Provincia-Emilia

Morra, ritorno al passato

Morra, ritorno al passato
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Cristian Calestani
Seduti o in piedi intorno ad un tavolo, urlanti, spesso rossi in volto, ma attenti ad ogni dettaglio e pronti ad agire con il giusto tempismo per superare il proprio avversario. A vederli, e soprattutto sentirli, da lontano sembrano un gruppo di uomini che stanno violentemente discutendo tra di loro. Ma poi, facendo attenzione, e guardandoli bene si capisce che tutta quella energia è frutto della tensione con cui, rigorosamente in coppia, stanno cercando di battere i propri contendenti. E' la magia del gioco della morra. Un gioco che profuma di tempi andati e che, a rigor di legge, sarebbe addirittura illegale secondo quanto prevede una vecchia norma dei tempi del fascismo con la quale la pratica di questa disciplina venne messa al bando perché spesso causa di furibonde liti tra i suoi praticanti. Ieri a Gramignazzo - in occasione del trentunesimo campionato italiano di morra maschile e dell’undicesimo femminile organizzati dalla locale associazione Ardisci che ha riscoperto il valore culturale di questo gioco- di zuffe non ce ne sono certo state, ma nel cortile della chiesa del paese è come se il tempo fosse tornato indietro di qualche decennio. Ecco dunque spuntare i tavolini in legno, sui quali i punti sono segnati con il gessetto, e intorno ad essi formarsi il classico capannello. Seduti o intorno al tavolo i quattro contendenti, due per squadra, e vicino a loro il consueto gruppetto di curiosi. Il via alla singola contesa apre il campo ad un continuo roteare di mani accompagnato dal ritmico urlo delle voci. Quello che deve fare un giocatore di morra è, alla fin fine, piuttosto semplice: indovinare la somma del numero delle dita che lui e il proprio avversario sono pronti a mostrare sul tavolo. Ma a rendere tutto più complicato è il ritmo, davvero incalzante, con cui avviene tutto questo. Concentrazione, sguardo fisso sul tavolo, astuzia e un po' di fortuna: sono queste le doti che ogni buon giocatore di morra deve possedere e che, anche ieri, appassionati provenienti dalle province di Brescia, Cremona, Bergamo e Massa Carrara hanno sfoderato per conquistare la vittoria finale. Ma, ieri, all’ombra della chiesa di Gramignazzo a far roteare le proprie mani sono stati anche concorrenti provenienti da Udine e tra loro anche cinque donne che non si sono certo fermate dinnanzi agli oltre trecento chilometri di distanza tra il Friuli e la Bassa Parmense. Tra le sedici coppie al via solo una era composta da parmigiani, quella formata da Giacomo Macchiavelli di Gramignazzo, detentore del titolo provinciale e primo ad iscrivere il suo nome nell’albo della manifestazione trentun’anni fa, e Franco Gambara di Roccabianca che, invece, detiene il record di presenza per aver partecipato a tutte le edizioni delle gare di Gramignazzo. «Sono rimasti i valori di un tempo, come quello di giocare per divertirsi» il pensiero esternato da Macchiavelli, «durante il gioco si è sottoposti ad una grande pressione ed è fondamentale rimanere molto concentrati» il parere espresso, invece, da Gambara. La provenienza di giocatori da tutto il Nord d’Italia ha chiaramente soddisfatto uno dei principali promotori, il dottor Ezio Bosi che ha voluto «ringraziare tutti i soci dell’Ardisci Gramignazzo per l’impegno profuso». Un plauso è giunto anche dal parroco del paese don Filippo Zappettini che ha sottolineato l’importanza «di mantenere vive certe tradizioni che favoriscono l’aggregazione sociale e l’incontro, fronteggiando così l’individualismo imperante della nostra società».  

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