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Salsomaggiore - Elia Valori: "Salso deve diventare la capitale dello star bene"

Salsomaggiore - Elia Valori: "Salso deve diventare la capitale dello star bene"
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Sul futuro di Salsomaggiore, a pochi giorni dal voto, abbiamo sentito il parere di uno dei suoi cittadini più illustri, il professor Giancarlo Elia Valori, cittadino onorario della città termale, «salsese di elezione e di cuore», come si definisce, presidente della «Centrale Finanziaria Generale»

Professor Valori, quali sono le tendenze economiche e turistiche di Salsomaggiore oggi, e come si prevede possano esserlo in futuro?
Salsomaggiore Terme è un sistema termale straordinario, per qualità delle terapie e struttura  dell’ospitalità, che probabilmente deve riformulare il proprio pacchetto turistico. Inoltre, occorre ricreare nel pubblico la curiosità e il senso del valore delle cure termali, soprattutto di quelle, di straordinaria qualità, che offrono Salsomaggiore Terme e il suo comprensorio della salute. Pubblicità, interventi redazionali, iniziative scientifiche, tutto può far sì che le terapie termali divengano un must come e più delle sedute in palestra o delle permanenze nei “resort” caraibici. Da quanto vedo, c’è stata una progressiva riduzione di flussi turistici, soprattutto nei mesi “buoni” (settembre, soprattutto)  unita ad una certa crisi dell’offerta alberghiera. Occorrerebbe creare una formula Salso  che permetterebbe una concorrenza tra gli operatori turistici non tanto sul prezzo, almeno per il cliente medio,  ma sul rapporto tra questo e i servizi offerti. Inoltre, non sarebbe improprio creare un “fondo Salso”, finanziato con una piccola quota degli operatori turistici, che servisse a organizzare iniziative di qualità, in rapporto con l’amministrazione comunale e la Regione. E’ finita l’epoca delle sagre e delle attività “di massa”, tutti i sistemi turistici, a cominciare da quelli termali, dovrebbero proporre attività mirate, di buon contenuto culturale e, soprattutto, innovative, per attirare turisti che poi si integrerebbero nel sistema delle terapie termali. Si deve venire a Salso anche per passare le acque, ma soprattutto per stare in un comprensorio unico e smagliante. Salsomaggiore Terme potrebbe divenire il riferimento di tutto quel “bacino della salute” che va da Salso, appunto, a Pellegrino Parmense, a Varano de’ Melegari, a Sant’Andrea Bagni, a Noceto, la “collina pallaviciniana”e, naturalmente, a Tabiano.

Si va a Salsomaggiore per “passare le acque”, come lei dice. Ma per quali altri motivi si potrebbe scegliere di stare a Salso per qualche giorno?
Salsomaggiore Terme è al centro del cuore dell’Italia. E lo dico da appassionato ascoltatore di Giuseppe Verdi. La qualità del cibo e dei vini, la costituzione di “vie del gusto” in collaborazione con le principali guide gastronomiche, il sostegno mirato alle attività agricole e, soprattutto, sarebbe interessante creare un modello di wellness e di fitness meno legato alle mitologie anglosassoni e allo sport competitivo. Penso, per dirne una, allo straordinario lambrusco, il soufflé dei vini, che potrebbe ricominciare a Salsomaggiore una sua nuova storia di qualità e di fama. Una nuova formula dello star bene: questo potrebbe comunicare Salsomaggiore Terme, con la simpatia e la cordialità straordinarie del suo popolo. Si potrebbe pensare  a creare, a Salso, una rete di scuole di cucina di livello internazionale, magari in relazione al criterio della “salute in tavola”. Salsomaggiore potrebbe proporre iniziative di rilievo, ne ha tutte le potenzialità. Certo, c’è la rete delle Scuole Alberghiere da potenziare ma, da vecchio frequentatore di Hotel, so per esperienza che le scuole vere sono quelle della vita e del lavoro. E della voglia di fare di più e di meglio. C’è poi il grande capitolo della cultura: ora, con la crisi del concorso di Miss Italia, Salsomaggiore Terme potrebbe inventarsi come centro di una nuova offerta cultural-turistica: penso, per esempio, ai tanti “festival” della mente, della scienza, della filosofia, che hanno avuto un giusto successo e che potrebbero essere il nuovo marchio di Salsomaggiore, soprattutto nei momenti di “stanca” del ciclo termale. Iniziative sulla tecnologia, sull’energia, sulle neuroscienze, perfino sulla poesia o sul cinema “povero”.

Cos’è vivo e cos’è morto nella tradizione turistica salsese?
Una cosa non dovrebbe morire mai: la simpatia straordinaria del popolo di Salso, il suo sorriso smagliante, la sua elasticità cordiale e onesta. Su questa naturale turisticità della gente, una popolazione che ha fornito, da molti decenni, gran parte della migliore mano d’opera per i grandi alberghi della “Versilia da bere” dagli anni ’60 in poi, e ne è stata uno dei motivi di successo, da Forte dei Marmi al Lido di Camaiore, si potrebbe inserire una serie di nuove scelte. Non pensiamo di affidarci più, noi salsesi ( io lo sono d’elezione e di cuore) al “miracolo delle acque”. Quello si ripete, per grazia di Dio, sempre e comunque. Occorre immaginare una rete di offerta turistica evoluta e, aggiungo, anche economica. Basta pensare che è sufficiente una aggiunta di stelle alberghiere e una crescita dei prezzi per andare meglio. Se l’ospitalità è un dato popolare, che lo rimanga. Ma i grandi alberghi, quelli, devono essere al livello di Biarritz o di Santa Margherita o ricordare il clima, irripetibile, di certi Grand Hotel  versiliesi, con la migliore borghesia italiana, le grandi star internazionali nei locali, e magari intellettuali del rango di Maccari, Longanesi, Luigi Russo a lavorare nei bar. Ecco, il turismo è la creazione di un clima, direi addirittura di una favola, alla quale si partecipa anche solo passeggiando, e Salsomaggiore deve trovare questa formula, e credo che ci riuscirà. Una hotellerie “materialista”, tutta legata a tariffe e servizi, non riuscirà mai ad attrarre il pubblico “alto” e escluderà il pubblico a basso reddito. Ciò che è morto è, appunto, il ciclo di un turismo dei malati e delle loro cure. Utilissimo, ci mancherebbe, ma anche i clienti del Berzieri o di Tabiano, tra le meraviglie liberty e dannunziane di Galileo Ghini, o nelle colonne tecnocratiche di Tabiano, vogliono altro, dopo aver subito i salvifici suffumigi salsoiodici.  Ecco, offrire altro, e con una periodicità razionale, è una sfida interessante per gli amici salsesi. Inoltre, occorre pensare al mercato estero.

Come vede l’offerta di Salsomaggiore Terme in rapporto alle altre strutture termali italiane?
Contare tutte le terme presenti in Italia assomiglia molto ad enumerare tutte le stelle del cielo, secondo il detto biblico ed evangelico. Ma ci sono elementi comuni e forti differenze. Ci sono siti termali che, pur essendo efficacissimi, hanno puntato fin dall’inizio su una offerta molto turistica, più che salutistica, ed altri, fra i quali potrei annoverare proprio Salsomaggiore, che hanno giocato tutte le loro carte, pur con una buona offerta turistica, sulla indiscutibile efficacia delle loro acque. Le tradizioni non si cambiano. Ma penso che sarebbe utile immaginare una lobby termale in Italia, magari capeggiata proprio dai salsesi, che difende gli interessi generali della categoria. Occorre passare da un modello ottocentesco, per il quale il turista è un malato, al criterio opposto, quello secondo il quale il malato è un turista. E, soprattutto, un curioso, da attirare e gestire per tutto l’arco della sua permanenza salsese. E, in particolare, sarebbe bello che il sistema del termalismo italiano riuscisse, sulle indicazioni provenienti da Salsomaggiore Terme, a uscire dal cono d’ombra provocato sia dallo scientismo classico, che ha sempre letto le Terme come un contorno alle terapie che gli storici della scienza francesi chiamano à la Pasteur, dove la malattia è sempre l’invasione di batteri in un organismo, che dalle ormai innumerevoli pseudo-terapie di carattere misticheggiante, orientalistico, paraculturale, che pure attraggono una grande massa di “credenti”, non vedo come altro chiamarli. Le Terme, soprattutto a Salsomaggior, sono molto di più e molto di meglio. Creare questa nuova coscienza tra i medici, spesso poco informati sul problema, e nel grande pubblico, è una sfida che vale la pena di giocare fino in fondo.

Cosa fare, da subito, per migliorare l’immagine di Salsomaggiore Terme?
Alcune cose fondamentali: a) unire i destini imprenditoriali di Salso con quelli di tutto il suo comprensorio termale. Non ci si salva da soli.  b) creare una immagine di assoluta efficacia scientifica, di incontrovertibile validità di massa  per le terapie salsesi. Mi viene in mente un dramma di Ibsen, “il nemico del popolo” nel quale un medico termale viene additato, appunto, come nemico delle masse perché scopre che le acque termali della sua cittadina non fanno affatto bene. Le Terme Berzieri devono divenire l’immagine di una formula di salute indiscussa.  c) pensare che oggi il turismo, anche quello termale, ha altri drivers da quelli che hanno costituito l’hotellerie italiana negli anni ’60. La gastronomia, le arti, i siti archeologici, l’artigianato locale, la buona vita, come quella che c’era, secondo Giovanni Ansaldo, durante il “decennio giolittiano”. Chi si muove viaggia per una sua personale Egira, vuole andare in un “luogo santo” di cui si dovrà ricordare per tutta la vita. Ecco, il turista, di ogni tipo, è un fenomeno complesso, che va “saturato” con offerte diverse, presenti in differenti modi in ogni luogo termale o turistico. Infine, lo ripeto, l’apertura forte al mercato internazionale del termalismo. 

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  • giuliano

    13 Maggio @ 08.17

    a salso si stava bene prima ,avete lasciato entrare certa gente che non riuscirete mai più a cacciare ,se ne andranno quando non ci sarà più niente da rubare,come fanno al sud ,il troppo star bene rende le istituzioni molli deboli non reagenti,cosi è

    Rispondi

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