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Salsomaggiore - Registro dei testamenti biologici, lo sfogo dei parroci salsesi

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Dopo che il Consiglio comunale ha approvato l’istituzione del registro di raccolta dei testamenti biologici - atto in cui i cittadini depositino le proprie testimonianze sul trattamento di fine vita - i parroci salsesi intervengono con un documento che critica duramente la scelta fatta, definendola «un'amara sorpresa», e che verrà letto oggi in tutte le chiese dopo la messa. «A nulla vale nemmeno la dichiarazione con cui il ministero della Salute ha da poco precisato che tali registri non hanno alcun valore legale - si legge - . Una volta di più è per noi evidente che certe campagne non rispondono ai bisogni della gente, ma sono frutto di un disegno che mira a scardinare il profondo rispetto da noi sempre nutrito per il valore della vita. Se poi questa campagna è condotta da chi si presenta come "democratico" lo sconcerto è ancora maggiore. Il nostro popolo ama i suoi bambini e i suoi anziani, è profondamente legato ai suoi ammalati che cura con dedizione e affetto, ed è giusto che sia così, se la vita è un valore sacro e inviolabile». Il documento dei parroci, che invita a riflettere sulle parole che il Papa ha rivolto alla Società Italiana di Chirurgia in occasione del congresso del 2008 si conclude così: «Invece di pensare a scorciatoie di comodo, perchè non si cerca piuttosto di sostenere chi è in difficoltà?».

I contrari: «E' lo Stato che deve legiferare, non il Comune»
- La mozione presentata dal consigliere di maggioranza Luigi Cenci per istituire un registro comunale dei testamenti biologici è stata accolta con otto voti favorevoli della maggioranza, quattro contrari e sette astensioni, accendendo un ampio dibattito tra le parti. «La mozione ha lo scopo di redigere un documento, che può essere revocato in ogni momento, in merito alla decisione ultima sulla propria vita - ha detto Cenci -. Non stiamo parlando di eutanasia, ma di una scelta volontaria che ogni cittadino può affidare al Comune che, come organo, può istituire dei registri per servizi che vanno oltre quelli tradizionali, facendosi promotore di atti amministrativi che garantiscono l’archiviazione in forma pubblica delle dichiarazioni anticipate sul trattamento sanitario. Le testimonianze individuali saranno accertate da un pubblico ufficiale che, per legge, può autenticare la dichiarazione e inserirla in un apposito registro». Contrari i consiglieri di minoranza Laura Gerra, Tarcisio Malvisi e Giuseppe Franchi, che ha detto: «L'argomento è tanto serio e drammatico da non consentire alcun atteggiamento ideologico. L’angoscioso caso di Eluana Englaro ha reso evidente un vuoto legislativo da colmare: è da condividere ed auspicare una legge chiara ed esplicita, con regole certe che disciplinino la delicatissima materia dell’accoglimento di dichiarazioni anticipate di fine vita, che siamo inequivocabili per il riconosciuto valore legale e con un presupposto inammissibile del ricorso all’eutanasia, tuttavia solo lo Stato può legiferare in merito, non il Comune».S.G.

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  • PAOLO

    06 Dicembre @ 09.21

    Concordo con Giancarlo, i cattolici se sono convinti della bontà delle loro opinioni devono fare una azione di convincimento nei confronti di chi la pensa diversamente, non volere che il loro pensiero sia imposto per legge!!! ( legge di uno stato che è laico) e anche a costo di fare della dietrologia vorrei ricordare al clero il rispetto per la vita che ha avuto nei secoli, dalla pena di morte nello stato pontificio ai roghi dove si bruciavano persone in perfetto stato di salute!

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  • giuliana

    06 Dicembre @ 02.09

    Al diritto di decidere della fine della propria vita deve necessariamente corrispondere il dovere, per qualcun altro, di mettere in pratica tale decisione. Dovremmo dunque dare licenza di uccidere? Potrebbe anche succedere che qualcuno, dopo aver deciso in un senso, cambi idea, ma non lo segnali per dimenticanza o per mancanza materiale di tempo, e quindi venga lasciato morire anche se questo non corrisponde più alla sua volontà. Come si fa ad essere certi che Eluana, pur in una condizione che nessuno sano di mente desidererebbe per sè, messa di fronte alla scelta tra morte e vita, non avrebbe scelto la vita? Il ragazzo che si è svegliato da un coma durato nove anni è ben felice di essere ancora tra noi. Dobbiamo recuperare il senso di sacralità della vita, hanno perfettamente ragione i sacerdoti. La deriva multiculturale e relativista ci sta facendo scivolare verso un baratro del quale non si riesce a intravedere la fine. O forse sì e questo spaventa. C'è già stato chi ha proposto, per semplificare il problema di fine vita delle persone anziane col probabile corredo di acciacchi e malattie che l'età regala un po' a tutti, di accelerare i tempi e suicidarsi una volta arrivati ai 65-70 anni. Anche in buona salute. Così potrebbero finire la propria vita in bellezza e permetterero al sistema sanitario nazionale di dirigere altrove le risorse risparmiate. Vi pare poco? (Ho fatto riferimernto al multiculturalismo, perchè è solo nella cultura occidentale con radici giudaico-cristiane che la vita è sacra. Secondo i musulmani, che hanno la cultura della morte, desiderare, amare e rispetare la vita è una nostra debolezza. I relativisti, poi, sostengono che tutte le culture hanno lo stesso valore)

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  • giancarlo

    05 Dicembre @ 12.48

    Nessuno impedisce ai cottolici di decidere sul loro fine della vita come meglio credono.La stessa libertà va consentita ha chi cattolico non è o a chi ha altra cultura.Sarebbe inimmaginabile e deleterio dal punto di vista della coesione sociale se i preti,che difendono la loro cadrega,e gli integralisti cattolici,talebani,musulmani o chiunque altro volesse mettere il becco su come una persona voglia morire.Farò di tutto per difendere la tua libertà,ma quest'ultima non deve eliminare la mia.

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