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Pontremolese, interviene il sindaco Grenti: "Non taglieremo il paese in tante fettine"

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Il Signor Giulio Zuffardi è una veritiera e ricca «memoria» di Fornovo. Quello che scrive è sentito e accorato. Spiace che nell’articolo a sua firma, apparso sulla Gazzetta dello scorso 22 maggio, siano presenti alcune inesattezze che, se chiarite, farebbero sicuramente dire al Signor Giulio Zuffardi cose diverse da quelle ivi sostenute. Innanzitutto non ci sarebbe nessun taglio del paese, ma eventualmente una ricucitura. Veniamo al dunque: la nostra amministrazione non ha affatto accettato, come si evincerebbe dal suo scritto, un progetto ‘meno oneroso’ per le Ferrovie e ‘più devastante’ per Fornovo.
Sinceramente, non comprendiamo da quali fonti il Signor Zuffardi abbia tratto queste deduzioni. La nostra amministrazione ha semplicemente preso atto che il pregresso studio progettuale preliminare giacente, riferito ad un incredibile passante in galleria a Est del paese, il cosiddetto ‘shunt’, non sarebbe stato mai e poi mai realizzato. Questione di costi rispetto ai benefici? Ritardi progettuali? Errori di valutazione? Rifiuto delle Ferrovie? Può darsi, ma per noi il grave era che quello ‘shunt’ avrebbe riguardato il solo traffico merci e, dunque, i binari attuali sarebbero rimasti comunque in mezzo al paese. Sarebbero rimasti come si vedono oggi e, per giunta, senza alcun intervento di correzione sulla viabilità. Quindi non solo sarebbe stata un’opera costosissima e geologicamente incerta, ma non avrebbe risolto affatto i nodi critici di Fornovo. In più c’erano altri costi aggiuntivi che nessuno aveva osato riferire: occorreva erigere un secondo ponte verso Medesano per i merci in direzione Fidenza, in entrata-uscita dallo shunt; occorreva una tangenziale o una viabilità similare a totale onere pubblico, non programmabile come “opera correlata” dalle Ferrovie, che sarebbe caduta lungo il Taro. Quindi avremmo avuto il paese fatto a fettine: a Est la galleria, al centro la statale e la ferrovia, a Ovest la tangenziale ed il fiume ‘murato’. Ancor peggio se pensiamo ad un passante in galleria dentro il paese con stazione sotterranea: anche in questo caso occorrerebbe un secondo ponte per Medesano ma, in più, avremmo un paese trasformato urbanisticamente in periferia di metropoli e ad un costo degno di un alto faraone. Dal momento che dobbiamo arrivare in tempi rapidi ad una decisione, non vorremmo che qualcuno pensi di avanzare soluzioni improponibili per troncare le ali alle possibili soluzioni messe in cantiere da questa amministrazione, che intende risolvere unitariamente i diversi problemi urbanistici di Fornovo (viabilità, ferrovia, raffineria ex Eni). Siamo grati al signor Zuffardi per averci ricordato come un paese possa patire le disgrazie degli interessi di parte, soprattutto quando ci narra che, agli albori della Linea, la sede dei binari che attraversavano Fornovo non doveva essere quella. Parimenti, possiamo assicurare tutti che abbiamo valutato il da farsi partendo da quella domanda che il signor Zuffardi si pone e che sottoscriviamo: cerchiamo “una soluzione che non sia il baratto della vita presente e futura di un intero paese, per un effimero piatto di lenticchie”. Proprio per questo, abbiamo affidato ad uno studio di provata perizia tecnica una serie di questioni ben precise: come fare per mantenere strategico il nodo ferroviario di Fornovo (nessun politico nostrano s’era mai posto il problema in questi termini), come fare per contenere l’impatto del transito dei treni sulla vita civile, come restituire al paese il godimento del fiume e, parimenti, come risolvere in modo urbanisticamente unitario la ferrovia,  l’area dell’ex raffineria ENI e la viabilità. Abbiamo investito in questa ricerca tutto quello che potevamo, circa 100.000 euro, certi che solo con conti alla mano e valutazioni serie si sarebbero potute avviare in modo stringente una o più soluzioni pertinenti e condivise. Lo studio preliminare è già stato presentato e presto l’amministrazione lo farà valutare ancora più in dettaglio ai cittadini con un’apposita pubblicazione.  Crediamo che, allora, anche il nostro eccellente Giulio Zuffardi potrà constatare che non ci siamo affatto dimenticati della storia:  la Pontremolese è nata per volontà dei nostri avi, voluta dai Generali della Marina Militare di La Spezia. Questi, in opposizione a diversi politici di allora (ci ricorda qualcosa?), volevano fare di Fornovo un nodo strategico; volevano insomma un collegamento razionale e non ‘politico’ col Tirreno. E la ‘Direzione Governativa di Parma’, istituita dal giovane Regno d’Italia per la direzione tecnico-amministrativa della erigenda linea Parma-La Spezia ebbe una lungimirante visione. A loro si deve l’importanza assegnata a Fornovo, come ‘specchio’ di Pontremoli da questa parte degli Appennini.  La ‘Pontremolese’ sarà in assoluto, per l’ardimento delle soluzioni ingegneristiche adottate, una delle opere ferroviarie più ‘temerarie’ d’Italia. Di tutto questo, ai giorni nostri, pare restare solo un qualche labile ricordo, fra una briscola al bar e qualche fastidio, magari, al veder passare i treni. Ma l’idea di fare di Fornovo un bel paese con ferrovia, un crocevia strategico fra Europa e Tirreno, era così malsana? A qualcuno pare che i ‘pazzi’ siamo noi, al non voler credere nelle nostre potenzialità, al non voler credere nelle ragioni stesse di un paese che porta di per sé la promessa di un futuro: ‘forum novum’. E noi nel futuro di Fornovo ci crediamo davvero.
Emanuela Grenti
Sindaco Comune di Fornovo Taro


 

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