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Polesine e Zibello, fusione nell'aria

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 Paolo Panni

Prove di fusione tra i Comuni rivieraschi di Polesine e Zibello. Per i due borghi della Bassa si profila un fatto del tutto storico con la possibile creazione di un solo Comune. L’iniziativa approderà, già nei prossimi giorni, nei rispettivi consigli comunali con un punto che riguarda proprio l’esame e l’approvazione della convenzione fra i Comuni di Polesine e Zibello e l’Unione civica Terre del Po (formata dagli stessi due centri) per l’affidamento congiunto di un incarico professionale esterno volto alla predisposizione dello studio di fattibilità sulla fusione dei Comuni. Se ne parlerà venerdì 30 aprile, alle 19, in municipio a Zibello in occasione della seduta del consiglio dell’Unione civica Terre del Po. Un paio d’ore più tardi l’argomento finirà sui banchi del consiglio comunale di Polesine mentre a Zibello se ne parlerà  giovedì 6 maggio, in serata. 
Tre giorni prima, lunedì 3 maggio, nella sede della Provincia a Parma, l’affidamento dello studio di fattibilità sulla fusione dei Comuni sarà presentato nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperanno i sindaci Andrea Censi e Manuela Amadei, assessori e consiglieri comunali dei due Comuni, il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli. Saranno inoltre invitati tutti i consiglieri regionali eletti alle ultime elezioni (oltre, probabilmente, ai deputati e senatori di Parma e provincia). 
Al momento, come sottolineato, si tratta solo di uno studio di fattibilità. Per cui, sulla possibile fusione, nulla è stato deciso. Da evidenziare che i due Comuni, posti agli estremi confini della provincia, nel novembre del 2002 sono usciti dall’allora associazione intercomunale delle Terre verdiane per dar vita all’Unione civica Terre del Po (l'atto era stato firmato dai sindaci Giorgio Quarantelli per Zibello e Davide Maestri per Polesine). E se allora la formazione dell’Unione aveva permesso di ottenere importanti benefici economici della Regione, ora le cose sono cambiate parecchio. Infatti, con l’ultima legge regionale (che ha ristretto la giunta delle unioni ai soli sindaci), fra le altre cose, hanno accesso ai contributi solo unioni composte da almeno tre Comuni con popolazione non inferiore a 15 mila abitanti oppure da almeno quattro Comuni (ed in questo caso non ha importanza il numero degli abitanti). 
Polesine e Zibello non arrivano, insieme, a 3 mila e 500 abitanti ma, per il momento, hanno deciso di proseguire con la loro Unione (presieduta dal sindaco di Polesine Andrea Censi), forti degli svariati servizi messi insieme in attesa di soluzioni diverse. Una di queste è, appunto, quella relativa ad una possibile fusione. Questa dovrà passare per forza attraverso un referendum popolare locale. Nel frattempo, in questi giorni, in attesa delle sedute consiliari, si sono moltiplicati gli incontri fra sindaci, assessori e consiglieri dei due Comuni. L’iniziativa ha trovato il plauso della sezione «Bassa Parmense» della Lega Nord Padania di Polesine e Zibello (che esprime, a Zibello, un assessore e due consiglieri comunali) che attraverso il segretario Daniele Pietta si è detta «molto favorevole a questa possibile fusione. Il decreto Calderoli - ha sottolineato Pietta - dà un’opportunità rara ed importante ai Comuni al fine di poter percepire finanziamenti statali e regionali per ottimizzare le risorse amministrative accorpando due Enti e dando sicuramente un esempio nazionale a tutti quei piccoli paesi che, ormai, a causa dei tagli dei trasferimenti hanno difficoltà di sopravvivenza amministrativa». Pietta, a nome della sezione, ha anche ricordato che «quello di Polesine e Zibello sarà, al momento, l’unico caso in Emilia Romagna. I due Comuni, attraverso questo studio di fattibilità, non devono farsi sfuggire l’opportunità che hanno di fronte e noi non possiamo che essere favorevoli all’iniziativa auspicando anche che le tempistiche siano veloci». Se quello di Polesine e Zibello è, ora, l’unico caso in Emilia Romagna di una possibile fusione, in Italia ci sono già in atto iniziative simili. Fra le più «fresche», quella dei cinque comuni di Soprana, Strona, Crosa, Mezzana Mortigliengo e Casapinta (tutti del Biellese) che hanno annunciato di volersi fondere a causa dei tagli ai trasferimenti che rendono difficile la chiusura dei bilanci.
 

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  • vanni

    26 Aprile @ 10.46

    Sarebbe una splendida iniziativa con maggiori benefici per tutti, ma ci sono duri scogli nella popolazione ancorati a vecchi pregiudizi campanilistici mi auguro vinca il buon senso ..............................

    Rispondi

    • ROMANO

      26 Aprile @ 10.51

      ERA ORA!!!!!!

      Rispondi

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