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Il giallo di Argia: per il Ris fu un incidente

Il giallo di Argia: per il Ris fu un incidente
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Georgia Azzali

La casa di Quinzano di Sotto non proteggerebbe alcun segre­to. E anche su quell'auto - finita in una scarpata in una mattina di fine settembre - non ci sareb­bero misteri. Per il Ris di Parma, che nei giorni scorsi ha depo­sitato la consulenza tecnica di­sposta dal pm Paola Dal Monte, la morte di Argia Lazzari fu un incidente. Complesso, tanto da sembrare maledettamente ano­malo, ma comunque un inciden­te. Perché non è emerso alcun elemento che possa avvalorare l'ipotesi dell'omicidio, inchio­dando il marito Federico Pedro­ni. Il veterinario che, secondo l'accusa, quel 30 settembre 2009 alla guida della Peugeot 306, si­mulò un incidente stradale nelle vicinanze del cimitero di Man­zano per occultare l'omicidio della moglie. L'uomo che, lo scor­so luglio, dieci mesi dopo la tra­gedia, fu indagato per omicidio volontario.

Nessuna traccia latente in casa

Il Ris ha perlustrato ogni an­golo della bifamiliare di Quinza­no in cui Argia viveva con il ma­rito. L'ipotesi più probabile, infat­ti, nel caso di omicidio, era che la donna fosse stata uccisa tra quel­le quattro mura e poi caricata in auto. Ma in quelle stanze, sep­pure poste sotto sequestro dieci mesi dopo il dramma, non ci sono tracce di sangue compatibili con le ferite riscontrate sul corpo del­la donna e che - quindi - possano far ipotizzare l'omicidio. Tracce cancellate? Sia nell'abitazione che nel garage è stato vaporizzato il luminol - il composto chimico che rileva anche le macchie di sangue lavate - ma non è emersa alcuna traccia riconducibile al­l'assassinio.

(...) Ma la Procura ha disposto nuovi accertamenti.

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  • gazzettadiparma.it

    02 Dicembre @ 07.44

    Robby, credo che per arrivare a una riflessione che davvero sia utile a tutti occorra scindere il discorso in due o tre parti. - La prima è ovviamente il dolore di questa persona; e qui siamo tutti d'accordo che ciò che è accaduto in questi mesi è terribile. Però occorre poi essere molto sereni nei giudizi e nella ricostruzione dei fatti. Leggendo la sua mail sembra che ad accusare questa persona siano stati i giornalisti (e allora le darei ragione al 100 %), mentre invece è stata la Procura della repubblica di Parma. E c'è una bella differenza - 2) Un magistrato, ovviamente, può anche sbagliare; e qui allora dobbiamo farci la seconda domanda, su come si debbano comportare i giornalisti.E qui le faccio 4 esempi di persone "sbattute in prima pagina" molto più a lungo: da Alberto Stasi (fin qui da ritenere innocente nonostante restino tanti sospetti), ai padri dei fratellini di Gravina e del piccolo Tommy (passati in mezzo al più atroce dei sospetti prima di essere scagionati dalle indagini). Certo, indirettamente anche in quei casi i giornali hanno provocato e accentuato dolore. Ma le chiedo: che cosa si deve fare? Avremmo potuto tacere tutte quelle notizie ? E dovremmo fare oggi lo stesso con la guardia giurata della notizia in home page (che poi potrebbe risultare innocente a sua volta)? E le inchieste politiche ? E tutti i nomi fin qui coinvolti nel crac Parmalat ? Vede che non dò giudizi: lascio a lei e ai lettori tanti punti interrogativi, e la risposta la dobbiamo dare insieme - 3) Se poi dal discorso sui giornali passiamo al dettagli di questa storia e della Gazzetta, allora le dico che proprio il titolo da lei citato riassume la nostra correttezza: "si indaga", che è tutto ilo contrario del "far capire alla gente che fosse colpevole". Semmai, ma anche qui non basta sentenziare sui giornalisti e occorre invece riflettere tutti insieme, oggi viviamo in una società i cui un avviso di garanzia viene visto come una condanna. ma qui la colpa non è, o non è solo, dei giornalisti ! E non scriva, la prego, di "allusioni e commenti inventati". Quella che abbiamo scritto è la cronaca di una inchiesta lacerante e drammatica, ma senza differenze di toni e di spazio sul giornale fra la prima ipotesi e quella dell'ultimo titolo. E' sicuramente un caso su cui riflettere, ma la prego: non lo risolva con affermazioni così semplicistiche e, queste sì, "inventate". Io non la conosco, ma proprio per questo non mi permetterei mai di esprimere sul suo modo di lavorare giudizi così superficiali ! Ragioniamo tutti insieme, ma con obiettività ed equilibrio - P.S. - Personalmente non so nulla di quella lettera: questa mattina girerò sicuramemnte la sua segnalazione ai colleghi della Gazzetta "di carta". Ma questo non cambia di una virgola il succo di quello che le ho scritto nelle righe precedenti a proposito di come sono state scritte le nostre cronache. (G.B.)

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  • robby

    01 Dicembre @ 15.32

    Mi spiace ma non sono affatto in accordo con quanto dice G.Balestrazzi Avete trattato l'argomento senza alcun tatto, come uno scoop estivo scrivendo chiaro e tondo nome e cognome dell'interessato. Lo avete sbattuto in prima pagina con allusioni tali da far capire alla gente che fosse colpevole. Ricordo bene il titolo del primo articolo a caratteri cubitali avete scritto "sembrava un incidente, invece si indaga per omicidio". Mille allusioni e commenti del tutto inventati! Non avete avuto nessun rispetto per una persona che aveva gia' un dolore così grande sulle spalle....inoltre mi chiedo come mai non avete pubblicato la lettera mandata da tutti noi colleghi...meno male che parlate di libertà di stampa!!! se questo é "il dovere di cronaca" allora proprio non lo condivido.

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  • gazzettadiparma.it

    30 Novembre @ 19.16

    Scusi Andrea, ma proprio perchè la questione è importante non posso lasciarle passare la sua affermazione senza rispondere. Il titolo era "si indaga per omicidio" (che era l'esatta verità, ed è cosa ben diversa da una condanna) e nell'articolo si riportavano le parole dello stesso procuratore Laguardia (quindi non di un giornalista), che le riporto: «Vedremo a cosa porteranno questi accertamenti - sottolinea Laguardia -. Era doveroso approfondire, tuttavia bisogna comunque essere cauti». Quindi, nessuna "condanna": nè nel primo articolo nè in quelli successivi. Solo la cronaca di una situazione sicuramente drammatica e lacerante, ma altrettanto sicuramente non inventata e ben spiegata. Del resto, e questo lo voglio dire chiaramente a tutti i lettori, l'alternativa a questo tipo di situazioni è quella di non dare più notizie di arresti, rinvii a giudizio ecc. Ho già fatto l'esempio di Alberto Stasi, ma vale anche per gli arrestati o indagati per tangenti, per droga ecc. ecc. Non diamo al giornalismo anche le colpe che non ha. Quello che è giusto (ma anche qui ribadisco che la Gazzetta si è comportata correttamente) è che poi anche le notizie che ribaltano le prime cronache, come quella di oggi o come quella dell'auspicabile e definitivo proscioglimento, vengano date con lo stesso risalto, e non nascoste - ma non è questo il caso - in una notiziola quasi invisibile. (G.B.)

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  • andrea

    30 Novembre @ 18.33

    intanto sulla gazzetta hanno già praticamente da subito condannato il marito. giornalismo così siamo capaci tutti di farlo, grazie ed imparate a lavorare senza inventare.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    30 Novembre @ 18.16

    Menokebab è un lettore fedele del nostro sito, e quindi sa che non sono solito nascondermi dietro un dito. Se ci fate notare certe "prudenze" (come ho ammesso ad esempio sulle prime fasi del carc Parmalat, parlando come allora direttore di Tv Parma) ammetto serenamente che c'è del vero. Ma in casi come questo, posso testimoniare - quasi da spettatore esterno, ora che lavoro al web - che i miei colleghi del giornale "cartaceo" sono molto scrupolosi, e consapevoli della necessità di non emettere sentenze prima del tempo. E questa è una caratteristica dei miei colleghi che ho sperimentato direttamente quando ho lavorato al loro fianco sul caso Tommy, su cui altri giornali scrivevano cose di tutti i colori - Mi spiego anche con un esempio non parmigiano: Alberto Stasi è stato per mesi su tutte le prime pagine nazionali come il presunto colpevole del delitto di Garlasco. Magari (lo dico come ipotesi accademica) lo è davvero, ma come lei sa in primo grado è stato assolto. Se è innocente, anche nel suo caso la reputazione è stata quasi distrutta. Ma che colpa ne hanno i giornali? (Parlo ovviamente di chi ha fatto solo e scrupolosamente il proprio mestiere di cronista, non di chi ha sguazzato nel torbido della vicenda) Non dovevano dire dell'arresto, e poi delle prime ipotesi accusatorie ? Io rispondo: dovevano dirlo, così come poi è ovviamente doveroso dare con lo stesso risalto le notizie contrarie. Ecco, a mio avviso ( e ripeto che ne parlo da lettore, prima ancora che da collega) su questo caso la Gazzetta si è comportata correttamente. E personalmente oggi ho molto apprezzato proprio lo spazio dato alla notizia "innocentista". Una cosa su cui infatti sono d'accordo con lei, e che spesso viene fatta da giornali e giornalisti è semmai proprio quella di sparare a 7 colonne il fatto negativo e poi di dare in una notizia breve il fatto che smentisce quel primo titolo. Ecco: qui non è stato così, come era giusto nei confronti degli interessati ed anche nei lettori. Proprio oggi dicevo a un altro lettore che fra tanti difetti che ci possono essere rinfacciati, sarebbe altrettanto giusto riconoscere alla Gazzetta le cose positive. Nel caso di cui stiamo parlando, credo si possa dire che il comportamento è corretto. le dico di più: se fossi nei panni di quel marito, sarei certamente avvilito e disperato per una accusa ingiusta, ma non mi sentirei di accusare neppure i giudici, che di fronte a un dubbio avevano e hanno il dovere di esperire tutte le indagini. Anche se a quest'uomo, sicuramente, è stata inflitto così un ulteriore dolore. (G.B.)

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