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Progetto «Gabriele Vicini»: un aiuto per tanti piccoli diabetici

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Ilaria Moretti
Gli obiettivi cambiano, l'impegno resta lo stesso. Dopo lo studio sul rischio cardiovoascolare, eseguito sui donatori di sangue della nostra provincia, un altro progetto porta il nome di Gabriele Vicini, il dirigente della Bonatti originario di Monchio, scomparso il 2 giugno del 2005 a 57 anni. Questa volta ad essere «indagato» sarà il diabete infantile nelle minoranze etniche, un fenomeno serio ma ancora semisconosciuto.
Tra passato e presente
Se tra la fine del 2006 e gli inizi del 2009 ad impegnarsi fu  l'Unità operativa di Immunoematologia  e Trasfusionale -  i risultati vennero pubblicati sulla rivista scientifica  «Blood Transfusion» - ora il «testimone» è passato al Centro regionale di diabetologia pediatrica del Maggiore diretto da Maurizio Vanelli. Oggi come allora familiari e amici di Gabriele Vicini hanno deciso di destinare una borsa di studio a un giovane medico meritevole: una scelta ricaduta in passato su Paolo Dell'Anna (ma allo studio contribuirono tra gli altri anche Tiziano Cocchi, Gino Bernuzzi, Stefano Cantarelli, Alessandro Formentini, Maurizio Vescovi e Massimo Franchini) e  ora sulla neospecialista in Pediatria Katrin Errico. Ma al di là degli obiettivi, fondamentali, a balzare all'occhio ogni volta che un nuovo progetto «Gabriele Vicini» prende il via è la passione del gruppo che sostiene le iniziative. Un gruppo coordinato da un comitato promotore formato dai famigliari di Vicini e da Maurizio Vescovi, medico, nonché amico di famiglia. «Quello che ci ha colpito durante il primo progetto- raccontano i figli di Gabriele, Mary e Alessandro - è stato l'entusiasmo che si è creato intorno a questa iniziativa. A quel punto abbiamo pensato: perché non portarne avanti un altro? Abbiamo scelto quello sul diabete perché è un progetto concreto e riguarda i bambini». La borsa di studio dura due anni: a metà del percorso verrà fatto il punto per verificare lo «stato di avanzamento» dei lavori. Perché Gabriele, uomo attento e scrupoloso, avrebbe voluto così.
Nel nome del padre
Lo scopo è dare una mano alla ricerca («La morte di nostro padre ci ha portato ad avere una sensibilità in più verso le persone malate», spiega Mary), ma anche aiutare giovani medici a crescere e a sviluppare le proprie potenzialità. Perché Gabriele nei giovani ci credeva, eccome. «Dopo la sua morte - aggiunge Mary - ci siamo stupiti per l'affetto dimostrato da tanti ragazzi che lavoravano con lui». Persone che si erano sentite appoggiate e valorizzate, premiate per il loro impegno. Ecco perché il giorno della presentazione del nuovo studio al Maggiore Mary ha ricordato che «il momento in cui è nato il progetto Gabriele Vicini ha coinciso per noi con un momento di grande sofferenza e dolore. Abbiamo cercato di trasformare questo sentimento in qualcosa di costruttivo e l'abbiamo concretizzato in qualcosa che rispecchia il modo di essere e di vivere di mio padre». Tradotto, un patrimonio di valori «come l'amicizia, il donarsi agli altri senza pretendere nulla in cambio se non un abbraccio, una stretta di mano». L'energia contagiosa di questo progetto non si ferma: «Ha una forza sua - dicono i figli -, ogni volta che c'è un incontro il gruppo dei sostenitori è in prima fila: amici, ex colleghi». Per un impegno condiviso che parla la lingua della speranza. 

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