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Berceto scopre de Zurbarán - In duomo un suo olio su tela

Berceto scopre de Zurbarán - In duomo un suo olio su tela
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 Stefania Provinciali

«San Francesco in meditazione», l’olio su tela capolavoro del sivigliano Francisco de Zurbarán (Fuentes de Cantos 1598 - Madrid 1664), famoso per i suoi frati misteriosi e ascetici, sarà in mostra nel Duomo di San Moderanno dal 27 al 30 agosto. 
La presentazione, promossa dal Comune di Berceto, si svolgerà venerdì, alle   18, con interventi del sindaco, Luigi Lucchi, del vicepresidente nazionale vicario Fima (Federazione italiana mercanti d'arte), Tommaso Tomasi e dallo storico dell’arte Emilio Negro. 
Ad indicare l’opera era stato l’antiquario Alessandro Torricelli, consigliere provinciale Fima, in corrispondenza con le manifestazioni per il quarto centenario della morte di Caravaggio che si celebra in Italia e all’estero per affrontare il tema della luce caro ai due artisti e nell’ottica dei responsabili Fima di far conoscere opere d’interesse museale ad un pubblico vasto. E’ così giunto sull'Appennino il San Francesco, grazie alla disponibilità di un collezionista milanese che ha scelto Berceto e il suo duomo, a fronte di altre richieste di partecipazione, per esporlo nel giorno della scomparsa di de Zurbarán, il 27 agosto del 1664. Il dipinto è appena rientrato in Italia dopo essere stato esposto al Museo Maillol di Parigi nella mostra «C'est la vie - Vanitées de Caravage à Damien Hirst» dove la critica l’ha definito un capolavoro assoluto.
Per il territorio è un’occasione unica e rara per confrontare il genio della luce italiano, con l’artista spagnolo, già definito dal Longhi «il Caravaggio Spagnolo». Certo è che de Zurbarán  nel coniugare in maniera a dir poco conturbante la resa realistica e l’intensità pittorica con il contenuto e il messaggio spirituale, si può considerare espressione della grande mistica spagnola del secolo. Col volto intento nella meditazione, quasi a «negare» lo sguardo allo spettatore, nascosto dietro l’ombra del cappuccio, Francesco pare assorto sul «fine ultimo dell’uomo», evocato dal teschio. Una luce «brutale» crea ombre profonde sulla superficie della tonaca del santo più volte «celebrato» dal pittore spagnolo. 
In primo piano il misterioso fascino e la straordinaria potenza della luce, elemento fondamentale per l’artista al fine di raggiungere momenti di profondo misticismo.
Il pittore inizia come apprendista nella città di Siviglia dove conosce Pacheco e diventa amico di Velázquez. Nei primi anni di attività vive a Llerena, ma nel 1626 riceve un primo importante incarico a Siviglia: dipingere il ciclo di San Pablo El Real. Nel 1629 si stabilisce a Siviglia dove lavora per la cattedrale e per diversi ordini religiosi (francescani, domenicani e certosini). Nel 1634 viene invitato per volontà di Velázquez a partecipare alla decorazione del Salon de Reinos del Buen Retiro con una serie di pitture sul mito di Ercole. Tornato a Siviglia, de Zurbarán  esegue le opere più importanti di tutta la sua carriera: i dipinti della certosa di Jerez e quelli della sacrestia della chiesa dei gerolomini di Guadalupe. 
A partire dal 1640 riceve numerosi incarichi per le chiese dell’America spagnola. De Zurbarán fino alla morte vive in condizioni economiche precarie. 

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