Provincia-Emilia

Nubifragio, dopo il danno la beffa?

Nubifragio, dopo il danno la beffa?
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SALA BAGANZA
 Cristina Pelagatti

 Sarà proclamato il lutto cittadino nel giorno del funerale di Agostino Galeotti, l’uomo morto annegato sabato sera nel garage della sua casa a Talignano, intrappolato dalla marea d’acqua che ha invaso via Scaccaglia. 
E’ stato il sindaco Cristina Merusi a portare alla famiglia di Galeotti le condoglianze dell’intera comunità, sgomenta di fronte all’accaduto. «Nessuno avrebbe mai pensato che nel nostro territorio potesse succedere una cosa simile. La prima reazione di fronte a una tragedia di questa portata è l’angoscia. Se n'è andato in modo tremendo un uomo buono, gentile e generoso e siamo tutti sconvolti».
 La comunità salese piange con una voce sola per Galeotti e nel contempo si unisce in una stretta solidale per affrontare le conseguenze di chi ha subito i danni del tragico nubifragio.
 «I cittadini sono stati bravissimi perché in questi giorni non sono si sono occupati dei propri danni personali, ma si sono messi a disposizione degli altri, lavorando tantissimo e dandosi una mano l’uno con l’altro». Indefessamente da sabato lavorano sul territorio senza sosta, notte e giorno gli operai e i tecnici comunali, la protezione civile di Sala, di Parma e squadre di Reggio e Modena ed i Vigili del Fuoco, ma il lavoro da fare è tanto. «La situazione è grave per le infrastrutture - ha spiegato il sindaco Merusi - e gravissima per attività produttive ed abitazioni civili che hanno subìto danni ingenti. Chiederemo e faremo pressioni affinché vengano dati risarcimenti: non è giusto che la gente venga lasciata sola». 
Sono per ora 5 i nuclei famigliari con case inagibili ospitate all’emme hotel e nel bed and breakfast «la casa nel parco», tutti abitanti della zona del Cantone, la più colpita dal nubifragio. Ai salesi immersi nella tragedia sono arrivate come una doccia fredda le parole del direttore della protezione civile regionale Egidi «difficilmente i privati saranno risarciti perché non ci sono fondi per lo stato di emergenza»; tutti stanno lavorando per cercare di rimettersi in piedi ma temono di non riuscire senza un aiuto economico a ricominciare a vivere: da Franco Ponzi della Pnzi srl che si occupa di strumenti per la sicurezza e che con l’acqua dalle finestre ha perso attrezzature e centinaia di documenti, a Giampietro Menozzi del vivaio a fianco del ponte sul Baganza, completamente inondato dall’acqua che con un groppo alla gola, dopo giorni di lavoro nel fango aiutato dalla protezione civile e anche da molti cittadini, dando un’occhiata alla distruzione con cui si trova a convivere ha commentato con poche parole commosse: «Bisogna che qualcuno ci aiuti». 
Il sindaco Cristina Merusi lo ripete con combattiva convinzione: «Ci impegneremo al massimo per ottenere risorse, anche per i privati. I danni sono veramente importanti. Ci attiveremo per avere nel minor tempo possibile la stima dei danni e chiedere i risarcimenti. Nel mentre il lavoro continua: protezione civile, vigili del fuoco, e operai e tecnici comunali sono impegnati per la cittadinanza. Abbiamo in atto una convenzione con Enia per lo sgombero strade delle zone più colpite, dove ci sono attività, magazzini, garages privati pieni di oggetti da buttare e in questi giorni l’isola ecologica è stata aperta tutto il giorno, anche domenica per consentire ai cittadini di andare a portare i detriti e oggetti». E’ stato l’assessore ai lavori pubblici Aldo Spina a fare un primo censimento delle conseguenze più gravi del nubifragio sul patrimonio pubblico . Per quanto riguarda le infrastrutture i problemi più seri sono per la strada che da Sala porta a Castellaro, per il Ponte sullo Scodogna a Talignano e per le strade della frazione di Talignano, problemi anche per alcune strade d’accesso ad abitazioni private e per gli impianti sportivi, soprattutto per la piscina e per il giardino del Melograno. «Il fango non ha portato problemi solo alle mura del giardino, ma anche a tutte le infrastrutture minori, dai vialetti all’illuminazione - ha specificato Aldo Spina -. La percorribilità stradale per Talignano è stata ripristinata da Collecchio a Cafragna con un intervento d’emergenza, sulla strada per il Castellaro è stata fatta la verifica dei sottoservizi e gli operai sono al lavoro e dalle verifiche sull'acquedotto comunale è risultato che tutto è in ordine. Ci sono danni ingenti che cercheremo di quantificare con il massimo della precisione e dell’impegno».
 
 
GAIANO OZZANO
Donatella Canali
«Si poteva prevedere, era già stato segnalato».
Cattiva tutela del territorio, è questo il tema comune che accompagna i racconti degli abitanti di Cafragna, insieme alla «beffa» sulla mancanza di aiuti da parte della Regione Emilia Romagna.
«Si sprecano soldi in progetti inutili mentre per questa emergenza non c'è nulla. Ci sembra davvero una presa in giro - affermano alcuni cittadini impegnati nelle operazioni di sgombero -. E’ un’area limitata, quella che ha subito danni, mica un intera regione! E noi abbiamo bisogno di aiuto».
Il dente avvelenato prende di mira anche la Protezione civile. «Qui ci siamo proteggendo da soli. Io ho fatto parte in passato della protezione civile ma qui siamo soli a spalare. Le ruspe che sono intervenute le ho pagate di tasca mia - spiega un padre che insieme ai due figli sta togliendo uno strato di fango dal cortile, mentre intorno il mondo, che era campo, argine, area verde, è sottosopra: un cumulo di detriti, alberi, terra».
Sotto accusa la mancata pulizia dell’alveo dello Scodogna, la «bestia nera» che in pochi minuti ha messo in ginocchio chi abita lungo il suo corso. Il più convinto di questo è il proprietario della casa rimasta, come un’isola, in una voragine creata dalla furia dell’acqua.
«Questo disastro - spiega Chistos Aslanidis - è colpa della negligenza, per non aver provveduto a rimuovere agli alberi morti che giacevano nel torrente. Io pulisco il tratto di mia competenza come fanno contadini che hanno da sempre tutelato il territorio. Ci sentiamo abbandonati dagli enti. Quando ho sentito che non ci saranno fondi per i privati, mi sono parecchio arrabbiato».
La veranda della casa è pericolante, non resta che demolirla. Fa impressione sapere che la famiglia, compreso un bambino di due anni era proprio riunita sotto quella tettoria, quando il temporale è cresciuto d’intensità.
 «Il tempo di entrare in casa - spiegano - e l’acqua è entrata dappertutto. Non le dico lo stato d’animo e quello che ci si è presentato davanti quando siamo usciti».
Anche per i cittadini di Ozzano la cause dell’inondazione sono da addebitare alla cattiva gestione del territorio. Ne è convinto uno degli abitanti più colpiti dall’inondazione. La sua abitazione ed i garage hanno accolto tutto il torrente in piena che dalla collina è sceso a valle attraversando la statale e incanalandosi, dritto come un fuso, nello stradello che conduce alla sua casa. «Il problema è a monte. Era accaduta la stessa cosa anche l’anno scorso, durante un temporale. Allo stesso modo l’acqua è entrata nei garage: in quell'occasione mi sono andati distrutti un’automobile e uno scooter. Quest’anno sono riuscito a salvarli, portandoli fuori: io sono uscito dal garage quando l’acqua mi arrivava al collo. Con un vicino abbiano strappato la rete sottostante che faceva da diga e l’acqua è così defluita sopra la ferrovia. Se non si interviene questo accadrà ancora. L’ondata aveva un forza pazzesca - afferma mentre mostra i segni lasciati sul cancello in ferro battuto».
 Si parlava delle cause. Per gli ozzanesi è tutta colpa del rio delle Valli, imbrigliato in tubi troppo piccoli, che, appena le precipitazioni aumentano non sono in grado di contenere l’acqua che scende a valle. Percorrendo la statale quello che saltava agli occhi a lato delle case inondate, ieri, erano i cumuli di rifiuti: quello che proprio non si poteva salvare è dentro montagnole di sacchi neri. Un camion scende dalla strada di Talignano con un carico di mobili evidentemente rimasti sott'acqua. Forse quelli si potranno recuperare.
I contributi che arriveranno sui luoghi del nubifragio per «sommo danno», per definire i quali sono in corso le stime, riguarderanno le infrastrutture. La valle dello Scodogna in particolare ha visto distruggere dalla forza dell’acqua strade d’accesso, fognature, parte dell’acquedotto: danni ingenti che vanno a sommarsi a quelli subiti dai privati. La popolazione colpita è al lavoro per ritrovare la normalità. «Se non c'erano i vicini a darmi una mano - racconta una donna che ha avuto la casa inondata - le assicuro che sabato sera, dopo il nubifragio sarei andata a letto. Non avrei saputo da dove iniziare, nel disastro che avevo intorno, mi sentivo impotente».
 

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  • carmela

    14 Giugno @ 23.14

    ci sono tanti enti: provinciali e regionali con tanti dirigenti... ma che fanno!!! se non ci sono soldi cominciate a diminuire gli stipendi di questi soggetti... possibile che non si provveda alla pulizia dei corsi d'acqua e poi i contadini che tutelavano le campagne con il loro prezioso lavoro di pulizia dai fossi e degli scoli, perchè non sono stati dati a loro incentivi per rimanere a coltivare i campi e svolgere il prezioso lavoro di tutela del territorio...??? forse è meglio cementare tutto senza riguardo per nulla, e poi non ci sono soldi ??? vergogna... abbiamo fatto proprio un bel progresso !!!

    Rispondi

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