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Siluri nel Po: tutti a caccia dei nuovi mostri di Lochness

Siluri nel Po: tutti a caccia dei nuovi mostri di Lochness
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 Paolo Panni

Potrebbe essere definita la «siluro mania» quella che riguarda un numero sempre crescente di uomini e donne, che vanno a «caccia» di pesce siluro. Capacissimo di superare il quintale e di raggiungere quindi dimensioni notevoli si tratta di un ospite fisso, ormai da anni, delle acque del Po. In molti Paesi europei, le sue carni sono considerate di gran pregio. In Italia, come specialità gastronomica non è certo di moda, ma sono comunque in tanti a pescarlo, praticando per lo più il cosiddetto «catch & release», una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilancia in acqua.
 Al grande pesce che occupa stabilmente le acque del Po è dedicata anche un’associazione, il Gruppo Siluro Italia che vanta diversi aderenti anche nel Parmense ed è attivo da anni. Oggi il Gruppo Siluro Italia rappresenta il punto di riferimento nazionale, sia per le più alte competenze tecniche di divulgazione e informazione sulla pesca al siluro, e sia per tutte le attività di tutela ambientale che gravitano attorno al moderno Cat Fisherman. C'è anche chi della pesca al siluro ne ha fatto un’attività lavorativa. 
E’ il caso di Vitaliano Daolio che a Motta Baluffi  è alla guida del Po Fishing Center, noleggiando imbarcazioni e organizzando, in qualità di guida ambientale e pescatore professionista, stage di pesca al siluro sul Po. «E' un attività che mi consente di sopravvivere - dice Daolio - ma se in questo Paese le regole fossero diverse sarebbe un ottimo sbocco lavorativo per tanti giovani, e di questi tempi non è poco. Purtroppo però, se partiamo da Polesine e arriviamo fino al delta, sfido chiunque a trovarmi un pescaturismo in regola. Quelli che ci sono - attacca - sono per lo più abusivi e gestiti da stranieri». E c'è poi chi occupa il proprio tempo libero dedicandosi alla pesca al siluro. «La passione - racconta Alessandro Brozzi di Mezzani - è nata una decina di anni fa da un gruppo di amici appassionati di pesca. Per catturare il siluro - spiega - esistono molte tecniche: la pesca con il Clonk e la pesca a fondo da riva sono le più usate». E smentisce qualsiasi «leggenda» riguardante la pericolosità del siluro verso l’uomo dicendo «siamo più pericolosi noi per lui e altre specie di pesci visto che le acque d’Italia e di tutta Europa stanno radicalmente cambiando, questo soprattutto grazie all’immissione incontrollata di sostanze inquinanti». Altro esperto pescatore di siluri è Fabio Pezzini di Polesine. «La passione per la pesca al siluro - dice - non è nata così per caso. Essendo pescatore da sempre e essendo, la pesca, nella mia famiglia, una cosa che si tramanda di generazione in generazione. Poi però con l’acqua così inquinata non si è potuto più usare il pesce come alimento e allora anni fa decisi di liberare il pescato.  Il numero di siluri nel nostro fiume - aggiunge - è considerevole, ma il dato più impressionante è la loro dimensione che sta crescendo a dismisura, non è difficile ormai catturare esemplari sui 100 kg, e non è impossibile imbattersi su esemplari ancora maggiori. Il siluro allo stato attuale - prosegue - non è pericoloso per l’uomo, non si sono verificati episodi pericolosi o strani. Ricordiamoci però che è un pesce non piccolo e in continua evoluzione, per cui quello che sarà, ora non si sa».
 L’eventuale pericolosità di questo pesce è sempre stata presa in considerazione. Ma a smentire qualsiasi pericolo è di nuovo Vitaliano Daolio. In giro di «leggende» legate all’aggressività del siluro ne ha sentite tante. «Io - scherza - le chiamo leggende a denominazione di origine controllata, quelle che nascono dopo il terzo, fresco e spumeggiante bicchiere di lambrusco, una vera scienza da bar che potrebbe essere sfruttata a fini turistici, come a Loochness in Scozia dove hanno creato un’economia che vive e prospera grazie alla leggenda del mostro che è stato filmato e fotografato in maniera molto discutibile. Noi che abitiamo e lavoriamo sul grande fiume - conclude - proporremo una campagna pubblicitaria con lo slogan un Po di Lochness, sperando di avere la stessa fortuna».                 
 
 

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  • dario

    18 Maggio @ 22.30

    Cominciamo a ripulire il grande fiume,basta finti depuratori,scarichi abusivi di ogni tipo,facciamo in modo che il pesce ripopoli le lanche,vero bacino di frega per i nostri pesci!!Facciamo le scale di monta negli sbarramenti,tutto questo ci riportera' la nostra fauna!!non usiamo sempre il siluro come il male di tutto!!!

    Rispondi

  • marco

    27 Agosto @ 19.48

    Effettivamente è piuttosto gnocco ributtare in acqua una specie non a rischio di estinzione ma che causa solo danni e impoverisce la fauna locale. Discorso simile per il gambero americano e le nutrie (che distruggono gli argini).

    Rispondi

  • Gianluca

    27 Agosto @ 12.51

    TROVA L'INCONGRUENZA: se una persona viene tenuta con la testa sotto acqua per un pò di tempo (senza ami in bocca), tirata su e rimessa giù è tortura... un pesce (con un sistema nervoso molto avanzato e quindi sente il dolore...) che viene arpionato, strattonato tirato su e buttato in acqua di nuovo è sport.....

    Rispondi

  • Antero

    27 Agosto @ 11.56

    La Legge regionale 11/93 che regola la pesca sportiva in Italia, vieta la reimmissione in acqua delle spcie alloctone pescate. Il siluro è una specie proveniente dall'est europa e si nutre di tutte le specie pregiate tipiche delle nostre acque, barbi, cavedani, lasche ecc. Rimetterlo in acqua come fanno tutti questo cosiddetti "sportivi" non è un atto di carità verso il pesce ma un atto di complicità illegale verso la natura dei nostri fiumi. Facendo così non vedremo mai più la fauna ittica autoctone del bacino del Po.

    Rispondi

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