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Montagna in crisi, Maggiali: "Se la situazione continua così dobbiamo chiudere il Comune"

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E’ grande il malessere che i sindaci della montagna parmense hanno espresso questa mattina alla vicepresidente della Giunta regionale Simonetta Saliera, arrivata in Provincia per ascoltarli e ragionare insieme a loro del futuro. La Regione è intenzionata a porre attenzione alle difficoltà crescenti, soprattutto in vista di “una manovra che inciderà parecchio sulla vita degli enti locali e sulla vita dei cittadini”. Per questo la vicepresidente della Giunta regionale, ha voluto in ogni territorio incontrare gli amministratori della montagna per “capire se si riesce a governare le comunità anche a fronte di una crisi che non è passata, di tagli che non sono finiti, di un federalismo che stenta ad arrivare nel modo giusto”.
Il tema è come affrontare tutto questo, anche in una realtà come quella di Parma dove si è governato con l’idea che “non esistono zone marginali e che ognuna deve avere le stesse opportunità per esprimere le proprie potenzialità”. Lo spiega il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, presente insieme al vicepresidente Pier Luigi Ferrari, che ringrazia l’assessore regionale della disponibilità e vicinanza in un momento così difficile per la montagna, e all’assessore provinciale alle Infrastrutture e Difesa del suolo Ugo Danni.
I problemi sono tanti e i sindaci li esprimono con un senso di impotenza che al primo cittadino di Palanzano Giorgio Maggiali fa dire “se la situazione continua così dobbiamo chiudere il comune”.  Le spese correnti sono a rischio e il patto di stabilità è un vincolo difficile, come ricorda il sindaco Emanuela Grenti di Fornovo. C’è incertezza nell’agire quotidiano “che non fa bene ai nostri territori” dice Luigi Bassi presidente della comunità montana delle valli del Taro e del Ceno che spiega di aver chiuso il bilancio grazie al contributo della Regione. Tanti chilometri di strada da asfaltare, sgombrare dalla neve, ripristinare dalle frane perché la provincia di Parma è al secondo posto in Italia per dissesto idrogeologico. C’è allarme demografico e anche la scuola è a rischio “ma se manca il lavoro le famiglie se ne vanno” afferma Giuseppe Conti sindaco di Bardi. Poi ci sono i costi della burocrazia, come quelli per mettere a punto il Psc, “soldi sprecati” sottolinea Amilcare Bodria sindaco di Tizzano, che si sommano ai troppi vincoli, “più rigidi in montagna che altrove”, dice. Non ci sono solo le difficoltà quotidiane negli interventi dei sindaci, ma anche la storia di investimenti che ha reso questo Appennino più fruibile grazie ai servizi e più sicuro. Il sindaco di Langhirano Stefano Bovis cita le “attività di presidio” realizzate con la Provincia come quella che hanno portato alla nascita del Distretto turistico o la convenzione sui Parchi.   “La nostra montagna non è debole, siamo una delle Province più forti d’Europa” afferma Luigi Lucchi sindaco di Berceto ricordando elementi per progetti futuri: l’autostrada, la Pontremolese, la statale della Cisa, il Parco nazionale. Giordano Bricoli presidente della Comunità montana Est  propone un “sistema di programmazione che coinvolga la Regione e le Comunità montane per cercare di unire le problematiche e affrontarle” e indica alcuni temi fra cui lo sviluppo infrastrutturale ma anche la gestione comune di servizi.
“ Dobbiamo spingere per un federalismo che ci permetta di tenere il nostro modello di sviluppo regionale basato sulla coesione sociale, che è quello di non abbandonare nessuno. La Provincia – dice Bernazzoli – è convinta  che la montagna non è una palla al piede ma una opportunità per tutto il territorio. Occorre però lavorare non sull’assistenzialismo per le popolazioni montane , ma su incentivi a progetti che valorizzano l’esistente. Questo avverrà maggiormente quando potremo avere risorse da mettere sulla viabilità e difesa del suolo. Questo significa che dallo Stato centrale bisogna avere più finanziamenti o che il federalismo fiscale metta in condizioni i nostri territori di fare operazioni di valorizzazione anche con aspetti perequativi” ha concluso Bernazzoli anticipando la decisione di convocare in autunno gli “stati generali” della montagna Parmense per mettere meglio a punto e coordinare i progetti.
La vicepresidente della Giunta regionale, che ha illustrato alcuni dei punti su cui sta lavorando la Regione, fra cui una azione di sistema sul patto di stabilità, ha posto il tema di come fare rete nel sistema regionale, per trovare gli ambiti ottimali per mettere insieme funzioni. 
“A fronte di una manovra  che sta arrivando ancora più aggressiva nei confronti delle Regioni e Enti locali, bisogna che facciamo massa insieme – ha detto Saliera - e che ci strutturiamo  e andiamo a trovare anche quelle piccole risorse da mettere sul territorio quindi economizzare sulla struttura e sul funzionamento il più possibile, ma rivolgere queste risorse a servizi alle persone e al mantenimento del territorio”. Dunque non solo la messa in sinergia di Regione, Province e Comuni ma “un  ulteriore passo dal punto di vista dell’aggregazione e della solidarietà” attraverso le Unioni dei Comuni, forse anche le fusioni, come stanno studiando Polesine e Zibello nella Bassa Parmense:  “non sappiamo dipende dal territorio” dice Saliera, ma questa secondo la vicepresidente della Giunta Regione può essere una strada. La ripresa della discussione sarà a settembre, quando la Regione terrà altri incontri con le realtà locali e sempre in autunno la stessa Provincia di Parma farà la sua conferenza sulla montagna.

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  • maurizio tarasconi

    13 Luglio @ 20.07

    non e`giusto che paghi la regione ,o la provincia,i comuni devono continuare,non dimentichiamo che siamo una delle regioni piu`ricche,del territorio,

    Rispondi

  • beppe

    12 Luglio @ 23.06

    gira e rigira la morale è comunque che non ci si può più permettere di mantere in modo indefinito delle "sottostrutture" come i comuni. Del resto non stiamo inventando nulla: dove non si riesce a repererire risorse ed autosufficineza, occorre unificare e ristrutturare. I comuni devono essere ripensati e ricompattati. Lo hanno capito le cosiddette terre verdiane, non vedo perchè non possono essere ad esempio Sala e Felino o altri ancora. Stessa cosa dicasi per le provincie. tutte quelle che recentemente sono state create (che pochi ricordano in quanto sono state nel frattempo eliminate le targhe auto), sono figlie dello sperpero e della volontà di creare posizioni politiche (remunerate) e posti di lavoro che ben poco hanno a che fare con un reale sviluppo economico del paese. Tagliare . non servono a nessuno se non ai diretti beneficiari degli stipendi e delle poltrone. Al contrario si và tutti sotto e questa volta nessuno ci tira fuori.

    Rispondi

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