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Uccise il costruttore della sua casa: sei anni di sconto

Uccise il costruttore della sua casa: sei anni di sconto
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Georgia Azzali

Quattordici anni, sei in meno rispetto ai venti del primo grado.   Scaricò quei colpi con determinazione,  Francesco Arona. Uccise Salvatore Milioto, ma per i giudici d'appello merita le attenuanti generiche prevalenti rispetto all'aggravante della premeditazione.  Sei anni di sconto, anche se il sostituto procuratore generale Attilio Dardani aveva  chiesto la conferma della sentenza di primo grado del gup Maria Cristina Sarli. L'autotrasportatore, originario di Vibo Valentia, aveva ottenuto il giudizio abbreviato, il che gli ha consentito anche in secondo grado di poter contare sulla riduzione certa  di un  terzo della pena, al di là delle attenuanti.
 Un'ora e un quarto di camera di consiglio per la prima sezione della Corte d'assise d'appello di Bologna per riscrivere in parte quel pomeriggio di sangue del 10 febbraio 2009.  Arona e Milioto si erano dati appuntamento poco dopo le 17 a Sissa, in via Papa Giovanni XXIII.  Un incontro che si carica subito di tensione. Perché da tempo i due sono ai ferri corti.   Arona    è pieno di rabbia per quell'appartamento in via Padre Bertoli, a poca distanza dal luogo dell'appuntamento, che Milioto tarda a completare.   Ha già versato 190mila euro, di cui 10 mila d'acconto e il resto al rogito,  ma non può traslocare con la famiglia perché la casa deve ancora essere ultimata.    E appena Milioto scende dalla sua Mercedes, volano parole pesanti. Il tono di Arona è  aspro. E' una questione di istanti. Il cortocircuito è immediato. L'autotrasportatore estrae una Beretta  semiautomatica e fa fuoco: sei colpi al torace,  poi l'arma s'inceppa. Milioto, 41 anni, cade a terra.  Forse è già morto. Ma Arona, che ha con  sè anche un fucile a canne mozze, spara altri due colpi.  Poi sale in  auto.  Ma più che una fuga, quello è forse il tentativo di allontanarsi dall'orrore. Girovaga in zona sulla sua Mercedes, ma poco dopo decide di consegnarsi ai carabinieri.
Finisce in  via Burla, ma già nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip  parla di minacce oltre che di esasperazione. Perché se è vero che quella casa ancora da terminare avrebbe creato i dissapori tra i due, Arona avrebbe subito delle minacce da parte dell'imprenditore edile. «Molto pesanti. Non solo a me, ma anche alla mia famiglia», disse davanti al gip.  Arona avrebbe infatti proposto  a Milioto di finire da sè i lavori nell'appartamento, in cambio di uno sconto di 50mila euro sul prezzo finale.  Il costruttore avrebbe accettato, per poi cambiare idea, dicendo di non voler più vendere quella casa e proponendogli la restituzione nel tempo dei soldi già ricevuti. Sarebbe stata proprio quella marcia indietro a spingere Arona, incensurato, a diventare sempre più assillante nei confronti di Milioto. E da lì sarebbero partite le minacce dell'imprenditore nei suoi confronti.
Insomma, Arona sarebbe stato provocato. Anche in appello la difesa ha tentato di convincere i giudici a concedere l'attenuante della provocazione, ma la Corte ha detto no a questo ulteriore sconto di pena.
«Aspetteremo le motivazioni prima di decidere sul ricorso in Cassazione - sottolinea Donata Cappelluto, difensore di Arona -: è chiaro che se fosse riconosciuta la provocazione, la pena potrebbe abbassarsi sensibilmente. Tuttavia, la sentenza di ieri è sicuramente soddisfacente rispetto alla condanna di primo grado. Sono state concesse le generiche prevalenti, anche in considerazione del fatto che nel frattempo abbiamo risarcito cinque delle sei parti civili costituite con la provvisionale prevista di 25mila euro. Solo uno dei figli era ancora al processo come parte civile». 
Il vero e proprio risarcimento sarà stabilito da una  causa civile. Mentre Arona, 30 anni,  può  sperare nell'ultimo round della Cassazione per vedersi  cancellare ancora qualche anno.

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