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"Deve pagare una tassa arretrata". La data? Il 1915

"Deve pagare una tassa arretrata". La data? Il 1915
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di Andrea Violi

Quando ha ricevuto il sollecito di pagamento di tasse arretrate, Alberto Magnani di Sala Baganza si è chiesto di cosa si trattasse. Quando ha visto quali tributi gli venivano richiesti, è rimasto di stucco, ma subito dopo l'ha presa con ironia: stando al documento, l'Ufficio entrate di Guastalla gli chiedeva di pagare un'imposta del 1915. Poche righe più sotto, c'era una multa che Magnani avrebbe preso ad Ancona. «Solo che io non c'entro con Guastalla e non sono andato ad Ancona - spiega Alberto -. Sono nato nel 1948 e non posso certo aver evaso una tassa nel 1915! Comunque tutto è finito lì».
Alberto Magnani ha 62 anni ed è un ex autista di bus. Pensionato, vive con la moglie a Sala Baganza. E' un “pramzan dal sas” nato a Parma, in Oltretorrente. La «cartella pazza» è datata 3 ottobre 2008. Ci sono la lettera della sede di Reggio di Equitalia Emilia Nord Spa e i dettagli sui tributi richiesti. «Quando ho visto la data, il 1915, ho capito che qualcosa non andava», spiega il destinatario della cartella. Sul documento si legge che l'ente creditore sarebbe «Ufficio entrate Guastalla» per un tributo di 95 anni fa e un importo di 221,70 euro. Senza interessi di mora e con un diritto di notifica di 1,55 euro.
È possibile che si tratti di un errore di trascrizione, magari per indicare il 1995? Possibile, anche se Alberto spiega che nella sua vita ha abitato in diverse località del Parmense ma non nella Bassa reggiana e non sa la ragione di un'imposta («Registro») contenuta in quella «diffida di pagamento di tributi iscritti a ruolo».
Poche righe più sotto, poi, Alberto Magnani trova una multa per un'infrazione al Codice della strada che avrebbe commesso ad Ancona 11 anni fa, nel 1999. Un debito di 85,93 euro più interessi di mora e altre voci, per un totale di 141,28 euro. «Non sono stato ad Ancona, magari hanno fatto confusione con un'altra macchina», dice Alberto.
Com'è finita? «Non ho chiesto altre delucidazioni - spiega il salese -. È talmente assurda, come data, che non ci ho dato peso. Non ci sono stati problemi: non mi hanno più chiesto niente». Ma quando ha letto l'articolo “La Rai chiede il canone a un morto” sul nostro sito, Alberto ha notato analogie con la sua “cartella pazza”.

Stando ad Equitalia Emilia Nord, una diffida di pagamento con una data così “strana” è un caso più unico che raro. In passato però “cartelle pazze” ne sono arrivate: sia richieste di pagamento di cifre esageratamente alte (come raccontano le cronache del 2009), sia multe “fantasma” arrivate da altre regioni a casa di ignari automobilisti. In generale, cosa bisogna fare, quindi, in casi come quello del signor Magnani? Questi i consigli di Equitalia Emilia Nord, che abbiamo interpellato. Prima di tutto è bene contattare l'ente creditore per chiedere spiegazioni: in questo modo si va alla fonte del problema. «Equitalia non riscuote crediti propri ma di vari enti impositori, secondo le modalità che essi ci indicano», spiega la società di riscossione.
Se con il primo tentativo non si ottengono risultati, si può contattare Equitalia andando allo sportello o consultando il sito www.equitaliaemilianord.it.
Da un mese, inoltre, Equitalia ha varato la sua “direttiva anti-burocrazia”. I contribuenti che ritengono di aver ricevuto una cartella di pagamento per tributi già pagati o interessati da un provvedimento di sgravio o sospensione, non dovranno più fare la spola tra gli uffici pubblici: basterà compilare un’autodichiarazione per interrompere le procedure di riscossione.
Questa autocertificazione si può fare, ad esempio, se un ente chiede di pagare due volte una multa o una tassa che in realtà abbiamo già pagato. Un altro caso si ha con i ricorsi: se il giudice dà ragione al cittadino, Equitalia non può fermare la procedura di riscossione (che può arrivare fino al pignoramento) fino alla notifica della sentenza. Ora, presentando un modulo si accorciano i tempi della sospensione. Tutti i dettagli sono sul sito di Equitalia.

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  • CLAUDIO

    05 Giugno @ 23.55

    perche' meravigliarci? Stiamo pagando tasse con la benzina della guerra in Abissinia,alluvione di Firenze ecc...

    Rispondi

  • marco

    05 Giugno @ 18.01

    Consoliamoci che rispetto a secoli fa è cambiata la forma. Ai tempi, i bravi del signore di turno ti bastonavano pure. La sostanza no, quella non cambia. Non collaboriamo alla vita economica dello stato dello stato e al suo sviluppo come dovrebbe essere: manteniamo sanguisughe che ci trattano pure a calci nel cu.....

    Rispondi

  • MARCO

    05 Giugno @ 10.58

    L'atteggiamento di equitalia è il normale atteggiamento di chi ribalta il problema addosso ad altri "io faccio solo la riscossione per terzi" e quello che fanno non mi interessa. Pensate ad anziani, persone che non sono in grado di capire cosa c'è scritto in queste cartelle di riscossione che sono fatte ad arte per evitare che la gente possa capire cosa sta succedendo preferendo lasciar perdere e pagare; il tempo che si perde per giustificare che c'è un errore chi lo ripaga. Perchè se si vuole ragionare con assoluto menefreghismo come fanno i burocrati che sbagliano, il tempo che ci metto per trovare i giustificativi, la benzina, il telefono e lo stress prodotto me li paghi. Se noi cittadini sbagliamo ci viene chiesto di pagare, ma se sbagliano tutti questi enti (banche, aziende telefoniche, comune, equitalia, ecc.) perchè non pagano? Anzi li devi pagare anche se sbagliano e poi attivare le procedure di rimborso altrimenti ti pignorano tutto. Fate tutto quanto è possibile per farvi pagare sempre (anche a torto) e rimborsare mai (o solo attraverso lunghe e tortuose strade e avvocati) BRAVI!

    Rispondi

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