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Addio al Cavalier Libero Ferrari: tra i padri dell'Unione agricoltori

Addio al Cavalier Libero Ferrari: tra i padri dell'Unione agricoltori
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Cristian Calestani
«Ricordate, gli agricoltori sono galantuomini che mantengono sempre la parola data». Così Libero Ferrari, cavaliere della Repubblica e storico fondatore dell’Unione agricoltori di Parma morto ieri a 86 anni, aveva definito i lavoratori che con decisione ha difeso per tanti anni. Quelle sue parole - pronunciate lo scorso aprile durante l’assemblea annuale di Confagricoltura Parma - avevano strappato applausi nel giorno in cui proprio lui aveva ricevuto il premio «Parma per l’agricoltura». Riconoscimento inevitabile per chi, come ricordato ieri da tanti esponenti del settore, nel mondo agricolo aveva operato proprio «da galantuomo» dividendosi tra l’impegno nei campi e nell’attività sindacale nelle file della Confagricoltura, senza mai dimenticare la famiglia.
Il nonno di Libero, Agostino era, agli inizi del '900, affittuario di un fondo di circa cento biolche nella zona di Basilicagoiano. Poi il padre di Libero, Francesco, iniziò l’attività di mezzadro intorno agli anni '30 nel fondo di proprietà delle sorelle Schiavi, sempre nella zona di Basilicagoiano. Il 1936 fu un anno molto importante per la famiglia Ferrari poiché il padre di Libero da mezzadro divenne affittuario del fondo. La svolta si ebbe nel 1954 quando proprio Libero riuscì a compiere l’ultimo importante passo divenendo proprietario di buona parte del fondo, per un’estensione di circa 70 biolche, alle quali nel 1969 si aggiunsero anche le restanti 30 che gli permisero di divenire l'unico proprietario. Negli anni '70 Ferrari fu tra i primi a credere nelle potenzialità di una stalla moderna a stabulazione libera. Per la sua intraprendenza in campo imprenditoriale fu insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Ma Ferrari, nel corso della sua vita, si è speso con grande dedizione anche nel mondo della cooperazione e del sindacale agricolo, ricoprendo importanti incarichi. Nell’ambito della cooperazione fu consigliere dell’Unione Cooperative e, nel 1950, fondatore del Caseificio Sociale San Donnino del quale per alcuni anni è stato anche presidente. Tra le cariche ricoperte anche quella di consigliere della Cantina sociale Val d’Enza. In merito all’attività sindacale Libero Ferrari figura tra i 10 fondatori dell’Unione agricoltori di Parma, all’interno della quale ha ricoperto diversi incarichi: quello di presidente della sezione Affittuari coltivatori diretti, di consigliere provinciale della sezione Proprietari coltivatori diretti e, per diversi anni, di presidente provinciale del Sindacato pensionati. Ma Ferrari ha ricevuto incarichi di prestigio anche a livello nazionale all’interno di Confagricoltura come quello di consigliere nazionale dell’Impresa Famigliare Coltivatrice e, per ben quindici anni, di presidente nazionale del Sindacato pensionati.
«Tutte le sue energie, al di fuori dell’ambito famigliare - ha dichiarato il figlio Giovanni - mio padre le ha spese per il bene dell’agricoltura e nel mondo dell’associazionismo, specie negli ultimi anni per aiutare gli anziani».
Libero Ferrari che viveva a Basilicagoiano e che amava affermare di «sentirsi per sempre un agricoltore» lascia la moglie Carmen e i figli Pierluigi e Giovanni.
Il rosario sarà recitato questa sera nella chiesa di Monticelli alle 20.30, il funerale si terrà domani, sempre nella chiesa di Monticelli, alle 15.

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