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I felinesi aspettano ancora i contributi per il terremoto

I felinesi aspettano ancora i contributi per il terremoto
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Chiara Cacciani
«Chi legge i giornali ci dice: eh, vi sono arrivati tanti soldi. Ma non è vero niente: di noi privati danneggiati dal terremoto del 23 dicembre 2008 nessuno ha ancora ricevuto un euro. E quelle dei politici che annunciano ulteriori fondi restano solo parole».
Le ultime i felinesi Giorgio Quadrelli - ancora in un alloggio Acer per l’inagibilità della sua casa - e Carla Guasti - che nella sua seicentesca Villa Ceci di San Michele Gatti aveva anche l’attività di bed&breakfast - se le ricordano bene: a metà aprile, quando l’assessore regionale alla Protezione civile Paola Gazzolo e il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli hanno comunicato l’arrivo di altri tre milioni, di cui 1,7 per il Parmense.
«Peccato - dicono i due terremotati - che non siano stati destinati ai privati che attendono da due anni e mezzo i contributi per i danni alle loro abitazioni, ma ripartiti tra edifici pubblici e chiese, tra cui il municipio e la chiesa di Sissa, dove il sisma è stato visto, per fortuna loro, solo in televisione e sul giornale».
Nel marzo 2009 l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia aveva stilato la mappa dei comuni dove il terremoto aveva allungato i suoi tentacoli, e Sissa in effetti non figura nell’elenco.
«Ma già col decreto 147 del maggio 2009 della Giunta regionale i nostri politici, con consumata lungimiranza, si sono riservati la possibilità di poter agevolare anche interventi al di fuori dei territori colpiti dall’evento sismico- spiegano Quadrelli e la Guasti, mostrando i documenti reperiti sul sito della Regione - Leggere il nome di Sissa e di altre realtà nell’elenco degli interventi finanziati è stato un colpo. Purtroppo quando il 19 aprile scorso siamo stati ricevuti in Regione dall’assessore Gazzolo, presenti il presidente della Provincia Bernazzoli e i sindaci dei comuni colpiti, non eravamo informati e non abbiamo potuto chiedere chiarimenti».
E ora il sospetto - grande, amaro - è un altro.
«A Felino su sessantuno  pratiche di privati ammesse a contributo ne "resistono" attualmente solo quarantuno:  venti famiglie hanno rinunciato per le lungaggini burocratiche e soprattutto per l’eccessiva onerosità dei documenti e dei pareri tecnici richiesti.
«Si parla di centinaia di migliaia di euro "risparmiati" - raccontano - Durante l’incontro in Regione, come ha fatto anche il sindaco di Felino Barbara Lori, abbiamo chiesto che quei contributi già destinati ai privati venissero ripartiti tra le altre famiglie danneggiate per aumentare un po' l’esigua cifra che verrà corrisposta rispetto ai danni subiti, ma ci è stato risposto in modo vago che sarà molto difficile. Al ritorno a casa abbiamo rintracciato il comunicato che annuncia l’arrivo degli 1,7 milioni nel parmense  ora ci chiediamo se quei risparmi sui privati non siano già stati indirizzati proprio a opere pubbliche e chiese, di cui nessuna nel territorio di Felino, il più colpito».
«Sarebbe veramente un metodo distributivo iniquo e assurdo dirottare i fondi in questo modo per favorire altre situazioni- aggiungono - Chi di noi è stato danneggiato ha perso il suo bene primario, la casa, si trova in una situazione di estrema precarietà e spera di trovare aiuto nelle istituzioni a lui più vicine. Alcune situazioni stanno per diventare nuovi e dolorosi "casi sociali", ed è per questo che chiediamo chiarimenti al presidente Bernazzoli: lui al tavolo istituzionale che ha deciso la ripartizione dei fondi c'era, e può fugare i nostri dubbi: da dove derivano quei tre milioni? Sono anche quelli delle rinunce dei privati?».
E la necessità di avere una risposta è evidente: rispetto alle somme ammesse a contributo, «anche "solo" 10-20 mila euro in più a famiglia - dicono - possono fare un po' di differenza e dare un sollievo in più».
Il caso di Carla Guasti è emblematico: l’antica Villa Ceci - dove alloggiano lei e il marito, dove stava per trasferirsi anche la famiglia della figlia dopo una lunga ristrutturazione e dove ci sono le stanze e i locali comuni del bed&breakfast aperto alcuni anni fa - è subito diventata il simbolo per immagini del terremoto del 23 dicembre.
La dimora trafitta, il buco nel tetto, la maestosa scala pericolante sono finite su giornali e tv: 281 mila euro di danni e altri 31 mila - che avrebbero dovuto esserle risarciti entro un mese - per la messa in sicurezza d’urgenza a cui è stata costretta nei primi giorni dopo il sisma.
«Mi arriveranno 81 mila euro in totale, e tolti quelli della messa in sicurezza cosa mi resta per la mia casa? Inoltre il b&b non è stato riconosciuto inspiegabilmente come attività produttiva e quindi non ha avuto accesso ai fondi. Ma se io sono messa male c'è chi sta peggio ed è ancora fuori casa; come mia figlia», spiega.
L'unica notizia positiva arriva da Bologna: in seguito all’incontro con i cittadini (molti di quelli di Felino si sono riuniti in un comitato ad hoc), l’assessore regionale alla Protezione civile Paola Gazzolo ha fissato un termine, quello del prossimo 19 giugno, per dare una risposta a tutte le pratiche inviate. Dopo due anni e mezzo di attesa per carenze di personale.

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