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«Voglio sapere perché mia figlia è morta»

«Voglio sapere perché mia figlia è morta»
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 Umberto Spaggiari

Un anno fa la tragedia: Cristina Campari, 38enne felinese, moriva per emorragia poco dopo   avere dato alla luce un bimbo nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale «Franchini» di Montecchio. «Per una complicanza rara e imprevedibile»  aveva spiegato il direttore del presidio ospedaliero.
 «Io vorrei mia figlia, ma poiché non posso più rivederla, voglio sapere cosa è successo. E’ entrata sanissima, aveva le contrazioni, ma dopo avere partorito non ci ha visto più. Poi l’emorragia...» aveva ribattuto il papà della giovane mamma, Combes Campari che a distanza di un anno ancora chiede giustizia per una tragedia che ha portato al decesso  puerpera e  neonato, il piccolo Riccardo, deceduto tre mesi dopo nel reparto di neonatologia del Maggiore di Parma.
 Nonostante le intense cure, le complicazioni dovute ad una sofferenza perinatale subentrata all’atto della nascita, hanno avuto il sopravvento sul fragile organismo.
Un dramma nel dramma per il quale la Procura di Reggio Emilia ha indagato per omicidio colposo plurimo cinque persone: il primario del reparto di ostetricia, due ostetriche e due ginecologi.La perizia clinica richiesta dal procuratore Valentina Salvi ed eseguita dal medico legale Antonio Osculati, lo stesso perito del caso di Cogne, sarà depositata nei prossimi giorni, ma da quel “maledetto giorno” per papà Combes ed i suoi familiari, la vita non è più quella.
In occasione dell’anniversario della scomparsa di Cristina, è stata celebrata una messa in suffragio nella chiesa di San Michele Tiorre, il paese in cui la giovane donna da tre anni aveva scelto di vivere insieme al compagno. Tanti i parenti, gli amici e gli abitanti del paese che hanno voluto essere accanto ai genitori.
«E' stata una cerimonia commovente perché abbiamo avvertito un sincero conforto» ha sottolineato papà Combes. «Per la verità, i parenti e gli amici ci sono sempre stati vicino, ma da quel maledetto giorno, sinceramente non ho più voglia di niente. Il tran tran giornaliero continua - aggiunge il papà - ma dentro di me si è spento qualcosa. Non c'è niente di peggio che perdere una figlia e come se non bastasse, anche il nipotino».
 Il pensiero va a quelle difficile ore di un anno fa. «Tutto è accaduto in modo incomprensibile in una giornata che doveva essere festosa, anzi di grande gioia, ed ancora non c'è un perché, una spiegazione a questa tragedia. Siamo all’oscuro di tutto e questo fa crescere dentro una rabbia paurosa. Ci sentiamo un po' abbandonati, ci sono stati due morti e nessuno è stato in grado di dirci cosa è successo».
«Ma noi non vogliamo cercare colpevoli, chiediamo solo di sapere perché nostra figlia e il suo bimbo sono morti» ha concluso Combes che con la moglie, rientrando da San Michele Tiorre, ha fatto visita nel cimitero di San Polo d’Enza, al loculo che racchiude le ceneri di Cristina e del suo Riccardino. 
 

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