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La Sesta dipinta da Madoi rischia di scomparire

La Sesta dipinta da Madoi rischia di scomparire
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di Pier Paolo Mendogni

CORNIGLIO - Uno dei luoghi più caratteristici e significativi  del nostro Appennino, meta di un crescente interesse turistico, è pesantemente minacciato da un degrado che rischia di sfigurarlo irreparabilmente: si tratta della piccola chiesa di Sesta di Corniglio, tutta internamente affrescata da Walter Madoi, che costituisce il punto focale di una «mostra permanente» che si snoda per le vie del paese sulle pareti delle case brillantemente illustrate con personaggi che il tempo ha storicizzato. Un paese dipinto, un «unicum» per la nostra provincia che sta richiamando visitatori da diverse regioni e che pertanto merita di essere adeguatamente sostenuto dalle istituzioni di vari livelli trattandosi di un «bene culturale» che travalica i confini provinciali.
Walter Madoi (1925-1976) innamoratosi di Sesta, paese d’origine della moglie, durante la Resistenza,  all’inizio degli anni Sessanta faceva di un fienile  una piacevole residenza aperta sulla valle della Parma e con la sua estrosa genialità pittorica iniziava a vivacizzare le vie del  piccolo borgo dipingendovi coloriti personaggi locali, amici e artisti tra cui Sophia Loren, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida, Totò.
L’opera di maggiore prestigio  per intensità drammatica e per spessore religioso e sociale è rappresentata dalla Crocifissione  che occupa le due pareti laterali e quella absidale della chiesa di San Rocco. Sulla parete destra, immersa in una luce grigia di  dolorosa tristezza,  svettano tre croci con al centro quella di Cristo, vegliato dalla madre vestita di nero come le anziane del posto e impietrita nelle rughe della sofferenza. Nella parete di fronte assistono, sconvolti, a questo supremo evento biblico donne e uomini di Sesta con gli occhi stupefatti e smarriti, avvolti in pesanti mantelli.
E’ tutta la comunità che si stringe nella partecipazione al supremo sacrificio dell’uomo-dio. Un sacrificio che, come si nota nella parete absidale, ha ottenebrato il mondo, rinsecchendolo di puntuti arbusti spettrali che solo la Resurrezione farà rifiorire a nuova vita. E la speranza la porta il vescovo monsignor Evasio Colli, aggiunto subito dopo l’inaugurazione del 7 luglio 1963, che con la mano destra  indica il cammino da compiere verso la candida luce della salvezza.
Adesso questa piccola «Sistina di montagna» rischia di frantumarsi. Le copiose nevicate e le abbondanti piogge dell’inverno e della primavera  hanno provocato danni notevoli con l’umidità che ha intaccato diverse figure, compromettendone la corretta percezione, e ha determinato dei pericolosissimi distacchi di ampie zone di tessuto pittorico, che potrebbero cadere.
Questa situazione così gravemente compromessa non può essere ignorata dalle istituzioni provinciali, regionali e dalla Soprintendenza. Il Parco dei Cento Laghi ha già operato positivamente nel passato creando all’interno del paese un percorso didattico intelligentemente illustrato per penetrare meglio lo spirito di questo singolare museo ricco di memoria e di affetti. Adesso però gli interventi devono avvenire a vari livelli, coinvolgendo più istituzioni magari col coordinamento del Comune, che non può restare insensibile di fronte a questa problematica. E’ solo con un realistico sforzo congiunto che si potrà operare efficacemente per evitare danni irreparabili.
Così sarebbe pure opportuno portare avanti l’istituzione di un piccolo museo, promosso dagli attivissimi e volonterosi  soci del Comitato Sesta-Madoi, per il quale è già stato acquistato un immobile da ristrutturare. Vi potranno trovare posto, tra l’altro, i cinque grandi cartoni preparatori agli affreschi, che ora sono collocati provvisoriamente in chiesa, disegnati con rara abilità e efficacia. Madoi, infatti, con tratti decisi ha creato forme  di un suggestivo dinamismo come la donna, avvolta in un turbinante mantello, che si copre gli occhi con l’avambraccio mentre il figlioletto si stringe al suo grembo;  quei volti realistici vivacemente caratterizzati intorno a un albero rinsecchito; quel «ladrone» crocifisso con un braccio penzoloni (cambiato nella stesura pittorica) e di fianco il profilo di una «mater dolorosa».
E vi potrebbe essere pure collocato l’imponente bozzetto in gesso, dipinto di nero, del monumento alla Resistenza di San Donato Milanese (1975) dove il giovane nudo con le mani legate dietro la schiena appare come un moderno laico San Sebastiano, assistito pietosamente da una donna, simile a quella posta ai piedi della croce,  silente testimone di una immane tragedia. Tutte opere degne di essere salvaguardate e fatte conoscere per la loro bellezza e per l’alto significato etico e storico.
 

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  • bhferni

    31 Maggio @ 11.36

    è un PECCATO! ricordo che nei primi anni novanta, quando per la prima volta visitai Sesta, ma ancora nel 2000 (quando ebbi occasione di tornarci) i colori erano meravigliosi, vedere questa foto ora mi mette una tristezza... Voglio sperare che oltre allo stato in cui versa l'affresco la colpa del ''grigiore'' dell'immagine sia anche un po' di chi è andato a fotografare!

    Rispondi

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