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Sono arrivati a Collecchio i quattro profughi tunisini

Sono arrivati a Collecchio i quattro profughi tunisini
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 Gian Carlo Zanacca

Sono arrivati ieri i quattro profughi tunisini sbarcati in Sicilia e da Lampedusa sono approdati nel pomeriggio all’ostello di “Casa i Prati” a Collecchio. Ma potrebbero arrivarne altri due. Un lungo viaggio.  Sono tutti in buone  condizioni di salute e provengono da diverse zone della Tunisia. Sono Saber Borasi 20 anni di Gabes, Mohamed Leemiry 29 anni di Tataouine, Sikfari Adellah 30 anni di Zarzis e Mohamed Yousfi 20 anni di Gabes. Il primo a parlare è Mohamed Yousfi, studente di informatica, ha lasciato il suo paese «perché  stanco della dittatura di Ben Alì». Una famiglia numerosa dal momento che il padre si era sposato in seconde nozze, a seguito della morte della prima moglie. «Sono fuggito in cerca di libertà, prima di tutto. Al momento non ho ancora pianificato il mio futuro, mi ritengo fortunato di trovarmi qui. Non so se rimarrò in Italia o andrò in un altro Paese europeo. L’Europa per noi è un paradiso. Collecchio pure». E’ deciso, netto. Non vuole tornare indietro ma guardare  al futuro.
 Saber è partito da Gabes ha fatto un lungo viaggio. La città da dove è partito dista circa 350 km dalla costa. Si è imbarcato Zarzis su un battello con altri 100 passeggeri. «Alcuni hanno avuto problemi di salute. Ho visto la morte in faccia il battello era molto piccolo e con tante persone sembrava che stesse per affondare da un momento all’altro. Sono arrivato a Lampedusa e da lì mi hanno trasferito a Caltanisetta. In bus a Catania da dove sono partito sempre in bus per a Bologna e poi qui. Ho lasciato la mia famiglia per cercare mio fratello che si è trasferito in Italia 3 anni fa». In Tunisia ha lasciato due sorelle e due fratelli. “Se trovo mio fratello, torno nella mia terra”. Mohammed Leemiry è arrivato a Lampedusa con una nave di fortuna, ci ha messo un giorno. “Con me viaggiavano 200 persone. Ho pagato 2000 dinari”. Una cifra molto alta se paragonata al reddito medio della Tunisia. E’ la cifra che viene in di solito richiesta. Solo Saber è riuscito a imbarcarsi senza pagare. “Ho lasciato la mia famiglia, mia madre, due sorelle e tre fratelli. Ho lasciato la mia terra per la guerra. Cercherò un lavoro, nella speranza di rifarmi un vita qui”. Sikfari ha lasciato la Tunisia per la guerra. L’ostello dove sono alloggiati offre loro una sistemazione confortevole. Sono tutti e quattro in una camera. Gli indumenti gli sono stati donati in Sicilia.  

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