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Zibello e Polesine: l'Università studierà i dettagli della fusione

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Un percorso naturale, una scelta ampiamente discussa e condivisa: così i sindaci di Zibello Manuela Amadei e di Polesine Andrea Censi descrivono il progetto di arrivare alla fusione fra i Comuni di Zibello e Polesine Parmense. I due paesi potrebbero diventare un unico Comune, il che porterebbe benefici per i servizi e per le tasche dei contribuenti. Le caratteristiche "tecniche" che dovrà avere questa fusione saranno decise in base a uno studio di fattibilità affidato al Dipartimento di Economia dell’Università di Parma.

Questo percorso innovativo, il primo in Emilia-Romagna e fra i pochi (solo 5 per il momento) in tutta Italia, è stato presentato oggi in Provincia da Censi e dalla Amadei. Con loro c'erano il presidente Vincenzo Bernazzoli, i consiglieri regionali Roberto Corradi e Luigi Giuseppe Villani e il prorettore dell'Ateneo, Guido Cristini.

Le ragioni che hanno spinto i due sindaci su questa strada sono diverse. Protagonisti dell’Unione Civica Terre del Po, che gestisce dal 2002 in forma associata diversi servizi e funzioni, i due Comuni si sono trovati ad affrontare un tema posto dalla recente normativa regionale. Questa richiede che le Unioni, per poter continuare a beneficiare dei finanziamenti regionali, siano composte da almeno quattro Comuni, o da almeno tre con popolazione complessiva non inferiore a 15mila abitanti: una strada non percorribile per l’Unione civica terre del Po, perché i Comuni limitrofi della provincia di Parma fanno già parte di altre Unioni e perché la gestione associata di servizi con Comuni di altre province si rivela poco efficiente, per la non omogeneità di piani e programmi territoriali.
Da qui l’ipotesi della fusione di Polesine e Zibello, scelta che garantirebbe i necessari finanziamenti regionali utili per il mantenimento della quantità e qualità dei servizi attualmente garantiti. 

La normativa regionale e statale prevede, in caso di fusioni di Comuni, l’erogazione di incentivi finanziari quali contributi economici ordinari e straordinari e premialità in modo continuativo (15 anni i contributi regionali e 10 anni i contributi statali): finanziamenti che consentirebbero al nuovo ente pubblico di garantire e incrementare un’ampia serie di servizi a favore della collettività.

Il 15 maggio partirà la richiesta dei due Comuni alla Regione per accedere al finanziamento per la realizzazione dello studio che dovrà puntare a quattro macro-obiettivi:
- l’individuazione e la quantificazione dei benefici, delle economie e delle razionalizzazioni potenzialmente ottenibili attraverso la costituzione di un unico ente locale;
- il delineamento del percorso politico-amministrativo per l’eventuale modifica della circoscrizione territoriale mediante fusione dei due Comuni;
- l’evidenziazione delle criticità che potranno emergere, sia nella fase preliminare del percorso sia nell’avvio della gestione del Comune unificato;
- le prospettive in termini di possibilità di innovazione e sviluppo dei servizi offerti, anche tenuto conto delle forme di incentivazione previste per questo tipo di riorganizzazione sovracomunale.
L’iter ( per il quale si prevedono circa due anni) si concluderà con un referendum consultivo indetto dalla Regione e volto a verificare l’orientamento della popolazione: un passaggio fondamentale a seguito del quale le due Amministrazioni comunali decideranno se proseguire o meno nel progetto.

LE DICHIARAZIONI: PROVINCIA E REGIONE "BENEDICONO" L'INIZIATIVA
"Il percorso che viene portato avanti dai due sindaci è un esempio di grande intelligenza - ha detto Bernazzoli -. E’ positivo che casi di innovazione come questo vengano generati dal basso e in particolare da due comuni che come Provincia abbiamo sostenuto in modo che non fossero marginali allo sviluppo del territorio".
"Siamo i primi in regione a compiere questo passo e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti - ha sottolineato Amadei -. Nell’interesse della cittadinanza, e sulla base di una ricerca dei benefici intraprendiamo un percorso lungo, al termine del quale sarà la volontà popolare a decidere".
"E’ una proposta che ha una forte vocazione istituzionale, ampiamente discussa e condivisa, votata all’unanimità dai due Consigli comunali.  Siamo consapevoli del fatto che oggi vinciamo i dubbi e le resistenze reciproche, nel nome del costante benessere che vogliamo garantire ai nostri cittadini", ha spiegato Censi.
"L’Università con il Dipartimento di Economia ha le competenze per poter supportare questo progetto e compiere una valutazione di merito sia sugli aspetti finanziari che di marketing  - ha detto Cristini commentando la positività di muoversi sulla base di uno studio - questo Paese può fare molto se dietro a un progetto c’è uno studio o un indirizzo che ne attesti la fattibilità".
Condivisione e appoggio è arrivata anche da parte dei Consiglieri regionali intervenuti all’incontro.
“Ci fa piacere che il primo esperimento di fusione in Emilia-Romagna parta da Parma, un laboratorio che opererà sulla base di risultati scientifici.   E ci fa altrettanto piacere che i comuni abbiano trovato il modo di superare il campanilismo in questi casi dannoso", ha osservato Corradi.
"Esprimo un plauso ai due sindaci e ai Consigli comunali per aver scelto programmi che possono unire, un percorso democratico dal quale ricaveranno risorse fresche per la loro attività - ha detto Villani -. C’è anche la soddisfazione di aver contribuito ad approvare la legge regionale che lo ha reso possibile, un nuovo strumento all’interno del quale sono previste appunto le fusioni".

 

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  • Paolo Reggiani

    04 Maggio @ 09.12

    Gigi ha centrato il problema che diventerà dramma (economico ovviamente) con il federalismo all’italiana. Non c’era bisogno di spostare l’Università per vedere l’evidente: i Comuni, anche quelli più grandi, non ce la fanno più perché sono aumentati i compiti senza dare le risorse e anche se le avessero date non c’è popolazione e/o territorio da cui prelevarle. Guardate una carta dei Comuni italiani per rendervi conto che sono francobolli di territorio con pochi abitanti e tanti compiti e doveri da espletare. È automatico che debbano spennare i cittadini nei modi più fantasiosi possibili. Hanno però finalmente capito che bisogna ampliare gli orizzinti territoriali ed antropici inventandosi la fusione di Comuni. Ma nessuno si è accorto che questa esiste già da almeno 150 anni? Si chiama PROVINCIA che nel caso di Parma comprende 47 Comuni ed un territorio sufficentemente ampio senza esagerare. Certo è che l’sitituzione Provincia andrebbe riformata radicalmente per sostituire amministrativamente i Comuni senza però far perdere l’attenzione anche alle seigenze locali (la montagna e la bassa, il forese e la città hanno esigenze diverse che troverebbero la giusta rappresentanza nell’organo proivinciale). Il discorso è complesso e lungo da trattare per le implicazioni che ha: però chiediamoci ora per qual motivo si vorrebbero abolire le province, anziché rivederne la funzione, per lasciare i Comuni ai loro problemi? Complimenti ai politici che hanno avuto questa “pensata” ed alla loro lungimiranza del piffero. L’importante è cambiare tutto affinché nulla cambi.

    Rispondi

  • pier luigi

    03 Maggio @ 14.28

    Sarà un 'viaggio' lungo e travagliato, però se si vuole 'risparmiare' bisogna iniziare da queste amministrazioni, è inconcebibile avere comuni con 1000/1500 amministrati. Prima di eliminare le province, bisogna pensare a eliminare questi costi. Sarà difficile raggruppare comuni di montagna, ma se pensiamo ad Albareto,Tornolo, Compiano, Bedonia, Borgovalditaro hanno circa ventimila residenti e con un comune solo lascio a voi calcolare il risparmio.

    Rispondi

    • vanni

      04 Maggio @ 08.15

      sono perfettamente d'accordo, ma attenzione signori che avete delle serpi in seno........

      Rispondi

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