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Gente di provincia - "Chicco" Guidi

Gente di provincia - "Chicco" Guidi
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Stefano Rotta
Lei, da Bologna, è venuta qua ai Lagoni per amore. Lui, invece, a Corniglio ci è cresciuto fin da piccolo: sono Alessandra Cavalieri Manasse e Gregorio «Chicco» Guidi, gestore del rifugio Lagoni, dove con 15 euro si passa una notte nella foresta demaniale dell’Alta Val Parma. Faceva il geometra in giro per l’Italia, prima di dedicare la sua vita alla montagna che divide, e unisce, Emilia e Toscana. «Mi davano del pazzo», racconta, dicendomi «con tutto quello che hai studiato, adesso ti metti a fare il barista?». Appunto, il barista. Ammesso che lavorare in un rifugio, con gente da mettere a cuccia e pranzi da preparare, sia come gestire un bar, «Chicco» precisa: «Io a Parma un bar non lo gestirei mai. Ma neanche in piazza a Corniglio. Sto bene in montagna». Anche i fratelli, Cesare e Lorenzo, lavorano in quota: una famiglia integrata, anche economicamente, con le terre alte; in controtendenza con decenni e decenni di fughe verso la pianura. Affonda nel mito l’idea di occuparsi di questo bivacco. C'era, un tempo, una piccola baita, sul lago Scuro, data in concessione ai privati, dove si esercitavano la caccia e la pesca. Finché, negli anni Ottanta, questo legame giuridico venne tranciato, subentrando l’abbandono. Ci andarono tre ragazzi a mettere a posto: Mario Andreani, Giovanni Bucci e Gregorio Guidi. Nell’estate del 1991, non si sa ancora se per cause dolose o per un’incomprensibile ripicca della natura, bruciò tutto. Nel frattempo la Provincia di Parma mette al bando il rifugio Lagoni e la gara viene vinta proprio da queste tre persone, che costituiscono la cooperativa «Lago Scuro», in onore di quella forte esperienza. Gli altri due, oggi, sono soci sostenitori, al timone è rimasto «Chicco». Ci passano tante persone, quassù. In tutto, i posti sono 32. Ma nel cuore, questo montanaro, ne ha una più di tutte: Ettore Fornesi, storico pastore delle Capanne di Badignana, nel Massese. Che ogni anno, con la transumanza, usava sconfinare nelle montagne emiliane e portare un formaggio di pecora senza pari. Per trent'anni, su e giù da Treschietto. Battitore libero di sentieri di vecchi spalloni, fra Lunigiana e vallate emiliane. Adesso di Fornesi non ce ne sono, «ogni anno cambia il pastore, c'è poco attaccamento, troppo turnover». Quegli anni vengono ricordati ogni anno dal sindaco di Bagnone, con una messa in onore dell’ultimo pastore. «Quali lavori si possono fare in montagna?», chiediamo a chi, oggettivamente, ce l’ha fatta. «Ah, poca roba. O riesci a ritagliarti un’attività commerciale, un bar, o qualcosa di simile, oppure legna. Chi studia, se ne va». La montagna guarda sempre di buon occhio chi non si perde in chiacchiere e lavora duro. Sono rimasti pochi, su, e questo fa molta selezione. «Io comunque non me ne andrei mai, ognuno è fatto a suo modo, e io sto bene qui». Più i luoghi sono estremi, e sinceri, più estreme e sincere sono le idee di chi ci vive. «Il sole, certo, ma a me le stagioni piacciono tutte, mi piace il nebbione di quota, per esempio», racconta «Chicco». Di animali, invece, dice ce ne siano meno che altrove. «Qui il luogo è frequentato da fungaioli, da escursionisti, le bestie selvatiche sentono subito e si spaventano. Bisogna andare più in là, in luoghi ancor meno frequentati». E' un sito che ripesca nei sussurri, e nelle vicende amministrative, quel «Segreto del Bosco Vecchio» racconto lungo d’esordio di Dino Buzzati. Narra, infatti, Guidi che «questa foresta venne reimpiantata durante il Ventennio, prima era tutto pelato. Brullo. Disboscato».
Anni di un proto decollo industriale, in Europa, e la materia prima per eccellenza, ben prima del petrolio, erano legna e carbone. Così, in pochi decenni, non ci fu più nulla della foresta vergine di questo crinale. Sono perlopiù faggi, con qualche abete, messo dalla Forestale un secolo fa. Ma qua e là si incontrano anche aceri, sambuco, sorbo. «Manca invece, per ragioni ambientali, il sottobosco tipico delle Alpi» precisa il gestore del rifugio. La passione di quest’uomo, si augura, verrà raccolta dai figli Rocco e Andrea. «Loro adesso fanno i pendolari, quasi tutti i giorni a Parma per andare a scuola».
Non è come dirlo, Lagoni-Corniglio-Parma e ritorno, per dei ragazzini. D’inverno la famiglia risiede in paese; con la bella stagione, permane direttamente in quota, al rifugio. I chilometri sono una necessità, per chi vive da queste parti: chi abita a Monchio, a Corniglio, o lì ci lavora, lo sa bene.
E quindi anche la madre, insegnante di lettere al «Giordani», ha una belle dimestichezza con la strada della Val Parma. Vuoi mettere, però, col silenzio vivo delle faggete?

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