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Le sculture di Jucci Ugolotti nella Rocca Sanvitale di Sala

Le sculture di Jucci Ugolotti nella Rocca Sanvitale di Sala
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Tiziano Marcheselli
«Sacro profano» è il titolo della bella e ricca mostra della scultrice Jucci Ugolotti allestita nella Rocca Sanvitale di Sala; ed è anche il titolo dell’altrettanto fascinoso volume realizzato da Alberto Nodolini sulle opere (22 sculture e un centinaio di disegni) che l’artista salese ha donato al Comune natale, in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa del medico condotto Guido Ugolotti, padre di Jucci e personaggio che ha lasciato una diffusa eredità di affetti.
La scultrice ha scelto i lavori nell’ambito della propria vasta produzione, realizzati tra il 1975 e il 2005: lo stile generale delle opere non si ricollega decisamente a una corrente o a un momento particolare della creatività plastica nazionale o internazionale, anche se, conoscendo tutta l’attività della Ugolotti, sorgono spontanei alcuni accostamenti; ma - e qui sta un’altra caratteristica importante e originale della scultrice - pare proprio che l’autrice (di cultura classica e di studi all’Accademia di Brera a Milano) nell’opera successiva a una presa in considerazione affronti temi ed elaborazioni differenti: quanto basta per non finire intruppata in uno stile o in uno schema fisso, dal quale farebbe poi fatica a uscire.
A volte sembra che le creazioni di Jucci vogliano partire da forme assolute e primitive, un po’ alla Brancusi (ma anche lo scultore romeno - così come Picasso - si ispirava agli antichi scolpitori africani), a volte pare che l’astrazione alla Archipenko (russo che a Parigi era in contatto con la corrente cubista) prenda il sopravvento, ma tutto - a guardar bene - si riconduce, infine, all’elogio della materia dei nostri luoghi, ai grandi torsi, alle forme tagliate, alla terracotta urlante, alle «donne in tensione».
Nel volume citato, è stata inserita una prima parte dedicata alla splendida Rocca: così, compaiono il loggiato rinascimentale interno, la grande sala delle capriate, la sala cinquecentesca, il soffitto del loggiato rinascimentale interno, il camerino di Cesare Baglione, finestre, porte e corridoi; poi, dalla sala di Enea, con il soffitto di Ercole Procaccini e con la potente «Donna in tensione» della Ugolotti, inizia l’accostamento tra ambiente antico e arte moderna.
Ma il bello di questo abbinamento è che la latente classicità della scultrice viene spesso a galla proprio a contatto di queste stanze misteriose (belle anche le foto nelle quali alle mani di terracotta vengono accostate e sovrapposte mani vere, probabilmente dei figli della scultrice).
C’è poi la sala che amo di più, quella legata alla figura di un santo, Padre Lino Maupas, santo già in vita e poco raccomandato dopo la morte: era il 1996 e con l’amico Lorenzo Sartorio avevamo fondato un’associazione con lo scopo di realizzare il monumento. I problemi erano diversi, dal reperimento dei fondi ai permessi del Comune, dal luogo all’autore della scultura: con l’aiuto della Barilla, attraverso Albino Ganapini, avevamo fatto un bel passo avanti; per il luogo (di fianco all’Annunziata, in piazzale Bertozzi o in piazzale Inzani), abbiamo rapidamente pensato al vasto piazzale Inzani, dal quale il frate raggiungeva in breve in convento; per quanto riguarda l’autore, avevo subito pensato alla mia amica Jucci Ugolotti, sicuramente la migliore artista contemporanea parmigiana in grado di costruire un ritratto moderno e al tempo stesso somigliante; restava il Comune, che ci ha fatto soffrire con vari rimandi, ma, avvicinatesi le elezioni del 1998, ha pensato bene di darci i permessi.
Così, con Jucci sono cominciati i contatti: ogni tanto andavamo nel suo grande studio di Gramignazzo a osservare i bozzetti che, di volta in volta, cambiava e migliorava. Inizialmente l’alta statua di Padre Lino aveva un bimbo sulle spalle, poi, invece, solo un fascio di pani tra le braccia protese.
Questo era il bozzetto definitivo che è diventato monumento e ancora oggi caratterizza il piazzale contro l’Ospedale Vecchio.
Ora, disegni e piccole sculture, terrecotte e gessi patinati (tra cui un bellissimo bozzetto di un raffinato post-cubismo) donano un tono sacro a questa mostra-museo, da cui il santo frate si libra, confermando l’atmosfera della Rocca Sanvitale.
Ci sarebbero, infine, da citare le tante opere pubbliche e i tanti ritratti della Ugolotti, in giro per l’Italia e anche all’estero. Ricordiamone almeno qualcuno: tra le opere sacre, altorilievi bronzei nelle chiese di S. Vitale Baganza, S. Lorenzo a Sala Baganza e S. Antonio di Gramignazzo; il bronzo monumentale Cardinale Samorè a Sissa; la terracotta dipinta «Il Divino Infante» nella Cattedrale di Parma; la terracotta Villa Benedetta a Sala Baganza.
Queste alcune opere pubbliche: sculture bronzee a Giacomo Ulivi a Parma e al Cardinale Samorè a Bardi; la scultura monumentale ai Caduti a Sissa; il cippo bronzeo nella sede Alpini a Parma; il rifacimento in bronzo di Ercole e Anteo per il Municipio di Parma;  Numerose, poi, le committenze per collezioni private e innumerevoli le mostre personali e collettive tenute dal 1980 a oggi. Questo un breve riassunto dell’intensa attività di Jucci Ugolotti, per completare l’atmosfera della mostra nella Rocca: rassegna interessante di un’ottima artista.

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