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La Comunità montana ovest difende le scuole di montagna

La Comunità montana ovest difende le scuole di montagna
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 Franco Brugnoli

Un documento sui tagli alle scuole in montagna è stato inviato dalla giunta dei sindaci della Comunità montana ovest al Ministero dell’Istruzione, all’assessorato alla scuola della Regione Emilia Romagna, all’Assessorato alle politiche scolastiche della Provincia di Parma, all’Uncem nazionale ed all’Ufficio scolastico provinciale. 
«Sentite le forti preoccupazioni di amministratori locali, cittadini e insegnanti - si legge nel documento inviato - per le conseguenze che rischiano di comportare per il prossimo anno scolastico i provvedimenti del Governo in materia di Scuola,  preso atto che la preoccupazione maggiore riguarda gli ulteriori tagli degli organici del personale docente e «Ata», che vanno ad aggiungersi a quelli che, nella nostra Provincia, hanno comportato già, per l’anno scolastico in corso, una diminuzione di 132 docenti e di 73 unità di personale «Ata», la giunta  assume una decisa ed unanime posizione in difesa del sistema scolastico provinciale ed in particolare delle piccole scuole di montagna a rischio di sopravvivenza».
 La giunta ribadisce che intento della Provincia è quello di salvaguardare le realtà locali,  in modo da offrire a tutti le medesime opportunità di crescita e benessere. 
In questo quadro una attenzione particolare «va riservata proprio alla montagna in cui la scuola rappresenta il principale presìdio di sopravvivenza e di prospettiva nonchè la leva strategica per lo sviluppo sociale, civile ed economico delle piccole comunità locali al fine di contrastarne il progressivo spopolamento».  
E per questo si chiede «che sìano rivisti i criteri di assegnazione delle risorse in quanto l’attuale impostazione rischia di mettere in serio pericolo l’organizzazione e l’articolazione dell’offerta scolastica, soprattutto nei territori montani dove le distanze costituiscono un elemento di disagio rilevante».
Gli Enti locali della Provincia di Parma hanno destinato ingenti risorse in questi anni per qualificare il patrimonio scolastico, garantire il diritto allo studio, mantenere e spesso ampliare i servizi, consapevoli che la presenza della scuola è una ricchezza e una risorsa per i comuni di montagna.
La Provincia di Parma ha inoltre investito nell’innovazione realizzando i Poli Telematici, l’estensione della banda larga per collegare alunni e plessi distanti fra loro, progetti di «teledidattica» tra i quali Scuola@Bardi, convinta che le nuove tecnologie, adeguatamente supportate da attrezzature telematiche, siano una nuova modalità di insegnamento in grado di coniugare qualità dell’offerta didattica ed esigenze sociali, specie nelle realtà decentrate e di montagna. 
Per salvaguardare le scuole di montagna «è necessario intervenire sia con la modifica dei parametri di formazione delle classi e di assegnazione dell’organico docenti; che la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Parma hanno operato nel tempo tutte le razionalizzazioni proposte tanto che il numero medio degli alunni per classe supera di oltre un’unità la media nazionale e le scuole di montagna sono state organizzate in istituti comprensivi che includono ognuno le scuole di quattro o cinque diversi Comuni.
In montagna non è sostenibile basare la programmazione sul sistema delle deroghe, «ma serve investire in modo stabile e strutturale per garantire la continuità e la qualità del percorso formativo nel tempo».
Nel documento la Giunta  chiede pertanto al Governo di prendere atto della situazione di grave disagio nella quale si trovano l’intero sistema scolastico e gli Enti Locali e chiede fermamente di intervenire modificando la legge Gelmini per quanto riguarda le scuole di montagna dando la stabilità e le certezze che queste meritano per garantire un percorso educativo adeguato e consono alle esigenze dei territori più deboli del territorio provinciale, così come stabilito nell’art. 8 del D.P.R. n. 81 del 20/03/2009 che recita testualmente: «nelle scuole funzionanti nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle zone abitate da minoranze linguistiche, nelle aree a rischio di devianza minorile o caratterizzate dalla rilevante presenza di alunni con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione, possono essere costituite classi uniche per anno di corso e indirizzo di studi con numero di alunni inferiore a quello minimo e massimo stabilito dagli articoli 10,11 e 16».

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