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Ozzano, addio a Lucio Piazza e alla sua grande simpatia

Ozzano, addio a Lucio Piazza e alla sua grande simpatia
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Gian Carlo Zanacca
L’improvvisa scomparsa di Lucio Piazza, classe 1931, ha destato profondo cordoglio nella frazione di Ozzano Taro. Con lui se ne va un pezzo di storia. Era un uomo dai mille interessi, una persona eclettica assai conosciuta prima di tutto per il lavoro che svolgeva da una vita: il geometra, ma anche per le numerose amicizie che aveva intrecciato. Era iscritto al collegio da 50 anni. Ed aveva esercitato la propria professione con passione e con impegno.
 Massimo Fanfoni, ex assessore nel mandato Romanini e collega di studio di Piazza dal 1986, ne ricorda le doti professionali ed umane.  «Mi ha insegnato prima di tutto il lavoro. Un grande amico nel senso più profondo del termine. Una persona ricca di umanità, pieno di vita. Di una simpatia rara. I suoi aneddoti sono passati alla storia anche in paese. Un uomo che ha sempre coltivato interessi culturali ad ampio raggio. Una persona che oggi verrebbe definita, in senso buono, "stravagante"».
 L’industriale Giuseppe Rodolfi rammenta il periodo giovanile trascorso con Lucio, quando erano bambini. «Un tempo di spensieratezza e di gioia, quando andavamo a giocare in Taro. Con altri giovani del paese eravamo molto uniti. Di animo buono, generoso, estroverso. Oltre che essere un tecnico di alto profilo al quale avevo affidato lavori importanti sia per l’azienda che per le proprietà di famiglia».
Ivo Fragni è stato capo dell’ufficio tecnico del Comune di Collecchio dal 1962 al 1997. «Lo conobbi per motivi di lavoro. Poi, la nostra divenne un’amicizia vera. Un legame che ci vide condividere con i figli ancora giovani e le nostre famiglie momenti indimenticabili, ricordi indelebili. Era istintivo, simpatico. Amava molto la letteratura italiana. La sua era formazione umanistica e per qualcuno avrebbe dovuto fare l’insegnante di lettere e non il geometra. Sapeva sorridere alla vita e guardarla con ironia». Ma Lucio Piazza era soprattutto Ozzano. In un’intervista di una decina di anni fa aveva ricordato come era cambiato il paese. Quando lui assieme a Ernesto Levati, Giuseppe Rodolfi, Primo Bettati (per molti anni corrispondente della «Gazzetta» di Parma da Ozzano), l’imprenditore Giorgio Fornari andavano a giocare lungo l’alveo del Taro.  «Lì si andava a “grottare”, intrappolando i pesci con le mani sotto i sassi del fiume. Si giocava con un pallone, fatto di stracci in un campo ricavato in una zona ghiaiosa nella golena. Sempre lungo il fiume si raccoglievano i vimini, denominati "basoli" che venivano scorticati e venduti. Ci andavamo anche a recuperare il petrolio dai pozzi in disuso della petrolifera italiana e lo mescolavamo in taniche con la sabbia in modo che l’acqua, di peso specifico maggiore, andasse a fondo. E anche in inverno il Taro manteneva intatto il suo fascino, quando andavamo a scivolare sul ghiaccio con le scarpe chiodate».
I funerali si svolgeranno oggi  alle  16 partendo dall’abitazione Via Derlindati 4 (in auto) per la chiesa parrocchiale di Ozzano Taro, indi al cimitero locale.

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