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Palanzano - Il Comitato Vaestano insorge: no alla centrale

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Beatrice Minozzi

Fino a poco tempo fa a Palanzano si sentiva spesso parlare del Comitato Giarola, sorto per dire no al progetto che prevedeva la costruzione di una centrale a biomasse a Borgo Giarola, piccola località alle porte di Palanzano. Ora è più frequente sentir parlare di Comitato Vaestano. Il motivo è semplice. «Pensavamo che fosse tutto finito, che la centrale a biomasse fosse solo un brutto ricordo - spiegano i componenti del Comitato Vaestano -, e invece abbiamo scoperto che sì, la centrale non l’avrebbero più fatta a Giarola, ma che in compenso sorgerà in località Nacca, alle porte di Vaestano». Gli abitanti della frazione non ci hanno pensato due volte ed hanno costituito il comitato, presieduto da Franco Ferrari, che in poco tempo ha raccolto qualcosa come 550 firme. «Terra, aria e acqua sono i tre elementi che rendono preziosi luoghi ancora incontaminati come l’alta Val d’Enza e la Val Cedra - continuano dal comitato, che non vuole fare della sua causa una questione politica -. Sono i giacimenti che gli abitanti delle montagne dovrebbero godere in prima persona e trasformare in fonti di benessere anche economico, rispettando il loro equilibrio e lavorando per la loro protezione. Una nota stonata, improvvisamente, potrebbe rovinare l’equilibrio millenario: nel bel mezzo di una piccola, appartata valle si vorrebbe costruire una centrale che si alimenterà anche con le scorie di altri mondi già degradati». 
La centrale sarà costituita da due impianti separati ma collegati tra loro, ognuno dei quali avrà una potenza di 999 kw. Uno funzionerà a biomasse, e l’altro a syngas, «ovvero un gas di sintesi - spiegano -. Ma cosa ci si potrà bruciare? Di tutto, dalla legna, ai resti della produzione agricola, fino ad arrivare ai rifiuti. Quando diciamo di tutto intendiamo proprio di tutto. Sarà un impianto industriale inserito in un ambiente incontaminato». Di nuovo: terra, aria, acqua «ma questa volta non come le esecutrici della volontà di una natura buona - continuano i componenti del comitato -, bensì come vittime predestinate di uno dei tanti errori che l’uomo, in buona o in malafede, da sempre commette». Il comitato ha chiesto più volte un incontro con l’Amministrazione comunale, «ma non abbiamo avuto risposte di alcun tipo - spiegano -. Non siamo stati interpellati e neppure avvistati del progetto, che non ci hanno permesso neppure di vedere». «La terra sarà percorsa da grossi mezzi che transiteranno su vie di comunicazione non adatte - spiega Ferrari -, l’aria accoglierà fumi, vapori, odori che questo luoghi non avrebbero mai prodotto. L’acqua scorre a pochissima distanza dall’impianto e ne riceverà gli scoli». La domanda sorge spontanea: Palanzano e Vaestano hanno bisogno di tutto questo? «Sul piano della sensibilità no di certo, ma sul piano della razionalità si può aggiungere che quest'iniziativa non si sostiene da sola, non nasce per rigenerare un valore a partire da scarti prodotti su questo territorio, ma dovrà attirarne da altri luoghi». Quali scarti? Di quali e quanti mezzi di trasporto ci sarà bisogno? «La dimensione di impianti così grossi ben si adatta a livelli di produzione di liquami o cippato da segherie o grosse aziende - risponde Ferrari -, ma a Vaestano c'è tutto questo? La risposta è: no. E allora perché investire in tutto questo e non in un altro progetto?».

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  • guido

    31 Agosto @ 20.23

    non ci sono le materie prime in loco, non ci sono le strade per far passare le decine di camion necessari, cui prodest?

    Rispondi

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