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Incidente sul lavoro: operaio perde una gamba

Incidente sul lavoro: operaio perde una gamba
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Un incidente sul lavoro è avvenuto allo stabilimento Eridania di San Quirico di Trecasali, nella arda mattinata di ieri. Un uomo - un facchino di nazionalità marocchina, 39enne - è rimasto incastrato in una cocla (un grande sminuzzatore) e ha riportato gravi ferite. Sono giunti sul posto il personale del 118 (un'ambulanza della Croce rossa di San Secondo e l'elicottero di Parma Soccorso), i vigili del fuoco, i carabinieri di Sissa e gli addetti della Medicina del lavoro. Al Maggiore è stato sottoposto a un intervento chirurgico; i medici, che sulla base delle sue condizioni avevano previsto di dover amputare entrambi gli arti inferiori, lo hanno giudicato in immediato pericolo di vita.  Ora l'uomo ha perso una gamba, e l'altra ha lesioni serissime. Il marocchino lavora per una cooperativa di facchinaggio creata da suoi connazionali (il fratello ne è presidente), che aveva ottenuto l’appalto con ribassi notevoli rispetto alla cooperativa che curava precedentemente i lavori.

LA NOTA DEI SINDACATI - In una nota, i sindacati spiegano che l'uomo è dipendente di una cooperativa di facchinaggio che per la prima volta quest'anno lavora durante la campagna e che tempo fa avevano sollecitato "alla direzione aziendale perplessità sulla garanzia della sicurezza del lavoro". "Negli ultimi due anni infatti i lavoratori stagionali sono stati ridotti considerevolmente nel numero - si continua nel comunicato - anche a scapito della sicurezza. L'appalto del facchinaggio è stato quest'anno cambiato per la prima volta dopo decenni. Agli storici operatori si sono preferiti nuovi addetti che garantivano un ribasso dei costi pari a circa il 40%. Massimo ribasso che forse non garantiva le stesse condizioni di lavoro e di sicurezza. Abbiamo chiesto conto di turni di lavoro massacranti e infortuni non denunciati, chiedendo all'azienda di intervenire. Pur non volendo trarre oggi azzardate conclusioni chiediamo a tutti gli organismi di controllo di verificare se si tratta di una fatalità non prevedibile o se piuttosto non ci troviamo di fronte al normale esito di una scellerata politica industriale che non tiene conto nemmeno del basilare diritto del lavoratore alla sopravvivenza e all'integrità fisica! Da parte nostra garantiamo che seguiremo con estrema attenzione l'esito della vicenda perché chi avesse commesso errori e leggerezze le paghi fino in fondo".

DIPENDENTI FERMI DUE ORE PER TURNO - Dopo l’incidente sul lavoro, la Rsu dello stabilimento di San Quirico e i sindacati provinciali hanno proclamato per domani una fermata di due ore per turno (blocco dello scarico bietole e della spedizione zucchero) «per chiedere all’azienda chiarezza sull'infortunio e sulla sicurezza sul lavoro in questa campagna».  
 
IIL PD: "SICUREZZA DEL LAVORO REQUISITO IRRINUNCIABILE" - Il gruppo del Pd ha espresso - attraverso una nota stampa -  "alla persona vittima del tragico infortunio la propria solidarietà profonda e sincera". "L’episodio ripropone il drammatico problema degli infortuni sul lavoro e delle misure di sicurezza e di prevenzione nei luoghi di lavoro - si legge - : un problema rispetto al quale non è dato di 'abbassare la guardia', meno che meno in un momento nel quale il quadro consolidato dei diritti e dei doveri dei Lavoratori dipendenti è messo in discussione nella prospettiva della globalizzazione del mercato e delle esigenze di produttività del c.d. sistema Italia. Quale che sia lo sbocco di questa discussione, infatti, la sicurezza del lavoro, è, per così dire, un requisito irrinunciabile, ed il relativo sistema di regole e di dotazioni non può che venire rafforzato e non indebolito".

PATRIZIA MAESTRI, CGIL: "SIAMO SICURI CHE ALLENTARE I CONTROLLI SIA PIU' ECONOMICO?" - “La cooperativa era riuscita a sostituire quella che da diversi anni collaborava con l’azienda saccarifera grazie alla disponibilità a praticare un ribasso dei costi del 40%, sinonimo evidentemente di peggiori condizioni di lavoro e di minori garanzie per la sicurezza - scrive la segretaria generale della Cgil di Parma Patrizia Maestri -  Ora, se da un lato si attende che gli inquirenti chiariscano la reale dinamica dell’incidente, dall’altro non ci si può esimere da una riflessione più generale sulla preoccupante deriva che, a partire dall’approccio culturale e sociale, sembra sempre più dilagante nel nostro Paese sulla questione della salubrità e sicurezza dei luoghi di lavoro. Possibile che, in nome della competitività e del maggior profitto si possa pensare di derogare a tutte le conquiste che nel secolo scorso hanno contribuito a dare dignità e sostenibilità al lavoro e ai lavoratori? Possibile che sempre più aziende, con la compiacenza come in questo caso di pseudo-cooperative, facciano della ricattabilità dei lavoratori lo strumento per incrementare i margini di guadagno abbattendo anche i costi destinati alla sicurezza? Rafforzati, peraltro, nella loro perversa politica di risparmi sulla pelle delle persone, da un ministro dell’Economia che dichiara che l’applicazione della legge 626 è troppo onerosa per il nostro Paese e sostanzialmente va ripensata. Ma siamo sicuri che allentare i controlli e i dispositivi per la sicurezza sia più economico per la collettività? Il caso del lavoratore dell’Eridania farebbe pensare il contrario. Si tratta infatti di un uomo giovane, di 30 anni, con una moglie e due figli piccoli; un uomo che non potrà più lavorare, e che non potrà più facilmente mantenere la propria famiglia. Chi se ne farà carico se non – giustamente – la collettività? È chiaro che il costo sociale di una così miope visione dovrà essere sostenuto dai cittadini, i quali davanti a casi come questo si fermeranno forse a riflettere sulla sensatezza di affermazioni come quelle del ministro Tremonti. Per indignarsi e protestare, affinché non si compia uno scellerato ritorno al passato”.

 

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  • wong

    11 Settembre @ 15.21

    sono sicuro che la verita salta fuore.al piu presto bossibile.

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    • khaola

      19 Settembre @ 16.49

      scusate ma voi pensate adesso solo a sparlare delle copperative ma ce io nn capisco al posto di pensare a quel povero uomo e a come si sente pensate a creiticare ... io conosco quell uomo e ha anche tre figli e vi assicuro ke sta malee !!

      Rispondi

  • jack

    11 Settembre @ 01.06

    sfruttamento dei lavoratori. punire chi lucra sulla gente che fa 12 ore o piu di lavoro per pochi euro. i lavoratori di quella cooperativa (quasi tutti nordafricani) lavorano bene e tanto per questo meritano rispetto e devono essere tutelati. sarei curioso di sapere a quanto ammontano stipendio e ore di lavoro (effettive)

    Rispondi

  • Geronimo

    10 Settembre @ 20.18

    La sicurezza sul lavoro interessa ai sindacati tant'è vero che sono gli unici a battersi solo che quando lo fanno vengono tacciati di essere i soliti comunisti conservatori contrari a tutto. Ormai neanche chi dovrebbe vigilare fa il proprio dovere, neanche chi dovrebbe favorire la sicurezza sul lavoro fa quello che dovrebbe.

    Rispondi

  • albfelt

    10 Settembre @ 18.02

    Questo è il risultato di un momento politico dove è più facile mettere i lavoratori in concorrenza tra loro.Le maestranze dell Eridania hanno preferito risparmiare (40% in meno) togliendo l' appalto ad una cooperativa che da quasi 40 anni (in precedenza nello stabilimento di Fontanellato) operava in questo impianto. Non si può parlare di fatalità ma dell'ennesima violazione dei diritti dei lavoratori. All' operaio vittima dello sfruttamento, va il mio pensiero!!! A chi ha commesso errori e leggerezze in nome del RISPARMIO , paghi fino in fondo!!!!!!!!

    Rispondi

  • Hermes

    10 Settembre @ 15.18

    Basta con queste cooperative e interinali!sono loro la rovina del mondo del lavoro!ma sono foraggiate dai compagni e dal partito!!io ho lavorato per una di queste e ne so qualcosa!!

    Rispondi

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