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Caro Fornovo, ti scrivo: ma che paese sei?

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 Scrivo testi e vengo da vicino, Val Baganza. Sto curando un progetto di memoria storica fornovese presso la locale biblioteca, memoria che contempla anche la Pontremolese. Ho ascoltato un po’ tutti e vi lascio il mio pensiero: ma che paese siete?  Il sostantivo raddoppio parrebbe, in termini ferroviari, indicare due binari in entrata e due in uscita. Così è a Pontremoli, e così faranno ovunque. Ma a diversi cittadini di Fornovo pare andar bene il solo binario esistente per La Spezia, tal quale. 

Un binario un po’ smorto, a dir la verità, messo in una trincea aperta di fine ‘800. Se fosse capitato lì quello è capitato a Viareggio, sarebbe saltato per aria tutto il paese: norme di sicurezza zero, niente sfiati, le case sopra. Questo non vuol dire che nulla può più succedere ma, almeno, si potrebbe tentare di ridurre quantomeno il rischio. Leggo invece sulla Gazzetta del 10 giugno che molti sono preoccupatissimi per qualche edificio privato eventualmente da abbattere (ma tutti sanno che l’abbattere o meno è spesso questione di costi). Questo nel caso si voglia costruire una nuova galleria coperta, più larga e più sicura col doppio binario. Sotto questo aspetto Fornovo è proprio un prodotto tipico di noi italiani: gli interessi privati (di pochi) prevalgono sempre su quelli pubblici (di molti).  Leggo inoltre che, improvvisamente, dopo che si è costruito negli scorsi decenni di tutto e di più, sacrificando ogni metro quadro a suon di condomini, il paese avrebbe bisogno di una bella tangenziale. Ne avrebbe bisogno proprio quando gli urbanisti avanzano soluzioni di viabilità alternative e meno impattanti? Forse alla grande - e brutta - tangenziale era il caso di pensarci tre o quattro amministrazioni fa, quando andava di moda il più asfalto per tutti. 
Non capisco, ma succede così: i progettisti incaricati dall’Amministrazione propongono di risolvere in modo non invasivo la viabilità, con la doppia carreggiata in galleria, sotto la ferrovia (dunque senza “mangiare” altro suolo). Qualcun altro, in questo caso la sezione Pd di Fornovo, avanza l’idea che solo una tangenziale da periferia urbana, da situare evidentemente in zona sensibile lungo il Taro, possa far “sopravvivere Fornovo” indipendentemente dalla ferrovia (Gazzetta di Parma, 10 giugno, pag. 37). Roba da non credere. E a fronte di una doppia galleria ex-novo di un paio di centinaia di metri in mezzo al paese, capace di risolvere anche il nodo viario, qualcuno preferirebbe una galleria dieci volte più lunga, che risolve il transito merci su rotaia (quello meno inquinante), e che non risolve il nodo viario (quello più inquinante). E che presuppone: 600.000 metri cubi di terra e di Tir in più da spostare, tempi di cantiere triplicati, maggiore inquinamento, tempi di sofferenza allungati di anni per i cittadini di Fornovo e per quelli delle due più importanti frazioni del paese, Salita e Riccò (sempre che questi non li vogliamo considerare abitanti di serie B). E senza poi considerare il perenne transito di Tir fra i due lati del paese. Secondo me siete proprio matti. Ma il paese è vostro, fate come vi pare. 
Ho abitato qualche anno a Ozzano in strada dei Folli (!), mezzo secolo fa; da voi non ci sono venuto a stare (mai dire mai). Insomma, cosa vi ha preso? Avete fatto per decenni i soldi con i traffici, con i commerci, con i pendolari della Pontremolese; adesso vorreste spostare i merci fuori dal paese (a costi spaventosi) e lasciare tutto com’è. Cioè, fatemi capire: i treni merci, proprio perché viaggiano su rotaia (senza buche!), causano meno rumori e vibrazioni agli edifici e meno danni alle emergenze architettoniche di quelli prodotti dai camion, dai bus, dalle auto e dai furgoni... Non producono agenti inquinanti. A mio avviso, fareste bene a guardarvi intorno per vedere come altri hanno risolto brillantemente i vostri problemi. A Maastrich (sì, la città del Trattato) c’è un’autostrada che passa con due doppie gallerie, una sopra l’altra, sotto le case. Perché non fate anche voi così? Una riconosciuta memoria storica di Fornovo, il Sig. Zuffardi è preoccupato dell’invasività di un nuovo intervento nel centro del paese; preferisce, dice, lo “shunt” approvato del Cipe, ma non ne coglie affatto il devastante impatto. Dice invece il contrario: “Devastante la ferrovia in centro”. Perché si capovolge la realtà dei fatti? Come si fa a dire che una galleria di 2-300 metri è più invasiva di una galleria di 2500 metri i cui cantieri graverebbero su tutto il territorio comunale, abitato di Fornovo compreso? La galleria sotto il Monte Croce richiede di asportare una quantità enorme di materiale geologicamente instabile, con cantieri infiniti. Per motivi di sicurezza non si possono più costruire gallerie a più binari (o corsie). Devono essere tutte separate, a doppia canna.  Quindi i conti di qualche anno fa sono pure sbagliati per difetto. La trincea attuale a binario singolo è priva dei più elementari criteri di sicurezza, priva di qualsiasi sistema di smorzamento antirumore e antivibrazione. Evidentemente, per qualcuno il tracciato di fine ‘800 è intoccabile a prescindere.  Secondo il mio sconsolato parere, il paese sta errando da troppi decenni: cittadini di Fornovo, avete paura del futuro, avete paura del coraggio del vostro sindaco? Quali interessi di bottega nascondete anche alla Gazzetta di Parma? Da voi, insomma, non dovrebbe più transitare nessuno? Avete paura che non esista una tecnologia capace di intervenire senza manomettere la vostra pieve o le vostre case? Ecco quel che vedo da ospite, dopo una multa da 80 (pagata!) per un gravoso divieto di sosta in prossimità di una nota banca locale: un paese che fa a pugni per un posto auto perché ha piazzato una scuola accanto al Municipio. Insomma, un paese che non mi sembra troppo preoccupato per non avere a disposizione un polo scolastico decente per i suoi figli. 
Qualcuno, sempre sulla Gazzetta, grida allo scandalo perché, per tentare di avviare a soluzione i problemi urbanistici di Fornovo (ferrovia, raffineria, viabilità, Pst, Psc), la Giunta ha investito l’equivalente di un monolocale vista autostrada (centomila euro). Ora, facciamo i conti in tasca al sindaco: c’era da rifare il Piano strategico territoriale (Pst), da importare poi nel Psc.  Il lavoro compiuto dai tecnici equivale al 100% del Pst (e a circa il 70-80% del Psc). Senza voler essere cattivo, diciamo senza tema di smentita che i Comuni limitrofi, con amministrazioni più o meno affini politicamente alle opposizioni di Fornovo, hanno speso mediamente più del doppio. Perché dunque raccontare tante bugie? Non sarebbe meglio sedersi intorno ad un tavolo? Gli altri sindaci, prima della Grenti, non avevano preso in considerazione l’idea di poter investire in questo modo sul futuro. Alla fine, se di tutto questo non se ne farà nulla, voi di Fornovo resterete da soli a giocare a carte lì in mezzo, in un paese da binario morto. Assomiglierà tanto ad una di quelle ‘600 che arrancavano a Pasqua dalle parti di Piantonia, per andare a prenotare l’estate a Marina di Carrara.
Cari fornovesi, dovreste sapere che all’uscita della vostra galleria ci sarebbe il Mediterraneo. Lo sapevate? Per carità, non ditelo a nessuno. Anzi, continuate a far finta che il futuro sia sempre più su merci, su invasive tangenziali, su cemento e condomini e non su ecologia, bici e binari. All’improvviso, statene certi, un magrebino vedendovi così sconsolati, vi inviterà a mangiare un kebab insieme a lui, raccontandovi della sua ferrovia: un barcone in mezzo al mare. E solo allora vi ricorderete di esser nati fra Taro e Ceno, non fra “shunt” e tangenziale. Troppo tardi? Meditate… 
Giuseppe Maghenzani
 

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