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Sperindé, veterinario e partigiano con la Lunigiana sempre nel cuore

Sperindé, veterinario e partigiano con la Lunigiana sempre nel cuore
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Lorenzo   Sartorio
Da  tanti anni viveva a Monterotondo, in provincia di Roma, ma la sua Lunigiana e la sua amata Pontremoli le ha  sempre portate nel cuore.   Infatti, tutte  le estati,   anche quando la salute  non lo sorreggeva più,   non mancava  mai di trascorrere   alcuni giorni  nella sua residenza  pontremolese per incontrare  i tanti amici, abbandonarsi con loro  sulle ali  degli  amarcord  giovanili  gustandosi  un aperitivo   nello storico   Caffè  degli Svizzeri all’ombra  del «Campanòn».    Armando  Sperindè   è morto giovedì  all’età di  88  anni  circondato  dall’affetto dei suoi cari:   la moglie  Maria Concetta e i figli Massimo  (caposervizio  della  redazione della provincia  della  «Gazzetta  di Parma») e Simona,   funzionaria  all’Istat.
Di antica famiglia pontremolese - il padre era un  noto e apprezzato commerciante -  il giovane  Armando  dovette fare subito i conti  con la guerra e partì  in grigioverde  arruolato  nella divisione  «Acqui»  come artigliere  da montagna.   Dopo alcune rocambolesche   avventure  per sfuggire  alla cattura dei tedeschi,  tornato a Pontremoli ferito ad un braccio,  scelse  la strada della liberà e si unì ai partigiani  della divisione «Beretta»,  operando  nella zona del passo della Cisa.
Terminata  la guerra,  si laureò  in  Veterinaria  presso il nostro  ateneo   svolgendo  la  professione,  dapprima  a Pontremoli,  dove fu molto  apprezzato,  non solo per  le  sue capacità  professionali,  ma anche per la  dedizione  al  proprio   lavoro che non conosceva  soste nè orari  specie quando le bestie dovevano  partorire  e che, a quei  tempi, rappresentavano  l’unico  capitale  per la gente  dei campi.  Dopo di chè vinse  la condotta di San Vito Romano e quindi  quella  di   Monterotondo-Mentana  dove lavorò fino alla  pensione.
  Carattere aperto, gioviale, amante della compagnia  e soprattutto  molto legato  alla  sua   magica terra di  Lunigiana,   Sperindè  era molto attaccato  alla famiglia  e all’unico  fratello   vivente,   Gian Carlo,  generale degli alpini,  personaggio molto amato e stimato  non  solo nella sua arma,  ma anche  nel Pontremolese  per avere  organizzato  numerosi  raduni di penne  nere.  Era uno sportivo,  Armando, e  amava tantissimo  il  calcio  tant’è  che,  dopo avere giocato come mediano  nella mitica Pontremolese,  fece  anche un provino con l’Inter.
  Fu comunque uno degli assi  della propria squadra   grazie al suo fisico aitante,  a quella combattività   che  metteva  nel gioco e   a quell’agonismo  che faceva parte del suo carattere  di combattente.  Amico fraterno di Francesco «Checco» Albertosi,   mitico portiere  della Pontremolese   e padre dell’ex portierone  della  Nazionale   Enrico «Riki», Sperindè,  fino  in fondo,  non ha mancato di tifare per  la sua squadra  e,  con  suoi ex,  gli anni scorsi  partecipò   ad un  raduno di vecchie glorie. 
«Armando Sperindè - ha osservato il  professor  Giuseppe Benelli,  presidente  della Fondazione Città del libro organizzatrice   del Premio Bancarella  -  come tutta  la  sua famiglia  rappresenta   per Pontremoli   un tassello importante della sua storia.  Era molto amato e stimato  dai pontremolesi   per la sua  amabilità,  la sua umiltà   e  grande umanità e per quell’amore  vero che serbava  per la  sua terra e  che non mai mancato  di testimoniare  anche negli ultimi  anni sebbene    fosse seriamente  ammalato».
I funerali  si svolgeranno  oggi alle  15  nella chiesa di San Colombano   a Pontremoli. 

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