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Dopo Cedogno

Ecco come aiutare chi rischia di annegare

A Parma sono 24 i vigili abilitati

Soccorsi in acqua, a Parma sono 24 i vigili abilitati
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Quali sono gli strumenti a disposizione di Parma nel campo del soccorso acquatico e quali i comportamenti ideali e le precauzioni richieste a chi decide di trascorrere le giornate estive sul bordo dei fiumi? I drammatici episodi della settimana scorsa, in cui nel giro di soli tre giorni ha perso la vita una ragazza e hanno rischiato di annegare quattro giovani nel medesimo punto del torrente Enza, presso il ponte di Cedogno, hanno messo in luce come mai prima d’ora la necessità di conoscere e prevenire quanto più possibile i rischi legati al bagno in fiume e torrenti.

La stazione dei Vigili del fuoco di Parma dispone di unità appositamente addestrate nel soccorso in acqua, fluviale o marina: «E’ dello scorso gennaio – spiega Giorgio Gardini, funzionario ispettore antincendi del Comando di Parma – la nota circolare numero 12 del ministero in cui viene regolato l’operato dei Vigili per quanto riguarda il settore acquatico. Le specializzazioni si dividono in Sfa, Soccorso fluviale alluvionale e il più completo Settore Acquatico Sa. La provincia di Parma rientra, per la sua presenza di corsi d’acqua, nella fascia di rischio più bassa: attualmente disponiamo a Parma di 24 vigili abilitati e formati nel Soccorso Fluviale Alluvionale, di cui 5 specializzati in Soccorso Acquatico».

Dei diversi rischi individuati in caso di acqua corrente e quindi fluviale (infortunio dei bagnanti, trascinamento, incastro in pietre del fondale) il più pericoloso, individuato come mortale, è la formazione di rulli di corrente: proprio come sotto al ponte di Cedogno, dove dopo una breve cascata il torrente Enza crea un fondone con acqua in costante movimento, resa pericolosa dalla forza costante che tende a trascinare verso il basso i bagnanti e dalla consistenza schiumosa dell’acqua, in cui è impossibile fare presa per nuotare a riva.

Come si agisce, secondo regolamento, in caso di persona in pericolo in un rullo? «Ricorrendo a funi gettate in acqua verso la persona in difficoltà – risponde Gardini -: l’ultima spiaggia è quella di mandare un soccorritore in acqua, assicurato a riva tramite fune». Il principio è lo stesso della «catena umana» formata dai bagnanti che, domenica scorsa, ha permesso di salvare i quattro ragazzi a rischio nell’Enza al ponte di Cedogno. Come comportarsi, in caso di rischio di annegamento, in attesa dei soccorsi? «Nei casi più gravi, con perdita di coscienza e assenza di respiro – spiega Alex Uccelli, presidente e soccorritore dell’Assistenza pubblica Croce Azzurra di Traversetolo – l’unica manovra da fare è il massaggio cardiaco a oltranza, fino all’arrivo dei soccorritori: se si trova, nei locali vicini alla zona, un defibrillatore Dae si raccomanda di recuperarlo. Se la persona è invece cosciente o semi incosciente, è importante posizionarla su un fianco, non sottovalutando il rischio che l’acqua possa finire nei polmoni. Inoltre, in linea generale è meglio ricordare che nei fiumi l’acqua è più fredda rispetto al mare e che è sempre consigliabile mettersi in acqua in orari lontano dai pasti».

La raccomandazione più importante, però, rimane quella di evitare i posti che non si conoscono bene.

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