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Provincia-Emilia

Lavoro, quattro giovani su cento sono "inattivi"

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 I dati parlano chiaro: un tasso di disoccupazione molto al di sotto della media nazionale (nel 2009, l’anno più grave della crisi, era al 12,7%, la metà del 25,4% italiano), un miglioramento costante  della posizione della provincia di Parma nella graduatoria nazionale e regionale relativa alla disoccupazione giovanile, giovani inattivi al 4%. Dati che confortano: e che dimostrano che nel Parmense, anche nel periodo più nero della crisi, il binomio tra giovani e lavoro non si è sbriciolato ma ha tenuto, in una provincia che comunque continua ad attestarsi (lo confermano anche i dati Istat 2010) ai massimi livelli di occupazione del paese. È vero che la crisi ha colpito anche i giovani, e che tra 2008 e 2009 ha avuto tra le sue conseguenze circa 1.800 giovani occupati in meno nel nostro territorio, ma è anche vero che i segnali di ripresa che dall’ottobre 2009 si sono manifestati nel Parmense hanno riguardato anche i giovani, e che da allora al terzo trimestre 2010 (ultimi 12 mesi osservati) sono stati creati 1.400 posti di lavoro alle dipendenze ricoperti proprio da giovani. Certo rimane un problema di qualità del lavoro, in primis legato alla precarietà, ma i numeri di Parma e provincia sono senz’altro migliori di quelli di molte altre realtà del paese. Migliori e ulteriormente migliorabili: continuando a puntare sulla formazione, ma anche invitando i ragazzi e le famiglie a non fare scelte formative incoerenti rispetto alla specializzazione industriale locale, perché le nostre aziende hanno sempre più bisogno di personale qualificato nell’area tecnica e scientifica.
Sono solo alcune delle indicazioni emerse oggi nel consiglio provinciale monotematico dedicato proprio a giovani e lavoro: un’occasione di confronto con la quale l’assemblea di piazza della Pace ha voluto approfondire un tema oggi più che mai d’attualità, anche in prossimità dell’avvio del percorso per la definizione del nuovo programma triennale per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro. Il consiglio è stato aperto dalla presentazione dei dati, per avere un quadro d’insieme: quelli dell’Osservatorio sul mercato del lavoro, illustrati dal responsabile dell’Oml Pier Giacomo Ghirardini; quelli dell’Osservatorio scuola, illustrati da Pietro Bazzini del Servizio scuola; quelli dei Centri per l’impiego della Provincia (impatto dei servizi per il lavoro sui giovani, orientamento, incontro tra domanda e offerta di lavoro), di cui ha parlato il dirigente del Servizio Formazione professionale e Lavoro Gabriele Marzano. Il quadro locale però non è venuto solo dai numeri, ma anche dalle testimonianze di rappresentanti delle categorie economico-sociali del territorio: Eros Baroni, responsabile dell’Area studi e ricerche dell’Unione parmense industriali, Roberta Lasagna di Federsolidarietà-Confcooperative, il segretario della Cisl Federico Ghillani, il direttore della Cna Domenico Capitelli, il vice direttore di Ascom Cristina Mazza, il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti Andrea Foschi. Dai banchi del consiglio sono intervenuti Manfredo Pedroni, Caterina Bonetti, Massimo Pinardi, Stefania Contesini e Amedeo Tosi.
Centrale, per tutti, il tema della formazione, prerequisito fondamentale per un accesso solido nel mondo del lavoro. “Investire sulla conoscenza e sulla formazione significa creare futuro per il nostro paese. Nel nostro bilancio gli investimenti sulla scuola non sono mai venuti meno: nonostante i tagli l’abbiamo sempre considerata una priorità”, ha osservato l’assessore alle Politiche scolastiche Giuseppe Romanini, ricordando l’azione amministrativa compiuta in questi anni dalla Provincia a supporto del sistema scolastico e gli investimenti in quest’ambito (“2 milioni e 700mila euro per azioni dirette della Provincia solo nell’ultimo biennio”). “Il tema centrale è prevenire l’abbandono, per abbattere la dispersione giovanile: su questo abbiamo lavorato e stiamo lavorando, avendo ben presenti le indicazioni della Strategia di Lisbona come faro-guida della nostra azione” ha detto ancora Romanini, che ha sottolineato come il tasso di scolarità complessivo della nostra provincia sia dell’89% e che in dieci anni quello degli immigrati sia passato dal 31 al 67%. “Occorre un raccordo sempre maggiore tra scuola e mercato del lavoro”, ha aggiunto, rimarcando in questa chiave i nuovi percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e l’avvio degli Istituti tecnici superiori post-diploma.
“Lo scenario dei dati di disoccupazione giovanile relativi alla nostra provincia è ben diverso da quello nazionale. In questo posizionamento c’è il segno della reazione di un sistema territoriale che ha visto le istituzioni e le parti sociali e imprenditoriali insieme per contrastare gli effetti della crisi; c’è il segno di una forza del sistema produttivo parmense, che soprattutto in alcuni settori ha tenuto; c’è il segno di un investimento forte che la Provincia ha fatto a sostegno dei giovani, circa 26 milioni di euro negli ultimi anni; c’è il segno di un contributo non trascurabile dei servizi pubblici per il lavoro. Certo tutto questo non deve nasconderci le criticità: il fatto ad esempio che i giovani di Parma condividano con quelli di altri territori un problema di qualità del lavoro che è fatta spesso di precarietà, e che tra l’altro colpisce molto la componente femminile”, ha osservato l’assessore alla Formazione professionale e alle Politiche del lavoro Manuela Amoretti, che ha ricordato tra l’altro la firma a breve di un accordo quadro con la Regione da parte delle Province emiliano-romagnole: “Questo accordo ci consentirà di far convergere nel prossimo triennio a Parma oltre 20 milioni di euro per le politiche attive del lavoro”. Tre, per Amoretti, i fronti sui quali agire per il futuro, fermo restando innanzitutto l’obiettivo prioritario di recuperare tutti i posti di lavoro persi per effetto della crisi: “lavorare per l’occupabilità dei giovani, contrastare la segregazione formativa e professionale dei soggetti più deboli, trattenere a Parma le competenze migliori”. Tutto questo, come ha sottolineato il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, continuando a “fare sistema, fare rete, per fare di questo territorio provinciale quella fucina di valori e di voleri che è sempre stato”.
 

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  • Gaetano Fornaro

    07 Aprile @ 10.01

    Vorrei dire a Gio di andarsi a leggere su Google alla voce '' flussi 2011'' cosa si dice in merito alla migrazione ,poi sintonizzare le idee .... e di non dimenticare che il suo popolo e' stato emigrante per diversi anni con milioni di persone in cerca di migliori condizioni di vita... grazie.

    Rispondi

  • ...

    06 Aprile @ 23.56

    ho qualche dubbio in merito, se poi conteggiamo come lavoratori anche gli stagisti è un altro discorso...Parma non è più l'isola felice e basta guardare chi va alla mensa di Padre Lino per rendersene conto

    Rispondi

  • Gio

    06 Aprile @ 22.47

    Per l'appunto cosa vengono a fare qui altri stranieri con usi e costumi diversi? Devono farsi la democrazia da loro e creare lavoro, scuole, ospedali da loro. Forse noi potremmo coadiuvare.

    Rispondi

  • baffo

    06 Aprile @ 20.39

    mi sono prpmesso che ogni volta avessi letto articoli come questo che riguardano la disoccupazione giovanile mio compito fosse stato quello di ricordare alle parti in causa che da parte loro sarebbe sufficente occuparsi seriamrnte delle richieste fatte a suo tempo dagli ex studenti delll.i.n.a.p.l.i per creare immediatamente centinaia di posti di lavoro certo del vostro non interessamento vi saluto

    Rispondi

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