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Restauri in 40 chiese dopo il terremoto. Ma per altre 60 la cassa è vuota

Restauri in 40 chiese dopo il terremoto. Ma per altre 60 la cassa è vuota
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di Andrea Violi

Il terremoto del 23 dicembre 2008 ha lasciato una profonda nel patrimonio artistico ecclesiastico. Nel territorio della Diocesi di Parma ci sono cento chiese danneggiate. Per restaurare le 8 più gravi ci sono i fondi della Regione e dell'Otto per mille 2009. In altre 32 chiese inizieranno i lavori a breve. Ma per un'altra una sessantina di edifici, al momento i soldi non ci sono. Quanto servirebbe? Dieci milioni di euro, che in qualche modo mancano all'appello. Chi dovrebbe pagare? Ma chi dovrebbe pagare? «Lo Stato - sottolinea la Diocesi di Parma - secondo la Costituzione, si fa carico della manutenzione e della tutela degli edifici di culto poiché sono edifici di importanza storico-artistica. Il 70% del nostro patrimonio artistico è nelle chiese. Ed è patrimonio di tutti».
È don Alfredo Bianchi,  vicario episcopale con competenza sui beni culturali ecclesiastici, a illustrare i vari aspetti del problema. Il patrimonio culturale della Diocesi di Parma è stato ferito soprattutto dal terremoto, nel dicembre 2008. Un primo bilancio rivelò danni in 100 chiese. In questi anni ci si è concentrati su una quarantina, in primis le 8 più danneggiate: Mattaleto, Lesignano, San Vitale Baganza, Pieve di Barbiano, Badia Cavana, Bazzano, Pieve di San Pietro a Tizzano e San Pancrazio. Sono stati utilizzati finanziamenti dell'Otto per mille per i restauri. In aggiunta, sono stati usati fondi regionali per il terremoto nei casi più gravi: Mattaleto, Lesignano e San Vitale Baganza. «Hanno una caratteristica - spiega don Bianchi -. Oltre ad essere chiese usate dai fedeli, hanno una rilevante importanza storico-artistica. Spesso si sono verificati danni statici e architettonici ma non sono andate perse opere d'arte». Le chiese di San Vitale Baganza e Mattaleto sono state molto danneggiate; a Lesignano, la canonica sarà recuperata per attività pastorali: «È un intervento importante per il valore sociale, oltre alla valenza culturale».
Per altre 32 chiese che hanno subìto danni di una certa rilevanza, la Diocesi progetta restauri da coprire con i fondi regionali. Molte altre situazioni non saranno raggiunte in tempi brevi da interventi programmati, ad esempio diverse chiese del Cornigliese (alcune dei quali inagibili): «Non ci sono prospettive di fondi della Regione, viste le difficoltà economiche che tutti conosciamo», dice don Bianchi.
Per affrontare i danni del terremoto 2008, la Regione - spiega don Bianchi - ha stanziato 4,5 milioni per gli edifici di culto di Parma e provincia, 1,7 milioni per quelli di Reggio e 450mila euro per quelli di Modena. Altri 4 milioni sono stati stanziati per gli edifici pubblici della provincia di Parma, 1,5 milioni per quelli di Reggio Emilia e 770mila euro per quelli di Modena. Ai soggetti privati sono stati assegnati 12 milioni di euro.
«La metodologia della Protezione civile ha migliorato gli interventi negli ultimi vent'anni - spiega don Bianchi -. La caratteristica è quella di un intervento strutturale essenziale». In passato invece c'erano interventi più invasivi, magari con cemento armato, e basati su osservazioni empiriche: non sempre potevano far bene agli edifici antichi da recuperare.
Dopo l'inverno, i lavori partiranno in diverse chiese delle 32 con danni di gravità «media». A Mattaleto inoltre si proseguirà, dopo il primo consolidamento strutturale.
Si lavora adesso con i fondi del terremoto 2008 e in alcuni casi dell'Otto per mille 2009. Perché ci vuole tutto questo tempo? È normale? Sì, perché servono verifiche, progetti, relazioni e approvazioni formali. Burocrazia, insomma. Don Alfredo Bianchi svela i dettagli. Se si finanzia un intervento con i soldi dell'Otto per mille. Il ministero chiede un progetto, che la Sovrintendenza deve approvare. Il progetto viene rimandato a Roma, dove si esamina la proposta. Se approvata, arriveranno i finanziamenti. Possono passare fino a due anni.
Procedura complessa anche per i fondi del terremoto. Don Bianchi spiega:
1) si fa un progetto preliminare
2) il progetto viene esaminato congiuntamente dal Servizio di Bacino e dalla Soprintendenza ai Beni architettonici
3) entrambi possono richiedere integrazioni
4) si passa al progetto esecutivo
5) i due organismi approvano il progetto separatamente
6) di solito i progetti richiedono analisi e studi di carattere geologico, per scoprire eventuali punti deboli che potrebbero minacciare la struttura in futuro. Di solito intervengono un architetto e un ingegnere.
7) Si redige anche una relazione da tenere in Diocesi: una scheda sulle questioni tecniche affrontate, sugli interventi effettuati e su quelli da realizzare.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • arnaldo

    25 Aprile @ 09.29

    invece di fare delle nuove chiese mostri architettonici ,che ti tolgono la voglia di andare in chiesa.oltre a deturpare l,ambiente in cui sono inswerite ,sarebbe meglio restaurare ipiccoli capolavori gia esistenti e senza piangere sempre miseria .

    Rispondi

  • roberto

    28 Marzo @ 10.41

    Ma la Chiesa povera che poverà è solo di facciata, gli dispiace mettere mano al portafoglio e pagarsi i restauri senza sempre battere cassa allo Stato, Regione e Fedeli? La tattica amministrativa della Chiesa è di aumentare il patrimonio non pensa come fanno tutti di alienare beni per salvarne altri? Dio è nato povero, la Chiesa vive poco nella povertà! Senza voler dare lezioni a nessuno, semplice e personale considerazione.

    Rispondi

    • arnaldo

      25 Aprile @ 09.37

      sono daccordo con anna .basta piangere miseria .

      Rispondi

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