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Vacanze in spiaggia o sui monti? No, fra i terremotati d'Abruzzo

Vacanze in spiaggia o sui monti? No, fra i terremotati d'Abruzzo
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 Una settimana di solidarietà fra i bambini, gli anziani, i disabili, delle popolazioni terremotate d'Abruzzo. E' quello che hanno scelto di fare nove ragazzi (Stefano, Alberto, Paolo, Eleonora, Bianca, Jacopo, Isacco, Benedetta, Valerio) della diocesi di Fidenza, che hanno vissuto un’esperienza di volontariato  nella città dell’Aquila. Questo è stato possibile grazie alla Caritas italiana. fin dal primo giorno a fianco dei terremotati e ancora oggi sul territorio aquilano. 
I ragazzi fidentini, in buona parte di San Giuseppe lavoratore, sono stati coordinati dal neo-operatore della Caritas diocesana Stefano Baschieri. Diverse sono state le attività nella quale sono stati coinvolti : animazione dei grest parrocchiali, accompagnamento agli anziani, sostegno ai disabili, lavori manuali. «E’ stata una bella opportunità - hanno raccontato al rientro in città - per sentirsi vicini a chi sta soffrendo e sta vivendo un momento difficile della propria vita. Un’occasione di crescita per noi che abbiamo potuto toccare con mano i problemi che le persone vivono, i loro sentimenti, le loro paure ed angosce. I media hanno smesso di parlare dell’Aquila e la gente si sente abbandonata. E’ vero che le case sono state date a quasi tutti, ma è altrettanto vero che la disgregazione sociale che è avvenuta ha portato profonde fratture nei rapporti tra gli abitanti. Inoltre la ricostruzione del centro storico non è ancora iniziata: c'è una zona che sembra una città fantasma, dove non si sente una parola, un pallone, nulla... il silenzio. Lì non c'è vita, ma c'era fino a poco più di un anno fa» . 
« È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere - ha raccontato Benedetta - e che mi è servita soprattutto per capire quali sono le mie capacità, che a Fidenza non mi era capitato di scoprire. Infatti all’Aquila sono stata in una comunità per disabili e lì, dopo un po' di imbarazzo iniziale, ho capito che sapevo stare con queste persone, giocare e sorridere con loro era per me gioia. Ora cercherò anche nella mia città di rendermi utile per questi servizi». « Prima di partire - ha aggiunto Jacopo - avevo paura che le cose potessero non funzionare e che mi sarei potuto demoralizzare subito e invece quando sono ripartito ho capito che ho lasciato a loro qualcosa. E loro a me. La persona che ricorderò di più è il parroco don Juan, che fin da subito ci ha accolto e ci ha voluto bene». «La cosa più bella che ho fatto - ha ricordato Eleonora - è stata quella di fare compagnia a una anziana cieca. Mi ha raccontato tutta la sua vita e l'esperienza del terremoto : attimi di terrore, dove si è resa conto che sarebbe potuta rimanere schiacciata dalle mura della sua casa. Sentire queste cose dalle persone che direttamente sono state coinvolte fa rabbrividire. E come tutta una vita possa cambiare in soli 30 secondi... ». 

 

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