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Bologna ricorda la strage della stazione. I parenti delle vittime: "Noi presi in giro"

Bologna ricorda la strage della stazione. I parenti delle vittime: "Noi presi in giro"
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Bologna ricorda la strage del 2 agosto 1980: morirono 85 persone, 200 i feriti. Il presidente dell’Associazione familiari delle vittime del 2 agosto, Paolo Bolognesi, ha aperto la commemorazione. Non partecipa alcun rappresentante del governo. Per l'esecutivo è intervenuto il prefetto Angelo Tranfaglia (ex prefetto di Parma).
Le promesse non mantenute negli anni dai vari governi che si sono succeduti «sono prese in giro istituzionali nei confronti delle vittime», ha detto Bolognesi. Parlando nell’aula del Consiglio comunale, Bolognesi ha sottolineato che «non si può, come ha fatto il presidente del Consiglio il 9 maggio, giorno del ricordo delle vittime del terrorismo, dire che bisogna aprire gli armadi della vergogna perché è giusto che i familiari conoscano la verità». E, ha proseguito, «poi dal 9 maggio ad oggi neanche un foglio di carta è arrivato al Tribunale di Bologna». Quella del premier, secondo Bolognesi, «è solo una frase fatta esclusivamente per andare sui giornali».
Quanto all’assenza di un rappresentante del Governo, il presidente dell’associazione ha tagliato corto: «Nel mio discorso su questo ci sarà sì e no una riga, non sarà questo il tema di cui cercheremo di parlare». Perché, ha concluso, «il tema è soprattutto le non risposte, le prese in giro ai familiari delle vittime, il fatto di burlarci di noi costantemente».

TRANFAGLIA ASSICURA L'IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI. «Non mancherà l’impegno delle istituzioni, in primo luogo di governo e magistratura - ha detto Tranfaglia - e dobbiamo avere fiducia che anche a distanza di anni si possa dare finalmente ai familiari, alla città di Bologna e alla nazione una verità più completa. L'auspicio è che questa fiducia e questa speranza - ha osservato in un passaggio del suo intervento - siano alimentate da un rinnovato e condiviso clima di collaborazione tra istituzioni e cittadini, che possa superare anche quegli elementi di incomprensione che hanno accompagnato negli anni questa vicenda, e, in particolare, le celebrazioni commemorative».

IL SINDACO: "LA CITTA' RACCOLTA VALE PIU' DELLE POLEMICHE". «E' trentuno anni che la città si raccoglie e questo è il fatto più importante al di là di ogni polemica». Così, prima dell’avvio del corteo (partito da Piazza Maggiore) diretto alla stazione di Bologna per la commemorazione della strage del 2 agosto 1980, il sindaco della città emiliana, Virginio Merola, ha salutato le istituzioni e i familiari delle vittime a palazzo d’Accursio. La partecipazione dei bolognesi, ha concluso, «è un fatto fondamentale per la democrazia della città e del nostro Paese».

 

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  • francesco brundo

    03 Agosto @ 05.48

    le stragi sono stragi, chiunque le abbia fatte, il problema è solo a sinistra che riconosce i terroristi altrui e non i propri. Vogliamo la verità da qualsiasi parte venga. La sinistra non vuole la verità, avrebbe troppi cadaveri nell'armadio da nascondere.

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  • CLAUDIO

    02 Agosto @ 23.41

    UNA VERGOGNA INCANCELLABILE DELLA STORIA ITALIANA CLAUDIO LIBERO OPINIONISTA KINSHASA CONGO

    Rispondi

  • Nicola Martini

    02 Agosto @ 20.32

    E' grave la mancanza del rappresentante governativo alle commemorazioni della strage del 2 agosto 1980. A mio modesto avviso, l'autorevolezza di un Esecutivo traspare anche da questi comportamenti. Infatti, ritengo sia troppo comodo presentarsi solo dove si riescono ad ottenere applausi compiacenti ed evitare i luoghi dove si rischia di essere contestati, sopratutto quando non si è riusciti a fornire risposte a domande legittime da parte di familiari delle vittime e della cittadinanza tutta nel suo complesso. In quegli anni la Nazione ha vissuto momenti terribili e a distanza di decenni la verità sui c.d. "anni di piombo" è ancora frammentaria. Non è questo il luogo per fare analisi storiche di un periodo così complesso della nostra storia recente, quantomeno per ragioni di spazio. Mi sento, però, di rilevare come in poche occasioni si sia cercato di fare reale chiarezza su quel periodo così funesto. La liturgia istituzionale delle commemorazioni e le poche trasmissioni stantie non sono sufficienti a metabolizzare una fase storico-politica così travagliata, senza che venga fatta luce a distanza di diversi decenni. Con la riforma delle normative riguardanti il Segreto di Stato operata dal Governo Prodi si iniziò a sperare in qualche possibile progresso. La crisi di quell'Esecutivo, purtroppo, ha lasciato la riforma incompiuta per anni in quanto, se non erro, non erano ancora stati emanati i Decreti attuativi. Ad ogni modo, a tutt'oggi, i cittadini attendono ancora risposte che tardano a venire. Risposte che, a mio parere, sono necessarie non solo per rendere giustizia a chi non è più, ma anche per capire ed analizzare l'attuale realtà della democrazia italiana, strettamente correlata al periodo 1969-1984. Sempre a mio modesto avviso il "nodo gordiano" che necessariamente dovrà essere dipanato per capire il sistema democratico italiano sono i 55 giorni tra il 16 marzo ed il 9 maggio 1978. Sino al giorno in cui si farà chiarezza le proteste della società civile saranno più che legittime.

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  • francesco brundo

    02 Agosto @ 19.44

    le istituzioni fanno solo bella figura a tacere, in questi anni di silenzio NON hanno fatto bella figura. Non aprono i dossier riservati delle stragi, troppi democristiani equamente spartii, nei due schieramenti non uscirebbero puliti !

    Rispondi

  • Valerio

    02 Agosto @ 14.15

    un cordoglio alle famiglie, che dopo tanti anni hanno ancora da sperare che giustizia sia fatta. @Frusta: per me è colpa di Berlusconi, ha tramato ancora prima, proprio per poter salire oggi al governo. Ma sai almeno distinguere la mano destra da quella sinistra o devi chiedere al partito?

    Rispondi

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