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Croci e messaggi di vendetta dove morirono gli squadristi

Croci e messaggi di vendetta dove morirono gli squadristi
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 Roberto Cerocchi

Nell’ultimo consiglio il capogruppo di «Medesano Democratica» Alessandro Barbieri   ha segnalato la comparsa di due croci in ferro collocate di recente ai lati della strada Costa Garibalda, appena a monte della località «Ventola». Sulla   prima croce è scritto: «In questo luogo il 15 marzo 1945 trovarono la fine della vita cinque ventenni». Sulla targhetta della seconda croce, posta più a valle e nella parte opposta della strada si legge: «Qui nel marzo 1945 i grandi eroi della Patria mitragliarono alle spalle tre giovani camicie nere poi da morti gli fracassarono la testa. Sul selciato erano Testi Vasco, Fossa Aldo, Dall’Ovo Orlando. Al civile Maini Agato, di anni 17, ferito gli spararono in bocca. Giusto. Sangue chiama sangue e questa è la storia. I parenti non dimenticano. Grazie». 
Barbieri ha  parlato: di «pericolosa riabilitazione dell’esperienza fascista»  riferendosi alla «posa di due croci in via Costa Garibaldi recanti frasi violente e infamanti nei confronti dei Partigiani e in memoria di quattro giovani militi della Brigata Nera della Rsi». 
«Occorre ancora una volta precisare, in relazione all’episodio delle croci, che speriamo vengano presto rimosse - ha poi commentato  il consigliere Barbieri - che chi scelse la Rsi (anche se inconsapevolmente, o a seguito di un indottrinamento ventennale o semplicemente sotto minaccia) non può essere in alcun modo giustificato. Pietà per i morti sì, legittimare le scelte fatte in vita no. Giustificare e legittimare tale scelta significa: legittimare un governo illegale e illegittimo dal punto di vista giuridico, giustificare il collaborazionismo con il nazismo di Hitler, le leggi razziali, le rappresaglie e le migliaia di vittime delle Ss, le deportazioni di ebrei e oppositori politici, ma significa anche dimenticare le vittime». 
I giovani della Rsi al momento del conflitto a fuoco con un gruppo di partigiani - erano circa le 18 del 15 marzo 1943 - stavano ritornando a Miano in bicicletta dove c'era un presidio dopo aver scortato a Medesano Lisoni, comandante della Brigata Nera di Noceto. Il più giovane di loro era Vasco Testi nato a Golese di Parma il 21 luglio del 1928 che abitava in paese in via Roma. Nel libro «Parma nella Repubblica Sociale» di Franco Morini, viene riportata sull'accaduto un brano di Fra Ginepro: «...la loro adolescenza limpida ed eroica fu lordata e massacrata. Le salme furono pietosamente ricomposte dai commilitoni, fasciate le mani e bendata la testa, perché i familiari non vedessero lo scempio. La popolazione ha deprecato l’orribile delitto». 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • franco morini

    09 Marzo @ 02.11

    " Quel che non perdono al mio tempo è di aver costruito l'alibi della propria viltà diffamando gli Eroi" ( Adriano Romualdi)

    Rispondi

  • Lorenzo

    07 Marzo @ 22.03

    Anche i nemici hanno le loro ragioni, anche tra i nemici vi sono galantuomini e vittime di atti bestiali, anche il nemico in una guerra civile ama la Patria; se dopo tanti decenni non siamo in grado di riconoscere queste ovvietà e raccontiamo ai nostri posteri le solite mezze verità quindi bugie intere, non solo possiamo evitare di festeggiare i 150 anni di unità ma ci rendiamo colpevoli di fronte ai nostri figli di vigliaccheria. Onoriamo tutti i morti, vince la guerra chi riesce a ritornare da quella esperienza senza odio.

    Rispondi

  • paolo

    07 Marzo @ 18.22

    se tutti i fascisti avessero fatto allora la stessa fine, oggi avremmo un'italia migliore

    Rispondi

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