVA (appartecchio ricerca travolti da valanga), che permette di localizzare il travolto in pochi minuti. Oltre a questo occorre essere dotati di sonda per la localizzazione finale e la pala da neve, per scavare e disseppellire il travolto.
Il fenomeno di massa dei molteplici frequentatori di questo ambiente è che non tutti lo conoscono a fondo e quindi sono impreparati ad affrontarlo sia dal punto di vista della sicurezza (conoscenza delle valanghe, neve, progettazione accurata dell'escursione, autosoccorso), che etico (in inverno la natura e soprattutto la fauno vivono un periodo critico per la loro sopravvivenza).
Per approfondire tutti questi argomenti, ci si può affidare ai numerosi accompagnatori CAI, anche con la specializzazione in Ambiente innevato. Si consiglia di partecipare ai corsi specialistici e alle escursioni consapevoli organizzate con le ciaspole che vengono proposte dalle diverse sezioni Cai.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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