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"Ci spiava in camera e ora ci sfratta"

"Ci spiava in camera e ora ci sfratta"
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Chiara Cacciani
«Sono passati sette mesi e mezzo  e  a noi restano la paura, lo choc, la rabbia e i dubbi: che fine facevano quei video rubati alla nostra intimità? Perché nessuno ci dice niente? Perché non sappiamo se le indagini sono concluse?».
Le domande si ripetono incessanti, e  a farle sono due delle famiglie che si sono ritrovate protagoniste inconsapevoli dello squallido «reality» che era stato organizzato dal loro padrone di casa.
Attraverso minuscoli fori che celavano l'occhio di piccole telecamere, l'uomo - M.S., un antennista di 46 anni - spiava nelle camere da letto degli appartamenti di proprietà sua, della moglie e del fratello: otto abitazioni in tutto, tra Noceto e Medesano, come hanno appurato i carabinieri.
Un sistema ingegnoso, scoperto solo dopo diverso tempo «grazie» a quello che sembrava un guasto  all'impianto satellitare di uno degli appartamenti: prima gli inquilini, poi un amico elettricista si sono accorti che quella banale, innocua centralina in camera da letto, non aveva nulla a che fare con tv e parabola, ma celava piuttosto una telecamera puntata sul letto matrimoniale e collegata ai rilevatori  installati nei locali di servizio, in cantina.
Locali che erano stati fatti passare dal padrone di casa come magazzini per la propria attività di antennista, e che invece costituivano la scusa perfetta che si era costruito per poter accedere nei condomini senza destare sospetti.
E da quel momento, una dopo l'altra, otto famiglie sono entrate nell'incubo.
L'uomo è stato denunciato per interferenza illecita nella vita privata e gli sono stati sequestrati diversi computer portatili, hard disk, chiavette usb.
«Ma da quel momento noi non sappiamo più nulla», raccontano le due famiglie nocetane, che hanno deciso di parlare per la prima volta «perché abbiamo bisogno di risposte, se no la nostra vita non può andare avanti».
  Per una di loro la vicenda ha anche un risvolto ulteriore: lo sfratto.
«L'udienza è fissata il 7 febbraio al tribunale di Fidenza - racconta amara Maria (il nome è di fantasia) - per due anni quell'uomo ha spiato tutte le ore della nostra vita. Non solo: è entrato qui quando gli pareva, senza avvisare e così ha infranto il contratto. Noi siamo stati i primi a scoprire le telecamere: è stato un trauma, una sofferenza profondissima, che ci ha segnati: per settimane non sono riuscita a entrare in camera da letto se non tutta coperta e al buio. Ma ora da vittime passiamo per colpevoli e veniamo sfrattati».
 Il punto è che la famiglia di Maria da quell'8 maggio «maledetto» in cui è stata scoperta la telecamera non versa l'affitto al padrone di casa: su consiglio del loro legale, l'avvocato Nino Filippo Moriggia, ogni mensilità è stata puntualmente accantonata su un fondo vincolato, in attesa degli sviluppi della vicenda delle «telecamere spia».
«Ma ora ci troviamo in questa situazione assurda: per la vicenda delle telecamere i tempi sono infiniti, mentre contro noi vittime la giustizia è velocissima ed è già stata fissata l'udienza per lo sfratto. Com'è possibile?».
Non sono nella stessa situazione Antonella, il marito e i tre figli, ma le ferite sono quelle comuni.
«Noi non abbiamo lo sfratto perché siamo inquilini del fratello di quell'uomo, ma la vita non è facile - racconta Antonella - oltre alle telecamere abbiamo scoperto anche un foro pronto per l'uso nella doccia: da quel giorno e per settimane una delle mie figlie, 14 anni, andava in bagno a luci spente, con le tapparelle abbassate  e si lavava a pezzi. E per molto tempo noi abbiamo dormito sul divano: chi riusciva a ritornare in camera da letto?».
Senza contare le cattiverie ascoltate in paese, che anche quelle fanno male.
«Il giorno dopo la scoperta ero in un bar - racconta - un uomo leggeva  il giornale e commentava che il padrone di casa aveva fatto  bene a installare le telecamere: essendoci degli stranieri negli appartamenti, ci sarebbe stato sicuramente dello spaccio di droga. E solo qualche giorno fa mi hanno chiesto dei soldi: gira la voce che ci abbiano dato del denaro per mettere tutto a tacere. Se solo chi dice queste cose sapesse che incubo stiamo vivendo...». 
Anche perché c'è la solita questione, martellante, impossibile da ignorare nell'era di internet e della tecnologia:
«Dove finivano quei video? Come li avrà utilizzati? Qualcuno prima o poi dovrà dircelo, non possiamo restare con questa angoscia...».

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